Nero e compatto, le lunghe mandibole che s’aprono a dismisura rispetto alla grandezza del corpo, uno sguardo laterale e truce che si rivela incapace di osservare direttamente la vittima, il cervo volante venne spesso raffigurato come l’insetto antitetico al piano del bene.
La sua forma, che nella parte anteriore e nell’articolazione delle zampe mostra un infinito numero di angoli acuti, rinvia alla morfologia dei piccoli demoni volatili - dei quali ci siamo occupati in un numero precedente di Stile - che, a partire dall’epoca ellenistica, nel corso della quale avevano la semplice funzione di rappresentare l’anima, entrarono in dipinti, frammisti al respiro agonizzante dei reprobi moribondi e degli indemoniati, o stazionanti, con le nere, pullulanti inquietudini dei loro corpi luridi, nelle città invase dal maligno (come avviene nel celeberrimo affresco di Giotto dedicato alla cacciata del demonio dalla città di Arezzo, grazie alla benedizione impartita da san Francesco).
Fu pertanto per una sostanziale questione di analogia morfologica con la raffigurazione medievale delle creature sataniche e per il nero ferrigno della dura livrea che il maschio di questo coleottero - il quale dispone, a differenza della femmina, di ampie e inquietanti mandibole - fu osservato con grande preoccupazione negli anni in cui la nera presenza del Maligno pareva così diffusa da inquinare ogni porzione del mondo...
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