IL REBUS DEL COGNOME DIPINTO
 
  di Alessandra Troncana  
     
 

”Certo che, se oscura è la vita, luminosa è invece la sua arte. E questa arte il Moroni trasfuse ed eternò nelle sue magnifiche opere che sono ora, specialmente quelle firmate e datate, come punti luminosi che brillano nell’oscurità della notte e che irradiano maggior o minor luce sulle vicende dell’artista a seconda delle notizie storiche che si sono potute raccogliere intorno alle sue opere”.
Così scriveva, a proposito di Giovan Battista Moroni, Davide Cugini, evidenziando in primo luogo come, nonostante le recenti scoperte documentarie, molti aspetti della vita dell’artista, a cominciare dal luogo e dalla data di nascita, restino ignoti.
Diverse carte dimostrano che la sua formazione si svolse a Brescia, nella bottega del Moretto; egli fu principalmente ritrattista, e ricevette commissioni soprattutto dalla nobiltà di ispirazione spagnoleggiante e neo-feudale, tra cui si annoverano personaggi di spicco nel panorama politico come i nipoti del vescovo di Trento, Ludovico e Gian Federico Madruzzo, e il duca di Albuquerque, futuro governatore di Milano. Nei ritratti, particolarmente intensi ed attenti alla verità effettiva della fisionomia, per indicare il nome dell’effigiato egli utilizzò metodi diversi, non ultima l’allegoria del nome...

... puoi richiedere l'articolo completo allo 030/2774231 oppure a redazione@stilearte.it ...

 
 
 
 

STUDIO

di Alessandra Troncana

Moroni nei ritratti utilizzò diverse tipologie per indicare il nome degli effigiati: dal fuoco dei Suardo alle imprese araldiche, partendo dalla tradizionale e realistica lettera intestata

 
     
 
Invialo ad un amico
 
 
 
 
   
 
<< torna