E NEI QUADRI ALEGGIA L'ABITANTE DELLE TENEBRE - THE ICONOLOGICAL INTERPRETATION OF OWL
 
  di Vera Bugatti  
     
 
Se l’antichità precristiana avversava il gufo distinguendolo dalla civetta, sacra alla dea glaucopide e riconosciuta come uno degli antenati del mondo, i bestiari medievali pareggiarono i conti, defraudando entrambe le specie.
In linea con il Physiologus, che ne aveva tracciato un’immagine perentoria - “Nycticorax immundus est, et tenebras magis quam lucem” -, gli esegeti cristiani etichettarono tutti gli uccelli notturni come “lucifugae veritatis”, identificandoli rispettivamente con coloro che vivevano nell’ignoranza e nel terrore (Basilio), con i peccatori sprofondati nell’oscurità delle proprie colpe (Gregorio), con i sapienti presuntuosi (Ambrogio), con i pagani (Esichio), con gli idolatri (Girolamo) e ignoranti di Dio (Eusebio), con gli eretici. Ciò si evince dai diversi commenti al capitolo 11 del Levitico, da Novaziano fino ad Esichio, e di seguito la connotazione etologica negativa di tali rapaci è in consonanza con la loro inclusione tra gli animali immondi proibiti dalla legge mosaica.
Alcuni compendi medievali, tra i quali il Bestiario Divino di Guillaume de Normandie, associano la figura del gufo a quella del “popolo giudeo”, che, cieco e notturno, “non riconobbe il Signore quando venne per salvarlo”. Nelle cattedrali di Le Mans e Poitiers, nelle chiese di Avesnières-en-Laval, di Auguesvives, e in alcuni capitelli di epoca romana, si osserva infatti un uccello notturno circondato da ostili volatili diurni, che lo maltrattano.
La mitologia greca riteneva il gufo un rappresentante di Atropo, la Parca che recide il filo del destino; analogamente, in Egitto simboleggiava il freddo e la notte, e nell’iconografia cinese dell’antichità lo si accusava addirittura di matricidio.
Così, emblema del demone dell’avarizia, della misantropia o dell’ignoranza volontaria, stigmatizzato come precursore di eventi infausti e oscuri presagi, venne infine associato al caprone e al gatto nero, complici di attività stregonesca e magia nera. Il legame tra la strega (strix) e l’uccello riporta alla mente la descrizione che di questo fece Ovidio: “Grossa testa, occhi fissi, con becco rapace e con penne bianche e gli artigli fatti a modo di uncino; volano di notte e cercano i bambini che sono senza balia, li rubano dalle culle e poi ne fanno strazio. Si dice che col rostro strappino i visceri ai lattanti e si empiano il gozzo del sangue succhiato. E si chiamano strigi, il cui nome deriva da questo: che sogliono di notte stridere orrendamente” (Fasti, VI, 131)...

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STUDIO

di Vera Bugatti

Il gufo in pittura. Ai piedi del Crocifisso simboleggia la luce della salvezza divina che sconfigge il buio dei nostri peccati. Per Bosch il visionario assume la valenza di enigmi formidabili. Ma ai nostri giorni,
con Jan Fabre torna ad annunciare il brivido della morte


 
     
 
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