E’ difficile per l’umanità rispecchiarsi nel volto e nel corpo della scimmia. E ciò non solo dopo la diffusione del darwinismo che diede base scientifica a ciò che l’uomo - a livello di sospetto o di divertente gioco di specularità - aveva intuito da tempi immemori: la familiare contiguità tra le specie.
L’apparato simbolico che si riferisce all'animale più simile all’uomo è pertanto quanto mai sfaccettato, e le sue metamorfosi si perdono nella notte dei tempi. Nell'universo ambiguo ed equivoco dei simboli, al di là dell'asservimento ai modelli più noti del bestiario cristiano, si riscontrano contenuti e istanze differenti e in opposizione tra loro. Ciò, soprattutto, nel raffronto tra culture territorialmente distanti.
La scimmia, incarnazione della sfrenatezza sessuale per i cristiani e della fertilità per la cultura induista, è simbolo alchemico di trasformazioni e trasmutazioni, dialogo tra gli strati superiori ed inferiori della coscienza secondo dinamiche di congiungimento. Non può comunque sfuggire il fatto che, nella cultura occidentale, i primati sono stati generalmente intesi come forma arcaica di umanità, quindi uomini in potenza ma non in atto, in quanto privi di un’anima e pertanto preda dei desideri primari: la fame smodata e l’inclinazione a una sessualità senza regole apparenti. Per dirla con Freud: un nodo di pulsioni, la quintessenza dell’Es senza un Super Io in grado di mitigare e dirigere la violenza degli istinti.
Già nel mito greco, la scimmia è vista come un bandito di strada. E’ la forza primordiale e irrazionale che segue solo gli istinti primari. E’ Dioniso (reincarnazione dell'orfico Zagreo), simbolo della rinascita attraverso il dolore, nel quale rivive il mito del dio sbranato dai Titani e vendicato dal padre Zeus, che modellerà gli uomini con le ceneri dei cannibali.
La cultura cinese la osserva da un punto di vista contrario, attribuendole addirittura qualità legate all'iniziazione, onorandone intelligenza e furbizia. E per la tradizione tibetana - che la inquadra anche come un bodhisattva, cioè un essere che cerca l'illuminazione, aiutando gli altri esseri senzienti grazie all'esperienza della suprema conoscenza - è simbolo della coscienza sensibile, seppur dominata dall’incostanza. Al contrario in Giappone - Paese che vede, come noi, l’immagine di questo animale come un piccolo, selvaggio e diabolico uomo in nuce - l'usanza vuole che, durante la cerimonia del matrimonio, non si debba pronunciare la parola scimmia perché farebbe fuggire la sposa...
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