ATTENTI ALLA PERNICE SULL'USCIO - THE ICONOLOGICAL INTERPRETATION OF PARTRIDGE
 
     
 

 “Come una pernice che cova uova da lei non deposte è chi accumula ricchezze, ma senza giustizia. A metà dei suoi giorni dovrà lasciarle e alla fine diverrà uno stolto”. Così scrive Gerolamo, Padre della Chiesa, avvalorando la connotazione negativa attribuita alla pernice, emblema del guadagno illecito. Secondo la tradizione, infatti, l’uccello era solito rubare le uova degli altri volatili e covarle.
Ciò nonostante i piccoli, una volta venuti alla luce, si ricongiungevano ai genitori naturali; punita per la frode commessa, la pernice rimaneva senza più nulla, come gli stolti.
Tale comportamento era stato sottolineato dai bestiari medievali, i quali avevano collegato il gallinaceo all’immagine di Satana, che tenta di sottrarre i figli del Signore attraendoli a sé con lusinghe, ma inutilmente, poiché questi vengono richiamati alla fede dalle parole di Cristo.
Successivamente, la pernice, simbolo di Afrodite, della fecondità e dell’amore presso la cultura greca, divenne attributo dell’allegoria della Lussuria, a sottolineare l’incontenibile follia amorosa di cui cade preda: nella Naturalis Historia, Plinio il Vecchio racconta che i maschi, spinti da irrefrenabile desiderio, rompono le uova affinché le femmine non siano occupate a covarle e siano disposte a nuovi accoppiamenti.
L’uccello compare in maniera ricorrente nell’iconografia di san Gerolamo, insieme al leone, compagno inseparabile del Santo. Bellini si cimentò svariate volte con il soggetto: risale forse al 1482 il San Gerolamo nel deserto, in cui l’artista ritrae il Padre della Chiesa a piedi nudi, con indosso una semplice tunica, immerso nella lettura della Bibbia, che aveva tradotto dal greco al latino. Il volto ha un’espressione attenta e concentrata, la fronte è corrugata, nell’atteggiamento proprio di un carattere forte e risoluto.
Davanti al santo, accucciato nell’ombra della caverna, c’è il leone, descritto con fedeltà zoologica; in secondo piano, sulla sommità di un ramoscello, sta la pernice, dalle piume variopinte. Come per dire che l’agguato mortale, per l’anima umana, non viene tanto dal re della foresta, quando da un volatile, all’apparenza inoffensivo. Ciò invita il cristiano a vigilare, a cercare al di là della cortina dell’apparenza.
L’interpretazione iconografica del San Gerolamo nello studio, tavola realizzata da Antonello da Messina nel 1474, preziosa come una miniatura, si configura in un fotogramma di natura umanistica: il santo non è un eremita in penitenza - come vorrebbe la tradizione iconografica, basata sulle fonti tradizionali -, bensì uno studioso sommerso dai libri con l’immancabile leone collocato in secondo piano, nei corridoi di casa. La scena è respinta all’indietro dall’arco ribassato, in stile gotico-catalano, che la incornicia, così da oggettivare lo spazio nel momento stesso in cui lo allontana e lo distingue dallo spettatore.
L’ambiente, maestoso e solenne, sembra quello di una chiesa, con tanto di abside e navate laterali. Straordinaria l’articolazione spaziale che si svolge intorno e al di fuori dell’abitacolo ligneo dello studio, attorniato da spazi più ampi che rivestono il ruolo di quinte scenografiche e, al tempo stesso, sembrano slegate dalla scena centrale, non intrattenendo un rapporto logico con essa, ma isolandola in una dimensione irreale, quasi onirica. Tuttavia quella profondità che si dischiude alla semioscurità di una rigorosa visione prospettica conduce l’occhio lontano, portando lo spettatore ad osservare la strada di cielo che conduce all’assoluto.
Il gioco luminoso, di qualità fiamminga, contribuisce all’effetto unitario, poiché i raggi di luce coincidono con quelli prospettici; convergendo nel busto e nelle mani del santo, ne fanno il nucleo della composizione e gli conferiscono un’imponenza ben più pregnante di quella dimensionale...

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STUDIO

di Alessandra Troncana

Il gallinaceo fu utilizzato in pittura come simbolo  di lussuria, avarizia e morte. Solo il pavone di Cristo riesce a cancellarne gli effetti negativi. La presenza dei due animali in Antonello, Bellini, Bruegel e Botticelli. E qualche piccolo mistero

 
     
 
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