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Arte e falso – I sistemi più usati per cambiare paternità ai dipinti dell’Ottocento

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Guardia alta con le opere dell’Ottocento e non solo con quelle. L’opera ottocentesca gode comunque di processi di falsificazione diffusi, specie se si riferisce ad autori periferici, magari oggetto di un collezionismo provinciale.  Il fenomeno del collezionismo provinciale, che si sta notevolmente attenuando a causa della globalizzazione e del crollo del mercato antiquario, ha prosperato fino agli anni della bolla finanziaria speculativa, portando autori locali – specie dell’Ottocento – a quotazioni elevatissime, entro perimetri territorialmente ristretti, coincidenti appunto, con le diverse province italiane. Varcato idealmente il confine tra un territorio e l’altro, i pittori, perdevano aura e quotazioni. Era una tradizione inveterata.

Ogni provincia aveva il proprio nucleo di artisti, che avevano cantato quel segmento d’Italia, in cui erano cresciuti; ed essendo, in massima parte, paesaggisti, offrivano scorci e vedute della città in cui risiedevano, quadri che risultavano importanti per i collezionisti per quel senso di condivisione e di appartenenza municipale che ha caratterizzato le nostre comunità, almeno fino all’esplosione delle tv e di internet che hanno letteralmente scardinato il sistema. Accreditatisi con vedute urbane, divenivano poi oggetto di collezione anche per altri soggetti, come alcune impressioni colte dal vero. Alcuni di questi pittori, per accrescere il proprio bagaglio tecnico, compivano un viaggio in Francia, in quanto ciò li avrebbe maggiormente accreditati, al ritorno.

Il sistema di contraffazione più utilizzato in questi ambiti è semplice, scarsamente rischioso e poteva offrire ampi margini di guadagno. Poichè ogni provincia aveva quei tre-quattro pittori che costituivano il genius-loci artistico e siccome la pittura ottocentesca, per attenzione ai valori cromatici e al segmento del presente, tra realismo e impressionismo, risulta una realtà stilisticamente più diffusa di quanto si possa ritenere, ci si poneva in viaggio verso la Francia-Paese gemello nel quale era possibile trovare dipinti che presentassero sorprendenti analogie con le opere del pittore italiano che deteneva, con pochi altri, la leadership del proprio segmento locale. La Francia permane un gigantesco magazzino ricco, sotto il profilo pittorico, di parallelismi e di analogie con l’Italia, specie se ci riferisce alla pittura ottocentesca. Presenta analoghi soggetti sentimentali di pittura di genere, analoghi paesaggi, analoghi studi – di derivazione fiamminga – del rapporto tra fiamma viva e oscurità che tanto piacevano ai nostri quadrisavoli. La pittura francese poi incise fortemente, per tutto il secolo, sull’arte italiane. E’ in questi campi che i contraffattori cercavano. La scoperta non richiedeva nè tempi lunghi né particolari sforzi se i cercatori partivano con un ventaglio di cinque o sei pittori dei quali trovare i lontani, sconosciuti gemelli.  I francesi hanno dipinto moltissimo in quel periodo. Sia professionisti che dilettanti di livello. Individuato pertanto un quadro di non ampie dimensioni – il quadro ampio svela con più facilità la maniera del pittore – che mostrasse convergenze stilistiche e cromatiche con l’autore provinciale italiano avveniva l’acquisto, per poche centinaia di euro.  A quel punto, poiché la tela e il soggetto erano d’epoca, era sufficiente ai contraffattori abradere la firma originale o, in molti casi, siccome non tutti i quadri erano firmati, far apporre da uno specialista della contraffazione, la firma dell’autore locale che, con l’expertise di un critico – non sempre conscio della truffa e comunque interessato al guadagno ricavabile da un parere attributivo -permetteva di vendere il quadro a decine di migliaia di euro, con un guadagno netto, in percentuale elevatissimo. Alcuni specialisti sono in grado di intervenire, apponendo la firma, senza che essa risulti rilevabile facilmente ai raggi della lampada di Wood, il semplice strumento diagnostico che consente di porre in luce ritocchi, restauri o appunto l’aggiunta della firma.


Nel caso di opere più ampie, ambiziose e costose, quadri di seconda o terza scelta – venduti dal mercato francese anche a poche decine di euro – venivano acquistati esclusivamente per la datazione consentita dal telaio e dalla tela. Quindi interamente ridipinti, mai giungendo ad una copia dell’opera del pittore italiano da imitare, ma a un nuovo dipinto che presentasse le caratteristiche stilistiche dell’autore e qualche novità iconografica o impaginativa, che consente, al falsario di essere più sciolto nell’azione e libero nei movimenti. Aspetto che aumenta la plausibilità del percorso attributivo. Certamente gli autori più colpiti sono quelli provinciali, i cui dipinti vengono collocati a prezzi non stratosferici e per i quali i collezionisti, per motivi economici di affezione, non dispongono indagini diagnostiche più accurate di quelle condotte con la lampada di Wood.

Anche in questi casi è bene richiedere per i dipinti una documentazione di provenienza che possibilmente attesti l’acquisto originario

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