LO STUDIO
Nell’ampio libro ideale dedicato alla valenza simbolica delle piante in ambito iconografico, un capitolo a parte è rappresentato dal cosiddetto albero alchemico. Esso, nei dipinti o nelle illustrazioni librarie, si configura come un’essenza vegetale di ragguardevoli dimensioni, simile, per certi aspetti, alla quercia.
Larga chioma, fusto slanciato, radici evidenti che corrono sulla terra come le vene sulle mani di un anziano.
In alcuni casi - come quello che ora qui presentiamo - l’artista o il miniaturista collocano una scala appoggiata al tronco, sulla quale viene rappresentato un uomo intento alla raccolta di frutti. Elemento magico è il volo di uno stormo di volatili dalle ampie ali. A terra due figure umane che rappresentano i filosofi. “L’albero - scrive Michela Pereira nel libro Arcana Sapienza. L’alchimia dalle origini a Jung, edito da Carocci - riveste un ruolo fondamentale (nell’ambito del simbolismo alchemico, ndr) perché sullo sfondo archetipico del legame fra terra (radici) e cielo (chioma) si innestano il tema di trasformazione della materia (il tronco e i rami, la circolazione della linfa) e quello del prodotto perfetto (il fiore e il frutto). Il legame di ordine mitico e operativo di quest’immagine con Ermete è ben illustrato da un testo islamico in cui il dio dichiara: ‘Io ho un posto per voi nel lato occidentale del tempio, un albero i cui rami sono di smeraldo verde e le foglie d’oro; chi lo scioglie con la soluzione dei saggi consegue ciò che essi conseguirono”’.
L’albero alchemico ha pertanto una doppia valenza: da un lato rappresenta il legame tra microcosmo - la terra - e macrocosmo - il cielo -, tra materia - ancora la terra - e la sostanza spirituale - il cielo - e configura, al tempo stesso, sotto il profilo produttivo, la trasformazione delle sostanze, attraverso processi di purificazione e sublimazione, nella loro quintessenza.
Ora dobbiamo chiederci il motivo per il quale fossero utilizzate immagini di questo tipo. Esse rappresentavano in buona parte gli elementi illustrativi di trattati d’alchimia. La Scienza regia - termini con i quali viene definita la pratica alchemica - prescriveva comunque ai maestri di alludere senza indicare. L’integrazione tra gli elementi di conoscenza contenuti nel testo - a loro volta velati - e il piano simbolico delle immagini, avrebbe dovuto consentire all’iniziato di accedere ai piani superiori della conoscenza.
Nella miniatura che qui presentiamo, la scala rappresenta appunto questo elemento di salita, il passaggio ad un livello superiore.
Ora dobbiamo chiederci come sia possibile distinguere un dipinto di valenza ermetico-alchemica da un’opera di taglio narrativo o descrittivo. Il primo indicatore è la natura surreale dell’immagine. L’opera ermetica presenta un rapporto tra i simboli e i personaggi che configura immediatamente una relazione innaturale tra i diversi lemmi del quadro. L’effetto, per intenderci, è quello delle figure dei rebus, nei quali i personaggi e gli elementi del paesaggio non appaiono secondo legami improntati alla necessità, al rapporto causa-effetto, ma secondo una rappresentazione all’apparenza dettata dalla più bislacca casualità. Le atmosfere sono sempre interrogative...
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