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Alfred Sisley – Fedele alla linea, differenze con gli altri impressionisti

 “Stile” ha intervistato Ann Dumas, della Royal Academy di Londra, tra i massimi esperti mondiali di Impressionismo

Sisley, a partire dall’affermazione di Pissarro che indicò in lui il “vero impressionista”, è riconosciuto fra i membri del gruppo originario come il più fedele ai princìpi in base ai quali il movimento era nato. Proviamo a tracciare un profilo stilistico di questo pittore.

Nello stile di Sisley si osserva tutta l’immediatezza di un autentico impressionista. Egli rimase sempre fedele al desiderio degli Impressionisti di rendere la pittura la più luminosa possibile. Per ottenere questo effetto, dipingeva su tele preparate con basi di colore chiaro. Come tutti i suoi colleghi, utilizzava colori luminosi, che stendeva con pennellate rapide e staccate; ciò serviva per catturare l’immediatezza di una scena e gli effetti momentanei prodotti dalla luce del sole sul paesaggio. Tuttavia, mentre molti di loro – Cézanne, Gauguin, Monet e Pissarro – intorno alla fine degli anni Ottanta del XIX secolo si discostarono da questo modo di affrontare l’opera, Sisley continuò a lavorare così. Certamente, egli modificò negli anni il proprio stile personale, ma essenzialmente restò sempre ancorato ai princìpi fondamentali dell’Impressionismo.
La letteratura critica relativa ad Alfred Sisley è piuttosto scarsa, soprattutto se paragonata a quella dedicata a gran parte dei suoi colleghi impressionisti. Bisogna attendere il “Catalogue raisonné”, pubblicato da François Daulte nel 1959, per trovare la prima iniziativa importante rivolta a colmare questo vuoto. A cosa si deve lo scarso successo che caratterizzò la sua vicenda artistica?
Nell’arco della sua vita, Sisley non ottenne mai il successo che arrise alla maggior parte dei colleghi, in particolare a Monet e Degas. Non è semplice individuare il perché di tutto questo. Probabilmente lo stile, la limitatezza dei soggetti, il carattere introverso e sensibile della pittura impedirono ai suoi lavori di attrarre l’attenzione come avvenne con altri maestri che seppero ostentare maggiore vigore espressivo. Nell’opera di Monet, per esempio, si è osservato il fascino su di lui esercitato da paesaggi “drammatici”, come mari in tempesta e scogliere scabre e scoscese; e anche altri soggetti più modesti, come i covoni di fieno, hanno una valenza vagamente drammatica. I paesaggi di Cézanne hanno una peculiare imponenza; la sensualità di Renoir lo rese sempre molto popolare. Invece le vedute di Sisley, così delicate, mancavano evidentemente dell’appeal necessario. Durante la sua vita, alcuni critici giunsero addirittura a declassarlo al semplice ruolo di imitatore degli altri impressionisti, negandogli l’originalità dello stile.
Nel 1857, da Parigi, Sisley fu mandato in Inghilterra, paese d’origine della famiglia, per imparare il mestiere del padre. La scarsa attitudine per gli affari del giovane fu però compensata dall’importanza di quel viaggio per la sua futura carriera artistica…
Desiderio del padre era che Alfred seguisse le sue orme come commerciante di beni di lusso a Parigi, ma il giovane dimostrò da subito di avere poco fiuto per gli affari. Tuttavia, il suo soggiorno a Londra non fu affatto una perdita di tempo, ma ebbe una funzione estremamente positiva per tutto ciò che egli vi apprese riguardo all’arte. Sisley, possiamo facilmente intuire, dovette trascorrere molto tempo nelle sale della National Gallery, che già a metà del XIX secolo possedeva una considerevole collezione. Fu assai colpito dall’opera di alcuni maestri del Settecento, come Gainsborough, e da quella dei pittori della Scuola di Norwich, guidata da John Crome, che aveva una particolare predisposizione per il paesaggio. Anche Turner, genio della luce e del colore, dovette lasciare un’impronta sul giovane Sisley. Tuttavia, fu Constable colui che lo influenzò in modo più consistente e duraturo. Il nostro simpatizzò subito con la sensibilità di Constable verso i soggetti più umili, “salici, vecchi e decadenti argini, pali limacciosi o muri decadenti”, come lui annotava, e per la qualità esplicitamente emozionale dei suoi quadri. “Dipingere non è che un altro modo di sentire” aveva scritto Constable, insuperabile nel fermare sulla tela i grandi cieli dell’Inghilterra dell’est, del Suffolk, dove viveva e lavorava. E nel modo di cogliere questi cieli, non come semplici sfondi, ma come elementi fortemente compositivi, in termini di atmosfera, cromatismo, luminosità, movimento, Sisley si rivelò suo splendido erede. I cieli luminosi sono diventati il tratto distintivo dei dipinti di Sisley, e il suo principale mezzo d’espressione delle emozioni.


