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Frick collection, from Sèvres to Fifth Avenue

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di Stefano Maria Baratti

L’espressione “arti minori”, che in Italia ha impropriamente relegato il ruolo delle arti decorative a quello di altarini domestici, risale alla disputa sul primato delle arti di età rinascimentale, in un contesto che attribuiva all’opera dell’artista un valore intellettuale e di gran lunga superiore a quello artigianale (o di operatività meccanica), di norma coinvolto con il settore industriale. In un contesto di liberalizzazione del lavoro di pittori, scultori e architetti, derivò pertanto una discriminante classificazione delle arti  che ebbe – nei confronti delle arts décoratifs  – un’atteggiamento quasi esecratorio, malgrado la diffusione capillare di ceramiche e porcellane che nell’ambito della cultura settecentesca fomentò una compiuta rivalutazione del ruolo delle cosiddette “arti minori”.

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Ma fu solo nell’Inghilterra vittoriana che si cominciò a usare l’espressione  di “arte applicata” (applied art, con il suo equivalente tedesco di Kunstgewerbe), come nuovo concetto di ornamento e trait d’union  teso ad ottemperare due esigenze, quelle di creatività artistica e di prodotto industriale.   

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Ad avvalorare il complesso dibattito sulle arti applicate in relazione con le diverse espressioni (arti decorative, arti industriali, artigianato artistico), utilizzate per indicare oggetti d’uso e di arredamento nel corso dei secoli, la Frick Collection di New York (1 East 70th Street), presenta la mostra  From Sèvres to Fifth Avenue, (fino al 29 Aprile 2016), esclusivamente dedicata  ad una delle più celebri manifatture di porcellana in Europa con sede a Sèvres, in Francia, fondata nel 1740  a Vincennes per volontà di Luigi XV e Madame de Pompadour.

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La mostra, organizzata da Charlotte Vignon (curatrice delle Arti Decorative),  nella grande Fragonard Room – sede della serie dipinta da Jean-Honoré Fragonard con il Progresso dell’Amore –  riunisce una serie preziosa di modelli di porcellana tenera chiamata “vecchio Sèvres”, unitamente a quelli di porcellana dura che, dopo la scoperta del caolino di S. Yrieix (Limosino), vennero rapidamente diffusi in tutta Europa grazie al materiale brillante che si prestava bene all’esecuzione dei disegni e dei modellini in terracotta degli artisti dell’epoca, come soprattutto quelli dello scultore Étienne Maurice Falconet (1756-1767).  Nel corso degli anni, per il suo prestigio, la manifattura Sèvres, continuerà ad attirare  alcuni fra i più famosi ceramisti, fra cui si ricordano François Boucher, Giovanni Claudio Ciambellano (detto Duplessis padre), Louis-Simon Boizot, Alexandre-Théodore Brongniart e Charles Percier.

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La sala Fragonard, arredata con mobili francesi del Settecento, offre al pubblico una nuova prospettiva volta ad esplorare il ruolo delle porcellane di  Sèvres nell’ottica evolutiva dalla Francia del Settecento alla Gilded Age (l’età dorata) americana, il periodo compreso tra il 1865 e il 1900, che  grazie allo straordinario progresso tecnologico ed economico trasformò gli Stati Uniti nella prima potenza mondiale.  La collezione delle porcellane fu allestita dal magnate dell’acciaio  Henry Clay Frick (1849–1919) durante gli ultimi tre anni della sua vita, e gran parte degli acquisti  ebbero luogo tra il 1916 e il 1918, inclusa la  splendida serie pot-pourri à vaisseau con due vasi à oreilles che Frick comprò per centomila dollari, una somma eccezionale per quei tempi.

frick 4Il museo, ubicato nella Henry Clay Frick House, ex residenza del magnate, progettata dall’architetto Thomas Hastings e costruita fra il 1913 ed 1914, ospita inoltre una serie di capolavori, tra I quali quelli di Hans Holbein, El Greco, Tiziano, Bellini, Costable, Ruisdael, Corot, Rembrandt, Velàzquez e Piero della Francesca.

 

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