Notevole successo sta riscuotendo il nuovo libro di Flavio Caroli, Il volto e l’anima della natura (Mondadori). Dell’opera, dedicata al tema affascinante della pittura di paesaggio, proponiamo qui, per gentile concessione di autore e editore, alcune pagine che raccontano i grandi protagonisti dell’Ottocento inglese, William Turner e John Constable.
La pittura contemporanea, che è in larghissima misura pittura di paesaggio, comincia col romanticismo. Non con l’impressionismo (come si usava dire un tempo), perché l’impressionismo è già totalmente immerso in quel rapporto vertiginoso e non dominato con la natura che è l’essenza stessa della contemporaneità. Non col neoclassicismo, che è ancora legato a un’idea statuaria ed eroica dell’umanità, e infatti se ne infischia - nei suoi protagonisti ufficiali - della rappresentazione del paesaggio.
Col romanticismo - bisogna afferrare questa idea centrale per capire tutta l’arte contemporanea - un ordine figurativo secolare, fondato sulla regola prospettica e sulla “divina proporzione” (sul primato, cioè, di uno dei due archetipi della civiltà occidentale, la ragione), si rompe per sempre, rispondendo alle richieste espressive di nuove consapevolezze, o di nuovi interrogativi, dell’uomo su questo pianeta.
Il Settecento, per meglio dire la forma mentis tardo-rinascimentale, sono duri da abbattere. Chi lo fa, per forza di contenuti poetici e adeguatezza di risoluzioni formali, crea il vero romanticismo. A tale proposito bisogna essere assolutamente drastici. La sorgente del romanticismo si sprigiona a Nord. In un’escursione di sentimenti (ormai quasi immemore della classicità) che soffia fra la Germania e l’Inghilterra. L’opinione corrente, richiesta di associare il romanticismo al nome di un pittore, nove volte su dieci risponde Delacroix. E questo è un sintomo della potenza di Parigi e della sua “organizzazione culturale”, un lascito della impagabile capacità di apporre il proprio copyright a idee nate altrove, come accadrà ancora con l’inglese “modern style” (diventato “art nouveau”), col viennese “art déco”, e con decine di stranieri di genio, pariginizzati senza avarizia e senza remissione...
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