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Il teschio degli Ambasciatori. Perchè quel quadro? Com’era collocato?

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Uno dei quadri più celebri nei quali appaia una proiezione anamorfica è il dipinto di Hans Holbein intitolato “Gli ambasciatori” (1533). Il disco fortemente scorciato che appare obliquamente, in sospensione sul pavimento, è, come ben sappiamo, la raffigurazione di un teschio.

I due personaggi, ritratti a grandezza naturale, sono Jean de Dinteville, signore di Polisy (1509-1542) e George de Selve (1509-1542). Gli oggetti accumulati sullo scaffale al quale i due appoggiano il braccio risultano evidenti rappresentazioni dell’impegno intellettuale e artistico finalizzato alla conoscenza. Ma per quanto tutto il quadro sia segno di una tensione estrema nei confronti del sapere-potere – e dei piaceri ad esso connessi -, l’ambizione umana si deve arrendere di fronte al mistero della morte, che non appare immediatamente evidente, ma che richiede uno sforzo di chiaroveggenza, in base al quale ogni vanità sarà ricollocata nella giusta dimensione.Tutto così. O anche il contrario?

Hans Holbein, “Gli ambasciatori”, 1533

Hans Holbein, “Gli ambasciatori”, 1533

Hans Holbein, Gli ambasciatori. Il “fantasma” in primo piano, forma all’apparenza indecifrabile, se analizzato dalla giusta posizione, e cioè avvicinandosi sul lato sinistro per osservare da una prospettiva fortemente obliqua, diventa un teschio di straordinario realismo

Hans Holbein, Gli ambasciatori.
Il “fantasma” in primo piano, forma all’apparenza indecifrabile, se analizzato dalla giusta posizione, e cioè avvicinandosi sul lato sinistro per osservare da una prospettiva fortemente obliqua, diventa un teschio di straordinario realismo


“Nel castello di Polisy (…) – annota Baltrusaitis – esso fu senza dubbio collocato da Dinteville in una grande sala, di fronte a una porta e vicino ad un’altra, ciascuna di esse in corrispondenza con uno dei due punti di vista. (…) Il primo atto comincia quando il visitatore entra dalla porta principale e vede davanti a sé, a una certa distanza, i due signori che si stagliano sullo sfondo, come su un palcoscenico. (…) Un punto solo li turba: lo strano oggetto che vede ai piedi dei due personaggi. Avanza per vedere le cose più da vicino: il carattere fisico, quasi materiale, della visione, aumenta quando si avvicina, ma quell’oggetto singolare rimane assolutamente indecifrabile. Sconcertato, il visitatore esce dalla porta di destra, la sola aperta, ed eccoci al secondo atto. Quando sta per inoltrarsi nella sala attigua, gira la testa per dare un ultimo sguardo al dipinto, e in quel momento capisce tutto: per l’improvvisa contrazione visiva la scena scompare e viene fuori la figura nascosta. Dove, prima, tutto era splendore mondano, ora vede il teschio. I due personaggi, con il loro apparato scientifico, svaniscono, e al loro posto nasce dal nulla il segno del Nulla. Fine della rappresentazione”.

Si tratterebbe però di comprendere,considerato il fatto che l’opera era collocata in una sala privata con funzioni pubbliche, quanto jl dipinto, oltre a stupire l’ospite, lanciasse nei suoi confronti un messaggio con il quale si intedeva incutere un senso di precarietà. L’apparizione prodigiosa del teschio, sospeso davati agli “ambasciatori” indica pure la loro potenza. Non è tanto simbolo di vanitas. Essi possono suscitare lo spirito della morte, con il loro potere, con la loro scienza e con la conoscenza di regole magiche. Probabilmente questo effetto era stato studiato per creare inquietudine e senso di inferiorità nell’interlocutore, in attesa di incontrare il padrone del castello. Un’arma psicologica.

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