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Alfred Kubin, quel mondo di cadaveri cresciuto dopo la morte di mia madre. Il video


Gli innumerevoli cadaveri e morti che popolano la mia opera sono anch’essi figli di questo giorno triste”. Il giorno al quale Alfred Kubin (1877-1959), pittore, grafico e scrittore austriaco, fa riferimento è quello della scomparsa della madre, morta per tubercolosi quando Kubin aveva solamente dieci anni. Tutt’altro che casualmente è quindi possibile constatare che tutta la produzione dell’artista sia stata dominata e perseguitata da personaggi femminili potenti e soprattutto mortali, spesso rappresentati con le sembianze di grandi ed inquietanti ragni. Questo per simboleggiare il legame inscindibile che ogni essere ha con la propria Madre, la creatura onnipotente. Così forte da spingere il pittore austriaco a tentare il suicidio sparandosi proprio sulla tomba di colei che gli aveva donato la vita.

Non stupisce ricordare che le ricerche del pittore austriaco, sempre pervase da un’idea di ineluttabile sofferenza, coincidano con l’avvio di quelle di Freud nel mondo dell’inconscio. E neppure scoprire che Kubin era un fervido lettore di Schopenhauer, filosofo che impregnò non soltanto i suoi disegni ma anche tutta la sua percezione del mondo. E’ indubbio che la sua ampia e feconda produzione, non solo pittorica ma anche letteraria, abbia lasciato una straordinaria testimonianza sulla prima metà del secolo da poco conclusosi. Dalle sue opere emerge incessantemente la sofferenza dell’uomo, che egli cerca di rappresentare attraverso disegni dominati da toni neri, nei quali l’umanità è sottomessa da forze superiori che solitamente sono rappresentate, in modo particolarmente emblematico, come giganti. Tra coloro che maggiormente influenzarono Kubin troneggiano le figure di Bruegel, Redon, Klee, Goya, Ensor e Munch, mentre, nonostante alcune similitudini, non ha mai fatto parte integralmente del movimento espressionista.

 



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