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Alberi ed anime. Alda Merini, le piante e la pittura


Un’opera di Enzo Maio.

Un’opera di Enzo Maio

24 opere uniche di Enzo Maio, 20 poesie di Alda Merini – molte delle quali inedite – e 20 fotografie e tecniche miste di Giuliano Grittini dedicate alla poetessa. L’evento – organizzato dal Comune in collaborazione con “La Spirale 2000” di Milano e la Galleria Palmieri di Busto Arsizio – si prefigge di sottolineare il percorso creativo dei singoli autori, fino ad arrivare al loro incontro, coronato dalla realizzazione di un volume d’arte dal titolo “Boschi senza parole”. I tre artisti hanno condotto una ricerca di confine, un’indagine sull’uomo e l’umanità, a partire da un’immagine-guida, da un simbolo: l’albero, appunto. Che a tale scopo viene estrapolato dal suo contesto naturalistico per diventare individuo, “essere”. Il tema, che ricorre spesso nella produzione di Alda Merini, esprime la sofferenza esistenziale della poetessa: gli alberi hanno un’anima, esattamente come gli individui, poiché con essi condividono l’origine nella notte della Creazione. Tale fratellanza si manifesta in un comune aspetto scheletrico, sperduto ed immobile.

Ma, come i secchi rami di una pianta possono germogliare in fronde, la paura dell’abbandono si compensa con la propensione alla gioia e con il forte bisogno d’amore. Un sentimento dirompente, tradotto in pittura da Enzo Maio che, ispirandosi a paesaggi naturali, stempera e mischia i colori. La luce, che penetra nei suoi quadri permeandone gli elementi, è ricca di significati e ci permette di intravedere un barlume di risposta ai misteri della vita. Come scrive Enrico Giustacchini: “Non vi è mai stata tanta vita come in questi alberi morti. Il travaglio creativo di Maio ne conduce i plastici volumi verso modellature imprevedibili, verso pulsanti raffigurazioni zoomorfe. Si va – in tale ruggente bestiario – dall’intuizione di piantanimali bizzarri e fantastici, all’insinuarsi di tracce di presenze archetipiche, discese lungo i viottoli tortuosi dell’inconscio dalle vette altissime di remote età dell’oro, ad inchiavardare entro le molecole lignee del ceppo i geni del Minotauro e dell’Araba Fenice. Succede così che il soggetto di questa ultima produzione di Enzo Maio provochi in chi la guarda un richiamo magnetico, una sotterranea meraviglia”. Giuliano Grittini ritrae Alda Merini, riuscendo a percepirne l’anima, oltre al gesto e al volto. Egli coglie l’essenza del reale e la immobilizza in una serie di fotogrammi, fermando il flusso del tempo e conferendole una patina di immortalità.

Una delle fotografie  che Giuliano Grittini ha dedicato ad Alda Merini

Una delle fotografie che Giuliano Grittini ha dedicato ad Alda Merini

“Grittini, artista colto, e nutrito dalle grandi intuizioni della pittura del Novecento” osserva Giustacchini “non ignora qui la lezione compositiva di certi maestri dell’Informale. Né ignora le potenzialità, in senso espressionistico, di una sapiente, emotiva – ancorché vincolata a rigide norme strutturali – scansione e disarticolazione in piani dello spazio, e per conseguenza di quanto lo spazio contiene, ossia il visibile. Ne deriva così che i ritratti di Alda Merini portino con sé una sorta di straziante retaggio di incertitudine, di non appartenenza, o meglio, di appartenenza ad una dimensione remota e ineffabile”. Il catalogo contiene testi critici di Enrico Giustacchini, Carlo Franza, Alda Merini e Roberto Vecchioni.


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