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Archivi giornalieri: 16 febbraio 2017

Scultrice francese lancia – davvero? – una sua scultura sulla luna. Le testimonianze, i filmati

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Vero lancio? La scultrice francese Anilore Banon, con la collaborazione tecnica di un'azienda ingegneristica e aerospaziale e di un'agenzia spaziale per il lancio-installazione, ha realizzato un bozzetto della scultura, Vitae, che sarà, secondo la stampa francese e il sito della scultrice, inviato sulla luna. L'impresa segna la data del 18 febbraio 2017. L'opera ha la forma di un bozzolo o di un fiore, un croco. Essa si apre la notte e si chiude durante il giorno, quando la luna non è visibile. L'opera definitiva, di dimensioni maggiori, dovrebbe persino essere visibile dalla terra, durante la notte, attraverso un telescopio. "Vitae è una scultura che respira - è scritto sul sito di Anilore Banon - Migliaia di impronte digitali appaiono sulla sua superficie. Come noi abbiamo posato le nostre mani sulle pareti delle grotte, così rifacciamo il gesto su Vitae che porterà i segni delle nostre dita sulla luna". Il bozzetto - 1,5 chili e 1 metro e mezzo di diametro - approfitterà del passaggio del cargo Spacex Dragon e sarà depositato sulla faccia della luna visibile dalla terra.

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Un professore canadese: “Ho trovato l’unico filmato in cui appare Proust”. Il video, il fermo-immagine

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Magro, il volto affilato, gli abiti "casual", rispetto all'etichetta del tempo, una bombetta in testa. Così appare un giovane uomo, che molto probabilmente è Proust, in un film conservato negli Archives du Centre national du cinéma, a Parigi. Sarebbe la prima immagine in movimento del grande scrittore. La scoperta è di un docente universitario canadese. Il filmato fu girato al matrimonio di Elaine Greffulhe all'uscita della chiesa. Elaine era la figlia della contessa Greffulhe (modello principale della Oriane Guermantes nel romanzo Alla ricerca del tempo perduto) e di Armand de Guiche, che era un amico di Proust

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Clarissa Baldassarri, le scatole della giovane finalista del Premio Nocivelli

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L'artista: "L'opera "Modificare per Unificare" nasconde, dietro le vesti di una forma geometrica primordiale, bianca e semplice, uno schema geometrico complesso che aspira ad integrare la molteplicità del numero con l'armonia dell'unità, dove il collegamento con l'armonia è più di una semplice analogia visiva. Il "collegamento" diviene il punto focale dell'opera; l'unione e la dipendenza tra ciò che risiede nel Principio e ciò che è manifestato alla Fine. Penso infatti che il disegno finito non è più importante del suo procedimento. Tutto ha un principio, uno schema di base, una traiettoria ben precisa".

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