Abbiamo intervistato Filippo Minelli, una delle voci più interessanti della Street art italiana. Minelli è tra i protagonisti del progetto itinerante, curato da Vittorio Sgarbi, Street art Italy meets the World, un’iniziativa che prevede una serie mirata di esposizioni nelle quali gli autori di casa nostra si confrontano con i più quotati nomi del panorama internazionale. Nei prossimi numeri Stile proseguirà gli incontri con i principali artisti di questo variegato arcipelago.
Per cominciare, vuoi darci la tua definizione di Street art?
La Street art è nata come evoluzione di quello che veniva comunemente definito “graffitismo”. A un certo punto alcuni writer, persone dotate di una sensibilità particolare, che avevano trovato il loro spazio espressivo nel graffitismo duro e puro (anche con tutto quanto di negativo questo poteva comportare, specie l’azione in un ambito di illegalità), hanno maturato l’esigenza di evolvere il proprio stile di comunicazione, di sostituire il desiderio di puro appagamento estetico con qualcosa di più profondo e meditato.
La Street art dunque nasce come una questione creativa più personale e più ragionata, che, pur avendo sicuramente le sue solide basi in ciò che è stato (e continua ad essere) il graffitismo, sceglie una via di comunicazione diversa, meno legata al fattore puramente estetico, ma finalizzata piuttosto all’espressione di concetti. Proprio come avviene nell’arte contemporanea… E a dire il vero, oggi come oggi esiste una certa confusione: è piuttosto riduttivo infatti cercare di dare una definizione univoca di Street art, viste le numerose declinazioni che esistono al suo interno, legate alle singole personalità...
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