I greci la chiamavano Tyche o Chairos - nel caso in cui si presentasse nella variante di Occasione propizia -, i latini Fortuna. Reggeva una cornucopia ed un timone, a dimostrazione della complessità della navigazione. Fu nella stagione umanistica che venne raffigurata come una donna con le ali, la benda sugli occhi od un ampio ciuffo che le impediva di vedere il mondo, la nuca rasata e una sfera sotto i piedi, a simbolizzare la totale casualità del suo incedere e l’imprevedibilità del punto in cui sarebbe giunta, favorendo gli uomini. Il motivo per cui i capelli risultavano completamente rimossi dalla parte posteriore del capo era di natura squisitamente bellica: la sottrazione di un potenziale appiglio avrebbe impedito agli uomini che si fossero posti al suo inseguimento di acciuffarla per la chioma.
Quali, allora, le strategie, documentate o interpretate attivamente dalla pittura, per poterne fermare il transito rapido e ineluttabile? Erano essenzialmente tre, quante le antiche modalità di caccia adottate per la cattura dei selvatici: la prima era collegata all’esercizio della rappresentazione in sé, che consentiva di bloccarne, come in un fotogramma, il folle incedere, nello stesso modo in cui il cacciatore primordiale incideva e dipingeva sulle rocce le immagini delle prede; al secondo posto troviamo l’esercizio costante dell’appostamento che avrebbe favorito, nel caso in cui fosse transitata l’Occasio - l’immagine della Fortuna a portata di “tiro”, - un inseguimento guardingo (il motto festina lente, affrettati lentamente, o meglio, con avvedutezza, si riferisce anche a questo atteggiamento); la terza strategia si basava sul richiamo, in una trappola di doni e di preghiere, attraverso la realizzazione di santuari.
Mantegna: inseguirla
ma con un assetto
strategico
Un dipinto della scuola di Andrea Mantegna - Occasio et Costantia -, realizzato nel 1500 nel Palazzo Ducale di Mantova, rappresenta la filosofia d’attacco, che prescrive velocità contemperata dall’assennatezza e da capacità strategiche. Ecco, come il mulinar di fionda e il rotolio d’una palla, il transito della donna sulla sfera. E’ l’Occasio, a lungo attesa. La Fortuna ha la chioma che scende sulla fronte fino a coprirle il volto e il corpo reso atletico dalle interminabili corse. La stoffa del peplo, mossa dall’aria del veloce scivolamento, mostra la rapidità con cui procede, senza il minimo impedimento.
Dietro di lei - con i piedi piantati per terra, attraverso un’immagine figurata che indica tuttora, nel lessico a noi contemporaneo, il comportamento degli avveduti - sta la Costanza. E’ una figura statica e composta quanto quella di un cacciatore in appostamento, sistemata su un parallelepipedo, simbolo di stabilità come tutte le figure che rinviano al cubo, e pertanto contraria alla precarietà di ogni elemento sferico. Essa trattiene un giovinetto pronto per la corsa, con le mani spalancate per ghermire la fuggitiva...
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