Di ritorno nella capitale francese, intorno al 1860, Sisley inaugura una delle fasi più produttive e serene, intraprendendo il suo vero e proprio apprendistato artistico accanto ad importanti figure di riferimento. Possiamo sintetizzare la rete di incontri che segnò questo periodo, da un punto di vista sia professionale che umano?
Tornato a Parigi, Sisley frequentò i corsi informali d’arte di Marc Charles Gabriel Gleyre, un pittore accademico di soggetti storici, di origine svizzera. Per i futuri impressionisti, era uno soltanto l’aspetto rimarchevole del suo insegnamento: egli incoraggiava gli schizzi en plein air, suggerendo agli studenti di pre-miscelare i colori sulla tavolozza per consentire un più rapido lavoro d’esecuzione all’aperto. Più significativi delle lezioni di Gleyre, comunque, furono i legami di amicizia che Sisley strinse durante quei corsi. Sia Renoir che Manet e Bazille (ucciso durante la guerra franco-prussiana del 1870) divennero suoi buoni amici. I primi due lo condussero presto con loro in escursioni a piedi alla Foresta di Fontainebleau, per sperimentare lo stretto rapporto con il paesaggio e la tecnica dell’en plein air con la quale l’Impressionismo si sarebbe imposto negli anni immediatamente successivi. Questa fu una fase particolarmente felice della vita di Sisley. Egli era membro del gruppo che si riuniva con regolarità nello studio di Bazille in Rue Condamine, ed era assai apprezzato per il suo grande senso dell’umorismo, i suoi scherzi, il suo amore per la musica e per le donne. Fu all’incirca in questo periodo che conobbe la modella Marie-Louise-Adelaide-Eugènie Lescouezec, che sarebbe stata la sua compagna di vita nei successivi trent’anni.

I paesaggi che Sisley dipinge all’epoca rivelano un pittore già in possesso di uno stile sicuro e di una notevole abilità tecnica. L’appoggio economico del padre gli consente di dedicarsi fruttuosamente all’arte. Ma ad un certo punto qualcosa cambia…
All’inizio della carriera Sisley non aveva necessità di guadagnare per vivere, e poté dedicarsi completamente alla pittura. Il padre era ricco e, sebbene non si sappia molto di lui, pare che sia stato felice di appoggiare la vocazione del figlio. Tuttavia, verso la fine degli anni Sessanta questa comoda situazione volse al termine. Sembra infatti che Sisley sia stato ad un certo punto diseredato dalla famiglia, a causa della relazione irregolare con la Lescouezec, che gli aveva dato due figli. Le cose peggiorarono ulteriormente nel 1870 quando, a causa della guerra franco-prussiana, l’attività del padre fallì. Il periodo di grandi ristrettezze a cui i francesi andarono incontro portò con sé il crollo degli acquisti dei beni di lusso commerciati da William Sisley, la cui vita subì un triste declino: morì povero e ammalato, forse pazzo, nel 1879. Da questo momento Alfred si trovò spesso a dover chiedere denaro in prestito agli amici, tra cui Monet.
Negli anni Settanta si osserva un mutamento radicale del suo stile. Insieme a Renoir, Monet e Pissarro, egli andava sviluppando un modo di dipingere completamente nuovo. Possiamo spiegare in che modo Sisley approcciasse, dal punto di vista tecnico, il quadro?
Nei primi anni Settanta, soprattutto dopo il 1872, quando si stabilì nella cittadina di Loveciennes, si osserva un marcato sviluppo nello stile di Sisley. Egli abbandona i toni abbastanza scuri dei verdi e dei marroni che caratterizzavano il suo lavoro degli anni Sessanta e mostra chiaramente un legame con alcuni artisti della Scuola di Barbizon, come Millet e Rousseau. Contemporaneamente a Monet, Pissarro e Renoir, egli inizia ad applicare colori freschi e brillanti con brevi, rapide pennellate staccate, sulle tele grezze o solo sbiancate: ciò che è la quintessenza della tecnica impressionista. Egli continua a lavorare in tal modo durante tutti gli anni Settanta. Raggiunge poi una particolare scioltezza e libertà espressiva nei lavori prodotti a Hampton Court nel 1874 ed un’autentica maestria di intenti nella grande serie dei dipinti delle rive della Senna a Port-Marly del 1876.
Per concludere, è possibile tracciare un sorta di “mappa geografica” attraverso i luoghi che ebbero maggiore importanza nel percorso creativo di Sisley?
Più di ogni altro impressionista Sisley era dotato di un forte senso del “posto”. I luoghi in cui abitò, entro una limitata area geografica lungo la Senna, davvero influenzarono lo sviluppo della sua arte. Così si può certamente pensare alla carriera di Sisley anche in termini di luoghi, oltre che di tempi e date. Durante gli anni Settanta egli lavorò in piccoli villaggi abbastanza vicini a Parigi: Bougival, Loveciennes, Sevre, Marly-le-Roy, Port-Marly. Intorno al 1880 si spinse più lontano dalla capitale, nella medievale città di Moret-sur-Loing, arricchita da un ponte arcuato e da una bella chiesa. “Ho trovato la mia terra” dichiarò in quell’occasione. Nei successivi vent’anni, fino alla morte, avvenuta nel 1899 – fatta eccezione per una breve visita nel Galles, nel 1897 -, egli dipinse sempre vedute della città e della campagna circostante lungo il fiume Loing e alla confluenza del Loing con la Senna a Saint-Mammès. Con la sicurezza del luogo prescelto, una grande serenità compenetra il lavoro di Sisley. /stile arte. 01.02.2002

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