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Achille Glisenti, il rigoroso



Come ricorda Luigi Capretti, Achille Glisenti (1848-1906) “rinunciò a continuare l’attività industriale di famiglia per costruirsi una robusta formazione accademica, che gli consentì poi una brillante carriera professionale, gratificata da riconoscimenti in Italia e all’estero e anche dai risultati economici”.

Il dipinto che presentiamo qui in fotografia prima e dopo l’intervento di restauro conservativo appartiene alla tipologia pittorica dell’autore riconducibile agli anni Settanta dell’Ottocento, ed è esposto alla mostra a lui dedicata aperta nella sede dell’Aab fino al 9 gennaio 2008, e curata dallo stesso Capretti con Francesco De Leonardis.

L’opera, eseguita ad olio su tela di importante dimensione (cm 97,5×70,5), rappresenta l’interno di un castello trentino, parzialmente diroccato ma ancora ricco del fasto architettonico di un tempo: in primo piano spicca una figura maschile che lavora con un falcetto. La qualità dell’impianto compositivo, caratterizzato da una forte resa luministica, manifesta le indubbie qualità del quadro, che giungeva in laboratorio in uno stato di conservazione visibilmente compromesso. Il dipinto era già stato interessato da un parziale restauro, in realtà piuttosto maldestro, accompagnato da alcuni ritocchi ad olio stesi a spatola a guisa di stuccatura. La tela di supporto si presentava “stanca” ed allentata, marcando sulla superficie le tracce del telaio sottostante. L’opera mostrava inoltre uno spiccato appesantimento chiaroscurale causato da un denso strato di sporco superficiale fortemente coeso, associato ad una vernice protettiva ormai alterata che impediva la regolare lettura della qualità pittorica. Il restauro conservativo è consistito principalmente nella rimozione dei due diversi strati. Si è dato inizio alla pulitura adottando un solvente acquoso addizionato con un tensioattivo associato a trietanolammina a bassa percentuale (2%), con il quale sono stati imbevuti tamponcini di cotone finalizzati alla raccolta dei sedimenti. In seguito, dopo aver ripassato il quadro con White Spirit, si è proceduto alla rimozione della vernice ossidata con l’ausilio di un solvente idoneo e mirato, vista la presenza di velature particolarmente delicate. I precedenti interventi pittorici sono stati rimossi e reintegrati con nuovi ritocchi effettuati a tempera ed a vernice ad imitazione dell’originale. Il restauro si è concluso con la stesura di un film protettivo di vernice (cicloesanone) mediante nebulizzazione. Una breve conclusione dedicata alle modalità esecutive delle opere dell’artista: giacché Glisenti non si discosta molto dalla tradizione, la tecnica è principalmente l’olio; la preparazione dei supporti è di solito impeccabile quanto la realizzazione dei dipinti, basati sempre su un disegno preliminare.

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