Con la loro garbata e discreta presenza tenevano compagnia ai padroni di casa, mitigando i momenti di malinconica solitudine e, all’occorrenza, dilettavano gli ospiti, in campi scenografici aperti, modellati dall’architettura. Si tratta delle sagome di uomini, donne, o addirittura animali, eseguite da rinomati pittori seicenteschi per le dimore dei committenti più agiati. Originaria delle Fiandre e dei Paesi Bassi, nei primi decenni del XVII secolo, la moda di questa curiosa e stravagante pittura a trompe-l’oeil si diffuse presto in Francia e Inghilterra, riscuotendo un significativo successo. Illusionistici ritratti su tavola, le sagome servivano di solito ad introdurre nello spazio abitativo le realistiche rappresentazioni di persone assenti o defunte, di personaggi fittizi o letterari, protagonisti di favole o leggende.
Raro per l’eccezionale qualità pittorica, le dimensioni e il perfetto stato di conservazione, il Ritratto di fanciulla con cesto colmo di rose e mazzolino di fiori è stato posto in relazione all’ambito dell’artista francese Jacques Linard (1597-1645), valet de chambre di Luigi XIII, e datato 1625. La meticolosa stesura degli incarnati e dei tratti del viso, l’attenzione prestata ai merletti e alle ombre, oltre che alla foggia della veste, della cuffia e del grembiule ma, soprattutto, il bellissimo cesto di rose rosa e rosse e il mazzolino di garofani e fiori di campo, riportano infatti al raffinato stile di Linard, specialista di nature morte e di pittura floreale.
Difficile individuare l’identità di questa fanciulla, “tanto ben fatta che gabbava quasi la gente”, come la descrisse nel suo diario del Viaggio di Francia Cassiano del Pozzo, “coppiere” e segretario del cardinale Francesco Barberini, che aveva avuto modo di osservarla nel maggio del 1625 in occasione di una visita nelle stanze occupate da Enrichetta Maria di Francia al Louvre. Forse la sagoma ritrae una damigella di corte particolarmente cara alla sposa di Carlo I d’Inghilterra - non era infrequente, infatti, che le regine custodissero le effigi delle ancelle cui erano legate -, ma non si può escludere che si tratti di un personaggio di fantasia.
Quel che è certo è lo stupore suscitato da siffatta opera nei visitatori, ai quali sembrava di scorgere, a prima vista, una persona reale. La moda delle sagome non si esaurisce in breve tempo, ma permane anche nei secoli successivi, come attesta l’attività di Angelo Inganni (1807-1880). La Brianzola e l’Ussaro, realizzati verosimilmente tra il 1830 e il 1840, costituiscono gli unici esempi rimasti di una produzione che non dovette essere sporadica nell’artista lombardo, come nella seconda moglie Amanzia e nel fratello Francesco...
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