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Andrea Camilleri e il giallo-verità dei Renoir scomparsi


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Ne Il cielo rubato, romanzo di Andrea Camilleri (editore Skira),  il creatore del commissario Montalbano costruisce un avvincente giallo che prende spunto da fatti storici, relativi al viaggio in Sicilia di Pierre-Auguste Renoir. Nello scritto che segue, pubblicato da Stile per gentile concessione dell’editore, Camilleri spiega come e su quali basi il libro è stato concepito.

di Andrea Camilleri

L’idea di questo libro mi venne suggerita da Eileen Romano la quale un giorno, non casualmente credo, mi raccontò un piccolo mistero riguardante Pierre-Auguste Renoir.

Mi spiegò che dalla biografia del pittore, scritta dal figlio Jean (il regista de La grande illusione e di altri capolavori cinematografici), risulta che il padre compì un viaggio a Girgenti, oggi Agrigento, in data imprecisata, insieme alla moglie Aline. Dopo qualche giorno, perdette, o gli rubarono, il portafogli. Allora immediatamente scrisse a Durand-Ruel, suo mercante e amico, per farsi inviare del denaro. Nell’attesa, la coppia fu generosamente ospitata in casa di un contadino che era stato ingaggiato come guida. Quando i soldi arrivarono, e Renoir voleva pagare l’ospitalità, il contadino e sua moglie si offesero. Allora Aline si levò dal collo una catenella e la diede alla contadina. Si lasciarono tra abbracci e lacrime. Questo è quanto scrive il figlio Jean.

Sennonché, mi fece notare Eileen, non esiste nessun riscontro a questo racconto. Prima di tutto, i biografi del pittore non registrano il viaggio. Non solo, ma dato che la vita di Renoir è stata ricostruita si può dire giorno dopo giorno, non esisterebbe un periodo di tempo scoperto in cui collocarlo. Inoltre non c’è traccia della lettera di richiesta di denaro che il pittore avrebbe scritto da Girgenti a Durand-Ruel nell’epistolario raccolto e pubblicato in due volumi. Terzo riscontro mancante, non esiste nessun dipinto che abbia come oggetto Girgenti, il suo paesaggio, i suoi templi. Eppure di tutti i luoghi italiani, da Venezia alla Calabria, in cui egli è stato ha lasciato testimonianza nelle sue tele.

Allora? Un’invenzione? Uno sfaglio di memoria di Jean nel riportare una vicenda raccontatagli sì da suo padre ma accaduta in un’altra parte dell’Italia meridionale durante uno dei viaggi documentati?

Confesso che le parole di Eileen m’intrigarono molto. La pregai di mandarmi un po’ di materiale su Renoir. E dopo qualche tempo ricevetti due voluminosi pacchi di libri e di ritagli, dovuti alla cortesia di Roberta D’Adda.

Per un mese, mi dedicai ad un’attenta indagine su Renoir, vita e opere. Fu più che altro una full immersion, come in altra occasione avevo fatto per Caravaggio. Mi ero ripromesso che se trovavo una spiegazione possibile, accettabile, ci avrei scritto su un libro.

Dalle biografie risulta che Renoir venne in Sicilia una sola volta. Si trovava a Capri con Aline, non ancora sposata, e una lettera del fratello l’avvertì che Wagner era a Palermo e che quella sarebbe stata una buona occasione per fargli un ritratto. Pierre-Auguste era assai meno wagneriano del fratello e si mosse da Capri a malincuore, erano giorni d’intensa passione per Aline. Lasciata la compagna a Napoli, arrivò a Palermo, andò a visitare Monreale e il giorno seguente incontrò Wagner all’Hotel des Palmes. Gli fece il ritratto in trentacinque minuti e quindi se ne tornò di corsa dalla sua Aline.

Pierre-Auguste Renoir, Ritratto di Wagner, 1882

Pierre-Auguste Renoir, Ritratto di Wagner, 1882

Impossibile ipotizzare che avesse voglia di prolungare il viaggio in Sicilia con un soggiorno a Girgenti. Ma un giorno mi capitò di scoprire una maglia larga nella rete.

Nel 1882, per curarsi i postumi di una polmonite, Renoir va ad Algeri. Non sappiamo se Aline sia partita con lui o l’abbia raggiunto in seguito. Il proposito di Renoir è quello di restarci quindici giorni, invece si trattiene ben sei settimane.

Pierre-Auguste Renoir, Il Jardin d’essai di Algeri, 1881 (1882?)

Pierre-Auguste Renoir, Il Jardin d’essai di Algeri, 1881 (1882?)

 


Mi sono allora domandato: chi ci dice che il pittore sia sempre rimasto ad Algeri tutto questo tempo? Nell’ultima (si badi bene, ultima) lettera da Algeri a Durand-Ruel, datata 4 aprile, egli fissa il giorno della partenza per il rientro in Francia: il 14 dello stesso mese. Cioè ben oltre i quindici giorni previsti.

Allora feci una supposizione: e se Renoir e Aline da Algeri si fossero imbarcati per Girgenti? Era possibile?

Mi documentai. Era possibile. Nel 1882 il transito portuale di Porto Empedocle, distante meno di sei chilometri da Girgenti, e a quindici ore circa di navigazione da Algeri, era stato di oltre settecento velieri, di cui non meno di trecento da e verso i porti di Algeri e Tunisi. Molti di questi velieri erano anche in grado di imbarcare qualche passeggero. Quindi era abbastanza plausibile che il pittore e Aline fossero partiti lo stesso giorno 4, fermandosi a Girgenti fino al 14 per ritornarsene poi in Francia.

Ma come mai nell’epistolario di Durand-Ruel non esisteva nessuna lettera da Girgenti con richiesta di denaro?

Trovai la risposta. Nella lettera del 4 aprile appena citata, Renoir prega il suo mercante di mandare duemila franchi al fratello al quale egli li richiederà non appena ne avrà bisogno. Quindi Renoir, rimasto a Girgenti senza soldi, non scrive a Durand-Ruel, bensì a suo fratello che sa essere già in possesso della somma.

Lettera di Renoir scritta da Palermo nel 1882

Lettera di Renoir scritta da Palermo nel 1882

 

Ma dovetti arrestarmi di fronte all’ultimo interrogativo: come mai non è rimasta una sola testimonianza pittorica del soggiorno girgentano di Renoir? Non seppi trovare una spiegazione. O meglio, spiegazioni me ne vennero tante, ma non ebbi modo di supportarle con un minimo di plausibilità, così come avevo fatto per la data del viaggio e per la mancanza della lettera da Girgenti.

Ma tutto a un tratto capii che quello sarebbe stato il tema conduttore del romanzo: come e perché le tele girgentane di Renoir fossero andate perdute. Se fino a quel momento la mia ricerca si era concentrata sulle pezze d’appoggio vere e reali per il mio racconto, ora potevo cominciare a lavorare di fantasia.

Pierre-Auguste Renoir (attribuito), Cristo e la Samaritana, dipinto parietale, Capistrano (Vibo Valentia), chiesa madre

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