| |
 |
|
| |
|
| |
I quadri-talismano - PROPITIATORY PAINTINGS ACTED AS LUCKY CHARM
|
|
| |
di
Maurizio Bernardelli Curuz |
|
| |
|
|
| |
La presenza di una funzione propiziatoria dei dipinti nell’arte del XVI secolo ha un’evidenza rivelatrice nella Macelleria di Joachim de Beuckelaer (1533-1574). L’opera - oggi conservata a Napoli, nel museo di Capodimonte - è stata da noi attentamente analizzata nel raffronto con numerosi altri quadri italiani e fiamminghi che raffigurano cucine, mercati, allegorie della natura, nature morte, dipinti che avrebbero potuto assumere, in una società così densamente attraversata dalla linfa esoterica e dall’estrema fragilità del filo dell’esistenza, valenze magiche.
L’esplorazione sistematica ha permesso di evidenziare, proprio in Beuckelaer, la rappresentazione di gesti di scaramanzia strettamente legati a un orizzonte propiziatorio dell’abbondanza e della fertilità. In particolare abbiamo posto in luce, nel terzo piano visivo della vivace tela del pittore, il segno dell’incrocio delle dita da parte di due figure minori, sul fondale, che diviene motivo iconografico portante dell’intera economia semantica del quadro, giacché, in primo piano, possiamo notare piedini di porco o zampe di bovini anch’essi posti in forma di croce, quasi che quel gesto avesse esteso la propria vibrazione benigna a tutta la scena.
Incrociare le dita (di solito l'indice e il medio) è, come ben sappiamo, un antico gesto che ha funzione di richiamare l’azione risolutrice della fortuna, un appello lanciato in direzione del cielo che si è perpetuato fino ad entrare a far parte del limitato corredo di segnali magici diffusi nel mondo contemporaneo.
Spiega l’antropologo Desmond Morris ne L’uomo e i suoi gesti: “Di certi gesti simbolici oggi in uso e così familiari da esser dati per scontati è facilissimo individuare le origini. Un buon esempio è l’atto di ‘incrociare le dita’. Sebbene sia usato anche da molte persone di religione diversa, l’azione di raffigurare una croce usando solo l’indice e il medio di una mano è un antico gesto protettivo della Chiesa cristiana.
Nei primi tempi l’atto era più cospicuo: si muoveva prima verticalmente e poi orizzontalmente l’intero braccio, tracciando nell’aria un segno sacro. In quest’ultima forma lo si può trovare in certi Paesi anche in contesti non religiosi, come augurio di ‘buona fortuna’, ma in genere è stato rimpiazzato dall’atto di alzare una mano con il medio strettamente incrociato sull’indice, omettendo il movimento del braccio. In origine questo gesto era la versione segreta del ‘segno di croce’ e lo si faceva tenendo ben nascosta la mano in questione. Oggi lo si può ancora eseguire in tal modo, ad esempio per proteggersi dalle conseguenze di dire il falso, ma come segno di ‘buona fortuna’ è definitivamente venuto allo scoperto.
Questo sviluppo è facilmente spiegabile col fatto che l’azione di incrociare le dita non ha un carattere religioso evidente. Come simbolo, può voler dire invocare su di sé la protezione del Dio cristiano, ma quel piccolo gesto è così lontano dall’ampio segno di croce che il sacerdote traccia con tutto il braccio, da scivolare facilmente nella vita di tutti i giorni, come generico augurio di buona fortuna, Una prova di ciò è il fatto che molti non si rendono nemmeno conto di fare, storicamente parlando, un atto di devozione quando gridano ‘incrocia le dita’”...
... puoi richiedere l'articolo completo allo 030/2774231 oppure a redazione@stilearte.it ...
|
|
|
|
|
 |
| |
 |
| |
| |
SCOPERTA
di Maurizio Bernardelli Curuz
L’individuazione di gesti scaramantici legati alla sessualità e all’abbondanza nella Macelleria di Beuckelaer consente di porre in luce una funzione propiziatoria dei dipinti che rappresentano fruttivendole, pescivendole, cucine, pollivendole, mercati e nature morte. Dai Paesi Bassi all’Italia
di Vincenzo Campi cercando di richiamare il favore della Terra e di Dio
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
| |
|
|
|
| |
| << torna |
|