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Antichi amuleti – I diversi significati delle gemme romane che agivano contro il Male

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fortuna foto unica

di Francesca Roman

Fin dagli arbori delle civiltà sono esistite credenze e pratiche occulte volte a scacciare demoni e fantasmi, ritenuti i responsabili di maledizioni e malattie. Tra i metodi adottati per proteggersi, quello relativo alla fabbricazione di amuleti e portafortuna risulta curioso ed affascinante, anche da un punto di vista artistico ed iconografico. Le “gemme magiche” comprendono una variegata categoria di intagli in pietre semipreziose, scelte in base alla loro presunta capacità di contrasto degli influssi negativi. Nell’età classica, uno dei soggetti ricorrenti era Tyche, la dea alata della Fortuna, che presiedeva alla prosperità della città. Di solito veniva raffigurata stante – meno spesso seduta -, con cornucopia e timone, oppure con delle spighe. Nell’intaglio in corniola, proveniente da Ercolano (1), la Tyche panneggiata è girata di tre quarti, con la cornucopia appoggiata al braccio destro mentre il sinistro regge il timone. Oltre alle divinità dell’Olimpo, pure alcuni animali erano considerati di buon auspicio, come ad esempio lo scorpione. Secondo il mito, il gigante Orione, dopo aver tentato di abusare di Diana, era stato ucciso da uno scorpione che la dea gli aveva mandato. Nell’intaglio in diaspro, anch’esso ad Ercolano (2), l’aracnide, visto dall’alto, è riprodotto con efficace resa naturalistica. La commistione tra magia e religiosità persiste in epoca giudaico-cristiana, come testimoniano le gemme di contenuto biblico, collocabili tra il III e il IV secolo. Uno dei personaggi che vi compaiono con più frequenza è Salomone. Egli infatti era considerato un mago e un esorcista, e in tale ruolo appare effigiato su talismani e porta fortuna.


La gemma in corniola con invocazione al Dio supremo (3) presenta una serie di formule esoteriche, e cita il celebre “Sigillo” (più noto in verità come “Stella di David”), lo strumento che avrebbe consentito a Salomone di dominare i demoni. Si diceva che egli l’avesse utilizzato per chiamarli a sé, far costruire il tempio di Gerusalemme, e poi allontanarli. Il re d’Israele ricorre anche nella gemma in ematite (4), in cui è raffigurato a cavallo mentre sta uccidendo con la lancia una donna nuda a terra, probabilmente un demone femminile. Così fede e superstizione si fondono e si confondono al limite umano della paura.

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