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Arman e il Nouveau Réalisme, così un’automobile si accoppia con un frigorifero

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Arman – 17 novembre 1928, Francia – 22 ottobre 2005, New York -, pittore e scultore francese naturalizzato americano è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori artisti della seconda metà del XX secolo e uno dei protagonisti del gruppo del Nouveau Réalisme francese, parallelo al movimento della Pop Art americana nato negli Stati Uniti negli anni Sessanta. Alla base della sua concezione artistica vi sono le Accumulazioni, i cui soggetti sono costituiti da oggetti di uso quotidiano. Tutto, in fondo parte da Duchamp, con l’esposizione del suo orinatoio, ma in Arman il linguaggio scultoreo diventa gioiosamente ironico, colorato e poetico, ricco di continui spostamenti semantici rispetto al consueto percorso di una quotidianità che, in noi tutti, è basata sul preconcetto. Egli osserva il mondo da un altro punto di vista, quello dello scarto nobilitato e degli accoppiamenti improbabili tra macchine, un grado di generare l’inutile poetico. Inutile solo per l’industria, non per chi ne legge la portata dell’ analisi antropologica. Mentre, generalmente il Pop estenuava un’immagine, reiterandola all’infinito, attrverso l’analisi industriale di ogni sua possibile variante. Arman resta molto europeo, nella ricerca, andando al di là ello schema di se stesso. Maniere e periodi scandiscono pertanto in modo incisivo la professione dell’artista tra il 1954 e il 2005, ottimamente documentati a Palazzo Cipolla (5 maggio 23 luglio 2017) dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo in collaborazione con Marisa Del Re, la Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee e con il supporto tecnico di Civita.
a arman

“Arman 1954-2005”, a cura di Germano Celant, consiste in un’ampia retrospettiva sul lavoro dell’artista francese naturalizzato americano, con circa settanta opere dagli esordi negli anni cinquanta ai primi anni del duemila.
Il percorso à rebours negli spazi di Palazzo Cipolla punta a ricostruire la ricca poetica che Arman ha attuato nel corso di cinquant’anni di attività, lavorando intensamente sia per serie sia con opere singole alla costruzione di un corpus articolato tra pittura e scultura, assemblage e ready-made, senza dimenticare il disegno e l’azione.
L’elaborazione delle idee di raccolta e collezione è presente sia nei Cachets, in cui l’artista fa uso di obliterazioni con timbri a inchiostro misti a interventi pittorici, sia nelle Accumulations di oggetti e utensili. A opere delle serie Poubelles e Inclusions – sia in cemento sia in resina – sono affidate invece le riflessioni sul concetto di scarto o resto, anche nella sua forma archeologica.
Altrove, come nelle Colères o Rages degli anni sessanta, o nei recenti Sandwich Combo, della fine dei novanta, Arman esplora l’annullamento della funzionalità di un oggetto attraverso la sua scomposizione o distruzione. L’atto di rendere disfunzionale uno strumento d’uso può avvenire sia mediante la sua demolizione sia tramite interventi di ibridazione tra due soggetti – come un frigorifero e un carrello della spesa, Du Producteur au Consommateur, 1997, o un pianoforte e un letto a baldacchino, Eine Klein Nacht Musik, 2000.

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