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Alessio Righi – Uno, nessuno centomila: personaggi in giocosa ricerca d’identità

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Stile Arte intervista Alessio Righi, la cui opera fotografica ha vinto il secondo premio del Nocivelli 2014, sezione fotografia. L’intervento del giovane fotografo-artista e preceduta da una nota analitica del critico d’arte Mangili, componente della giuria.

Alessio Righi

Alessio Righi

A prima vista, si può pensare che l’immagine a colori di Alessio Righi non sia l’immediato referto digitale del “vero”, ma la manipolazione al computer di almeno due riprese. In realtà, lo scatto è unico e l’effetto spaesante della figura è dovuto al trucco più semplice: in sala di posa, l’interprete si è vestito al contrario. Così, per cominciare, l’autore ostenta un contenimento del ricorso tecnologico a tutta esaltazione dell’intelligenza ironica. Dopodiché, è chiaro che all’operazione sottende un pensiero da classificarsi in chiave “concettuale”.Ossia, da valutarsi nella logica di quella fortunata categoria espressiva radicata nella seconda metà del secolo scorso e tuttora in fase di rigenerazione, di ricerca di piste alternative nell’applicazione. È invece da subito evidente che l’”invenzione” scaturisce nell’ambito professionale della fotografia asservita alla moda. Un indossatore ventenne si erge frontale alla ribalta dell’inquadratura, in abbigliamento ibrido tra l’elegante bancario e il casual da sabato sera; gli fa da aureola (o, meglio, da ruota di pavone), su un fondo senza prospettiva, un disco di tessuto bicromo e a decoro etnico (un ombrellino asiatico aperto?). L’elemento risolutivo del senso è dato, dunque, dalla testa dell’autore-personaggio-manichino, che appare completamente girata sul collo, a mostrare la sana capigliatura con il suo mulinello. Un escamotage inteso a negare i dati più sensibili dell’identità. La lettura auspicata dall’artista funziona così: il fruitore, ponendosi di fronte al busto stampato in misura al vero, si concentra, facilitato dal campo pressoché neutro della nuca a pelo scuro, a cogliere il proprio viso riflesso dallo stesso vetro che ha per primo scopo, sancito dall’uso antico, la protezione e la messa in pregio dell’”opera” di carta, per sua natura particolarmente deperibile.

Il riguardante si troverà magnificato come i modelli proposti dall’industria, dal fashion business basato sull’esigenza indotta dell’apparire. La magistralità impaginativa e cromatica del fotografo, alla fine, è volta a conferire valenza estetica a una denuncia del sistema di mercato che, come egli stesso ha voluto precisare, ci induce a “mostrare ciò che indossiamo come se fossimo delle vetrine ambulanti, senza curarci di chi siamo realmente e del perché indossiamo ciò che indossiamo”.

Renzo Mangili


ALESSIO RIGHI – HIDDEN SELFPORTRAIT

righi vincitrice
L’ opera da me realizzata e presentata al Premio Nocivelli,”Hidden Self Portrait” nasce da una critica nei riguardi dell’ormai classica fotografia di moda, nella quale la modella acquista con il tempo, molta più importanza del vestito stesso che dovrebbe risultare l’unico protagonista principale. Nascondendo il mio volto ho voluto rendere l’ immagine universale senza quindi avere un modello identificabile. Realizzando quest’immagine e incorniciandola ho reso la sua universalità totale creando così un gioco illusorio nel quale lo spettatore diventa protagonista dell’opera, specchiandosi all’ interno del vetro e del fondale scuro creato dei miei capelli. L’immagine non presenta post-produzione, nonostante l’illusione ottica dovuta anche alla scelta dal pattern sullo sfondo. Personalmente penso che la parte più interessante della realizzazione dell’opera sia stata la performance che comprende la creazione del set stesso. Durante lo svolgimento, ho fatto attenzione alla cura del vestiario da indossare al contrario, ho scelto tutti gli elementi necessari secondo una logica cromatica e simbolica, affinché la mia persona risultasse il centro di questo piccolo mondo, e solo alla fine del mio percorso l’immagine è stata realizzata. In seguito, ho continuato il progetto con altre immagini, sfruttandolo anche in ambito universitario.

Opera fotografica di Alessio Righi

Opera fotografica di Alessio Righi

Mi chiamo Alessio Righi, ho 23 anni e sono nato a Trento. Da due anni vivo a Brescia e attualmente sono iscritto al terzo anno al dipartimento di fotografia presso la Libera Accademia di Belle Arti (LABA) di Brescia. La mia passione per la fotografia è iniziata molto presto, da quando, durante una vacanza di circa dieci anni fa, ho immortalato una parte del Nou Camp di Barcellona. Da allora il mio orientamento stilistico ed espressivo ha subito svariati cambiamenti ed ė tutt’ora in continuo sviluppo, infatti sono ancora alla ricerca di uno stile personale che con il passare del tempo possa riuscire a caratterizzarmi nel miglior modo possibile. Posso affermare che l’università ė riuscita ad aprirmi le porte del mondo dell’arte, un mondo a cui mi interesso ogni giorno di più, e che per molti è ancora purtroppo semi-sconosciuto.

Opera fotografica di Alessio Righi

Opera fotografica di Alessio Righi

Nonostante io abbia ancora moltissimo da imparare, sento di aver avuto e di avere tutt’ora la possibilità di sperimentare in ogni campo e di conoscere stili e sguardi differenti tra di loro che con le loro peculiarità hanno piano piano modificato il modo che ho di pormi nei riguardi della fotografia stessa. Ultimamente mi sto interessando molto al design d’interni e alla ritrattistica, anche se facendo da assistente presso uno studio fotografico sto scoprendo la fotografia pubblicitaria, un campo verso il quale provo altrettanta attrazione.

Opera fotografica di Alessio Righi

Opera fotografica di Alessio Righi

Come detto prime le influenze che maggiormente incidono sulla mia produzione fotografica sono vaste e talvolta completamente diverse tra di loro. Studiando l’arte classica, sono stato colpito dai ritratti di Antonello da Messina, sia per il suo preciso uso delle cromie che per l’attento e particolare studio della luce di cui sono intrinsechi i suoi ritratti. A livello fotografico sono sempre stato affascinato dalla rigorosità della scuola tedesca della Kunstakademie Düsseldorf, quindi dagli studi dei Becher e in seguito dai lati più artistici come Andreas Gursky, Thomas Strutt, Candida Höfer, Thomas Strutt.

Opera fotografica di Alessio Righi

Opera fotografica di Alessio Righi

Allo stesso tempo però, mi sono appassionato all’utilizzo del colore e dalle forme del celebre Franco Fontana, e in contrapposizione, sono attratto anche dall’arte orientale. Nel cinema alcuni tra i miei registi preferiti sono Wes Anderson, Gaspar Noè , Quentin Tarantino, Stanley Kubrick e David Lynch. 4.

INDIRIZZI E CONTATTI Alessio Righi 3407374431
alessiorighi@hotmail.it
http://a-lessior-ighi.tumblr.com

 

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