La tela raffigurante Danae (olio su tela, 161x 93 cmi) oggi alla Galleria Borghese di Roma fa parte delle opere dell'estrema attività del Correggio, compiuta insieme ad altri tre dipinti raffiguranti gli Amori di Giove (Ganimede, Io e Leda) su commissione di Federico Gonzaga di Mantova, il quale intendeva farne dono a Carlo V. Le peripezie che portarono l'opera prima nelle mani del milanese Leone Leoni (forse per tramite del segretario spagnolo Antonio Perez) e quindi, dopo vari passaggi, a Cristina di Svezia, poi, come ultimo proprietario, a Camillo Borghese che l'acquistò a Parigi, sono note alla critica (per questo si rimanda al recente volume di Eugenio Riccòmini, Correggio, Milano 2005), che del dipinto ha sempre ammirato la delicatezza e la morbidezza dell'esecuzione.
Il fascino dell'opera, tuttavia, risiede per molta parte nella sapienza compositiva che nasconde una faticosa approssimazione verso un complesso sistema di proporzioni armoniche che governano l'insieme e che, intrecciandosi e precisandosi, portano all'amalgama perfetta dei gesti, delle pose e delle sensazioni.
Le consonanze
musicali
in architettura
e pittura
Esiste uno stretto rapporto, a partire dal Quattrocento, tra armonia musicale e armonia delle costruzioni. Di questa necessità armonica si faceva interprete nel suo De re aedificatoria Leon Battista Alberti che, nel libro IX, parlava di coincidenza tra gli intervalli gradevoli all'orecchio (l'ottava, la quinta e la quarta) e l'architettura: poiché la produzione del suono gradevole dipendeva dalla lunghezza della corda che lo produceva (nel caso, la divisione di questa in 2, in 3 e in 4), era possibile sostenere che la distanza proporzionale delle strutture potesse stare alla base dell'euritmia dell'intero edificio. “Gli artisti rinascimentali non intendevano tradurre la musica in architettura, ma, negli intervalli armonici della scala musicale, vedevano le prove udibili della bellezza dei rapporti dei piccoli numeri interi 1:2:3:4” (R. Wittkower, Principi architettonici nell'età dell'Umanesimo, Torino 1964).
Le proporzioni musicali indicate dall'Alberti nel libro IX al capitolo V vengono denominate rispettivamente diapason, diapènte e diatèssaron. Così Bouleau (La geometria segreta dei pittori, Milano 1988) riassume le tre proporzioni:
Diapason, o doppia: Si hanno numeri in un rapporto tra loro di valore due, così come il due sta nell'uno, o l'intero alla metà (Ottava: 1/2).
Diapènte, o sesquialtera: La lunghezza della corda maggiore contiene l'intera lunghezza della minore più la metà di quest'ultima (Quinta: 2/3).
Diatèssaron, o sesquitertia: La corda maggiore supera la lunghezza della minore per un terzo di quest'ultima (Quarta: 3/4).
Il passo dall'architettura alla pittura è breve: sostenuto da Leonardo che intendeva la pittura sorella della musica, il rapporto “non era inteso come similitudine vaga, ma indicava una stretta relazione poiché ambedue, pittura e musica, generano armonia; la musica con le corde dei suoi strumenti, la pittura con le figure. Gli intervalli musicali e la prospettiva lineare si assoggettano ai medesimi rapporti numerici, poiché gli oggetti di uguali dimensioni disposti a distanze regolarmente crescenti rimpiccioliscono in ‘armonica’ progressione” (Wittkower).
Ma, ulteriormente, la divisione stessa del campo del dipinto può essere ripartita proporzionalmente secondo gli accordi musicali determinando la scansione dei personaggi e l'articolazione dell'insieme secondo una divisione armonica degli spazi, in una sorta di architettura dipinta sottesa alla raffigurazione.
Nel caso della Danae di Correggio (fig. 1), i tre rapporti sono presenti nella divisione in ottava (1/2) e nel rapporto di quinta (2/3) e di quarta (3/4) che determinano la posizione delle figure in rapporto alla mezzeria del dipinto e spiegano lo scivolamento che queste hanno verso destra e che verrà chiarito ancora meglio dallo schema successivo. Gli stessi rapporti definiscono l'apertura sul paesaggio a sinistra e la lunghezza del letto...
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