CAMBIA LA SOCIETA', MUTANO LE NUBI - SOCIETY CHANGE... CLOUDS CHANGES!
 
     
 

Immaginiamo che le potenze del vento, anziché affidate al mitico Eolo, siano gestite, a un certo punto della storia dell’umanità, da un pensiero: il pensiero del Romanticismo, tutto tempesta e impeto. L’uomo, per il Romanticismo, è un Prometeo, un ribelle che ha la capacità di rubare il fuoco agli Dei e di subire il supplizio che ne deriva: essere divorato, al fegato - sede inequivocabile della passioni - dall’aquila di Zeus. E’ la sfida titanica dell’umanità alla natura che tutto può annientare con la sua potenza. Non possiamo capire le nubi di Turner e di Constable se non passiamo attraverso la carta dei venti del pensiero romantico, in buona parte costituita da venti di nord, violenti e procellosi; in minima quota, come una quiete dopo la tempesta, sommossa lievemente da ponentini e zefiri, che contribuiscono a ricreare un senso di pace nel porto temporaneo del pittoresco.
La rappresentazioni delle nubi muta con il passare del tempo ed è generalmente plasmata dal pensiero filosofico imperante o comunque dalla visione condivisa della vita. Prendiamo, per non andare molto lontano sotto il profilo temporale, le nubi soavi, stabili, rosazzurre della pittura rococò, la cui natura rinvia al concetto di un’eterna primavera. O. sempre relativamente allo stesso periodo, i cieli di Tiepolo che risultano affollatissimi di formazioni nuvolose primaverili o del primo scorcio d’estate, le quali rintoccano acutamente come le note dei concerti di Vivaldi, contribuendo a risucchiare lo spettatore in un cielo verticalissimo, senza fine. Cumuli e nembi sono speculari all’ottimismo gaudioso di quegli anni.
Le nubi di Constable e Turner sono invece accelerate e tempestose, sfilacciate, cariche di tempesta o intrise dalla luce arcana del sole come in un’esplosione che annienti il visibile in un dorato pulviscolo. Risultano anch’esse parte di un apparato di natura simbolica. Tendono infatti ad essere immagine del pathos dell’uomo dell’Ottocento, che cerca di recuperare una dimensione spirituale - contro l’idea della materia che diviene e frana verso il nulla riconfigurato dal pensiero francese di matrice illuminista.
La mostra bresciana, al suo principio, intende ricordare due pittori assolutamente straordinari come Constable e Turner, unanimemente considerati come i più grandi paesaggisti inglesi del XIX secolo. Il primo ha costituito un precedente altissimo in modo particolare per Monet e per certe sue vedute dissolte, il secondo per gli artisti della Scuola di Barbizon che precedettero gli impressionisti.
John Constable (1776-1837) è stato uno dei più grandi paesaggisti inglesi, famoso per i suoi quadri che offrono una “rappresentazione pura e inalterata della natura”. La grandezza della sua visione è ben rappresentata in questa sezione, ricca di circa 20 opere, ed è evidente, su tutti, in capolavori come la Veduta di Salisbury e la Veduta di Hampstead Heath.
Le opere di Constable - dai più minuti appunti a penna o bozzetti a olio fino alle opere compiute - rivela la sua profonda conoscenza della natura. La sua velocità nel cogliere particolari atmosfere, così come luminose vedute, ha innestato nella stantia tradizione del paesaggio una nuova vivacità derivata dall’osservazione diretta della natura. Un metodo questo che gli ha permesso di studiare prima e di catturare poi le ricche mutazioni di luce e atmosfera. La sua arte è così divenuta nel tempo punto di riferimento in Europa per i pittori naturalisti del XIX secolo. Gli artisti francesi, e in particolare i protagonisti della Scuola di Barbizon, sono stati i primi ad avvertire la novità rivoluzionaria della sua opera.
Constable è stato un grande innovatore, pur mantenendo un profondo interesse per le opere dei grandi maestri del passato e concentrandosi in particolare sulla grande tradizione del paesaggismo di Lorrain e Ruisdael. Per tutto il tempo della sua vita egli continuò a studiare e a copiare le opere dei suoi predecessori, sempre raffrontando la loro interpretazione del mondo naturale con la sua esperienza di esso. Non è raro infatti poter leggere in alcuni dei suoi quadri più belli un adattamento della struttura compositiva di opere di altri maestri.
Constable ha sempre sostenuto che in un quadro il cielo rappresenta “l’organo principale del sentimento”. E i suoi paesaggi, così come i vari, mirabili Studi di nuvole, sono la traduzione migliore di questo suo personalissimo credo. Nei confronti di questo tema c’è quasi un’attenzione scientifica da parte dell’artista che ha molto spesso appuntato la data, la direzione del vento e le condizioni atmosferiche con le quali dipingeva.
Gli studi del cielo sono anche una magnifica testimonianza della meravigliosa gamma della sua tavolozza e dell’abilità nell’applicazione di un metodo che gli permetteva di prendere “appunti” all’aperto, catturando così i vari aspetti della natura e le mutazioni della luce. Egli infatti sosteneva che “il cielo è ‘la sorgente della luce’ in natura, e governa ogni cosa”.
Più tardi Constable ha iniziato a usare con ancor maggiore consapevolezza il tema del cielo tempestoso, quasi fosse un’espressione del suo più intimo sentire, in line, comunque con il pensiero romantico........

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STUDIO

Turner e Constable dimostrano che ogni epoca plasma pittoricamente le nuvole secondo la filosofia imperante. Un po’ come i vestiti. Il soffio tempestoso del Romanticismo su nembi e cumuli dei due inglesi

 
     
 
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