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12 milioni di euro per Mao firmato da Warhol. Perchè quel prezzo per una serigrafia ritoccata

a mao copertina

Andy Warhol
1928 – 1987
MAO
signed on the reverse
acrylic and silkscreen ink on canvas
127 by 106.6 cm; 50 by 42 in.
executed in 1973

E’ una serigrafa integrata da interventi pittorici. Realizzata con un clichè di seta e ricavata da una fotografia tratta dal Libretto rosso, poi virata nei colori. Poi, questo sì, ottimamente integrata con il pennello intinto nell’acrilico. Se riguardasse un altro autore potremmo dire: serigrafia ritoccata a mano. Qui, invece, siamo di fronte a un ribaltamento della storia e dell’economia dell’arte. Non è il mezzo che conta. Anzi, il mezzo deve essere più rapido possibile; un insulto alla sofferenza della ricerca negli artisti europei di quegli anni. La via rapida dell’America. Conta il fine: produrre un’arte capitalista, che dia denaro e consensi. Il feticismo nei confronti di Warhol, uomo dei miti universali del XX secolo, frantuma anche l’idea del pezzo unico o dei multipli, portando le realizzazioni del grafico statunitense a livelli stratosferici. Così Mao, rappresentato in un quadro con base serigrafica realizzato nel 1973 da Andy Warhol, è volato a Hong Kong, il 2 aprile 2017, a 12,7 milioni di dollari (circa 11,9 milioni di euro). La vendita, presentata da Sotheby’s come la prima “significativa” asta di arte occidentale contemporanea a Hong Kong, ha colto nel segno perchè ha agito in in modo dirompente nell’immaginario collettivo dei miliardari cinesi. In fondo, questa immagine, oltre ad essere un assegno circolare esigibile con rapidità, unisce due miti che si presentano saldati nel capitalismo cinese. Gli Stati Uniti – come modello – e le radici novecentesche cinesi. Mao più Warhol significano Hong Kong e la nuova Cina.  Sono circa 200 le opere “maoiste”, realizzate in multiplo o in multiplo integrato da interventi pittorici, dall’artista statunitense tra il 1972 e il 1973. L’artista anticipò e poi colse la storica visita del presidente americano Richard Nixon in Cina, nel 1972.Già nel 1971 aveva capito che Mao era pronto a diventare un’icona anche per il mondo capitalista; e che questo processo di stereotipia avrebbe annullato ed esorcizzato le emanazioni comuniste del grande traghettatore. Del resto aveva centrato i propri interventi su tutto quanto passa dalla cronaca al mito. Egli si rivolgeva soprattutto ai milioni di occidentali che facevano del libretto rosso il proprio vangelo. Mao venne dotato di una luce che espandeva dal volto per diventare aureola e conformare il dipinto alla rappresentazione dei santi nella cultura iconografica cristiana.

 


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