Come si può accordare uno scapolare da terziaria francescana - dipinto nel suo bruno, dimesso colore - con le spalle nude, giovani e invitanti di questa donna, da poco colpita da un gravissimo lutto?
Siamo chiamati ad essere testimoni di un momento cruciale della vita dell’effigiata, perfettamente colto da Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534). E’ proprio l’individuazione di una sequenza di eventi ravvicinati, tutti presenti, contemporaneamente, sulla superficie dello stesso quadro, che consente di comprendere, nella totale coerenza degli indici simbolici, il significato articolato dell’intenso ritratto.
Gi studiosi, dopo un lungo percorso che ha consentito di giungere all’attribuzione dell’opera - confermata dalla presenza della scritta Antonius Laetus, latinizzazione del nome e del cognome dell’artista emiliano - hanno affrontato i misteriosi nodi del dipinto, anche se, a mio giudizio, manca ancora qualche elemento per completare il piano dei significati.
Partiamo da ciò che viene dato ormai per acquisito. Il nastrino nero che scende dall’orlo dell’abito indurrebbe a pensare a un segno di lutto, come il piatto di metallo, retto dalla donna con la destra, sobrio e raffinato manufatto sul quale, in caratteri greci è scritta la parola nepenthe, una sostanza di origine vegetale che esercita un’intensa azione calmante, attenuando il dolore. Il nepente rinvia, in ambito omerico - e quindi sotto il profilo della citazione colta - al prodotto che venne somministrato da Elena agli ospiti addolorati del banchetto.
Gli altri elementi simbolici già rilevati riguardano la presenza dello scapolare francescano, segno che la vedova decise di farsi terziaria. Ma resta, secondo quanto annota Michele Danieli, estensore della scheda del dipinto pubblicata nel catalogo Mantegna a Mantova (edito da Skira), un’obiezione di fondo: “Se proprio bisogna muovere un appunto contro l’opinione corrente - scrive lo studioso - bisogna dire che le sue vesti hanno poco di vedovile e di contrito, ed ella si presenta senza velo, con una ricca acconciatura, un copricapo alla moda (che avrà certo fatto pensare a Lotto), con le spalle scoperte e una generosa scollatura”.
Ciò che appare come un elemento fortemente incongruente - la compresenza, appunto di abiti mondani e religiosi - fa pensare, in realtà, a mio parere, che il Correggio abbia voluto rappresentare, in una somma di micro-sequenze simboliche, la storia della vedova.
Ora osserviamo il dipinto, avvolto dalla profonda malinconia di una giornata cupa, come suggerisce il brano paesaggistico alle spalle dell’effigiata. A sinistra della donna, lievemente acceso da una luce eloquente, ecco il tronco di un albero secco sul quale resta avvinta un’edera, anch’essa priva di vita.
L’edera è simbolo della fedeltà, soprattutto coniugata al femminile. Nel linguaggio delle piante essa significa dove mi attacco muoio ma anche nulla può staccarmi dall’albero sul quale sono cresciuta. Proprio per la peculiarità dell’essenza, che suggerisce l’eternità del vincolo d’amore, essa era utilizzata dagli antichi greci per ornare gli altari di imene durante i riti nuziali, sicché gli sposi se ne scambiavano un rametto come reciproca promessa di fedeltà. Ma dobbiamo, a questo punto chiederci perché l’edera sia rinsecchita sul tronco dell’albero morto. Essa simboleggia la morte figurata della moglie nel momento in cui compagno è defunto. Sempre alle spalle della vedova, Correggio ha però collocato un ampio cespuglio di alloro, la pianta sempreverde che, in questo caso - come del resto avviene dipinti di Bernardino Luini - allude all’eternità. Sommando i diversi elementi simbolici possiamo sostenere che la donna, nel momento fissato dal quadro, sta compiendo la scelta che la porterà dal dolore per la perdita del marito all’orizzonte spirituale della preghiera. Ha appena attinto al piatto di nepente, per attenuare il ricordo del dramma che si è da poco consumato. Ed ha scelto di diventare terziaria francescana, facendo voto di castità, appalesato dal cordone dotato di un singolo nodo, che è stato rappresentato da Correggio sotto il piatto. Ciò che avviene di stupefacente nel dipinto è la raffigurazione sequenziale di una metamorfosi nella quale, contemporaneamente, sono dipinti segmenti simbolici legati al passato, al presente e al futuro...