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Apollo e Dafne – Da Ovidio a Bernini il grande inseguimento erotico

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dafne

Il mito di Apollo e Dafne fu utilizzato, nel campo del simbolismo artistico per rappresentare la purezza della donna, che fugge al desiderio sessuale maschile. La storia è ripreso dalle Metamorfosi di Ovidio, un libro che fu una grande miniera durante il Rinascimento, il Barocco e il Neoclassicismo. La vicenda del giovane uomo e della donna che corrono nudi,inseguendosi, al di là della facciata permeata di moralismo, nasconde il pretesto per cantare, dipingere, scolpire la bellezza di corpi giovani che corrono fino ad accoppiarsi. Qui però il mito non prevede la consumazione dell’atto sessuale, anche se la concitazione – che diviene ansia erotica, gioco, danza – lo lasciano ampiamente prevedere. Tutto nasce dall’orgoglioso Apollo che, secondo Ovidio, si vantava di saper usare le frecce e l’arco come nessuno era in grado di fare. Sottovalutava il piccolo Cupido che era in grado di colpire uomini e donne, facendoli uscir di senno. E così avvenne. La freccia di Cupido colpì Apollo, che perse ogni ambizione di caccia e ogni equilibrio – di cui era impassibile interprete – per inseguire una ninfa del bosco, la bellissima Dafne, che aveva consacrato la sua vita a Diana-Artemide, decidendo di restare vergine. Ecco allora Apollo focoso che corre nel bosco per ghermirla, mentre lei fugge; ma per quanto la falcata della giovane donna sia ampia e veloce, il maschio la raggiunge e sta per abbracciarla, quando lei, che ha indirizzato una preghiera al proprio padre, Peneo, inizia a trasformarsi in un una pianta di alloro, che da quel momento diverrà albero sacro del dio. Una delle più note e splendide opere d’arte dedicate a questo soggetto è il gruppo scultoreo che Gian Lorenzo Bernini eseguì tra il 1622 e il 1625, collocato nella Galleria Borghese a Roma.

apololo e dafne

Maffeo Barberini aveva scritto un distico affinchè fosse esposto sul basamento della scultura.
“Il piacere dietro il quale corriamo o non si raggiunge mai o, se si raggiunge, mostra di avere un gusto amaro”
Ma l’iscrizione apposta recita: “Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia formae fronde manus implet baccas seu carpit amaras”. “Chi, amando, insegue le gioie della bellezza fugace riempie la mano di fronde e coglie bacche amare”. Bernini, grande maestro del barocco, aveva concepito il gruppo con un colpo di scena tearale. Chi fosse entrato nella sala avrebbe visto prima Apollo, poi il bel corpo di Dafne e successivamente gli arti di quest’ultima che si trasformavano sinistramente in una pianta

UN VIDEO POETICO DEDICATO AL MITO DI APOLLO E DAFNE

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