Camera con vista, il celebre romanzo di Forster, è ambientato in larga parte a Firenze, meta prediletta dei viaggi di formazione per generazioni di inglesi. Ne proponiamo qui alcune pagine, in cui la protagonista, Lucy Honeychurch, è coinvolta in una movimentata visita a Santa Croce.
Si stava avvicinando l’ora in cui comincia, o meglio smette di farsi sentire, l’effetto della prima colazione che s’usa nel continente, e le signore comperarono del castagnaccio caldo in un negozietto che aveva un’aria così caratteristica. Sapeva un po’ della carta in cui era avvolto, un po’ di brillantina e un po’ di non si sapeva bene che. Ma diede loro l’energia per arrivare fino a un’altra piazza, grande e polverosa, all’altra estremità della quale s’ergeva una costruzione dalla facciata bianca e nera di ineguagliabile bruttezza. Miss Lavish la definì con parole forti. Era Santa Croce. L’avventura era finita.
“Si fermi un attimo: lasci passare quei due, altrimenti dovrò rivolgere loro la parola. Detesto le conversazioni convenzionali. Atroci! Vanno anche loro in chiesa. Oh, gli inglesi all’estero!”.
“Eravamo sedute di fronte a loro, ieri sera a cena. Ci hanno ceduto le loro camere. Sono stati così gentili”.
“Ma li guardi bene! -, rise miss Lavish. - Se ne vanno in giro per la mia Italia come una coppia di mucche. So che non è carino da parte mia dirlo, ma vorrei che a Dover facessero un esame scritto a tutti i turisti, e rimandassero indietro quelli che non lo superano”.
“E quali domande ci farebbe?”.
Miss Lavish poggiò una mano sul braccio di Lucy con gentilezza, come per dire che lei, in ogni caso, l’esame l’avrebbe superato a pieni voti. In questo stato di eccitazione raggiunsero i gradini della grande chiesa, e stavano per entrare quando miss Lavish si fermò, lanciò un acuto gridolino, gettò in aria le braccia ed esclamò: “Ecco la mia sorgente di colore locale! Devo assolutamente parlargli!”.
In un istante era dall’altra parte della piazza, col mantello militare che le svolazzava al vento; e non rallentò fino a che non raggiunse un vecchio dalle basette bianche e gli batté allegramente una mano sul braccio.
Lucy attese per quasi dieci minuti. Poi cominciò a stancarsi. I mendicanti la infastidivano, il vento le soffiava polvere negli occhi, e le venne in mente che le ragazze giovani non dovevano indugiare così nei luoghi pubblici. Discese lentamente nella piazza, con l’intento di raggiungere miss Lavish, che era davvero quasi troppo originale. Ma in quel momento miss Lavish e la sua fonte di colore locale si mossero anch’essi e sparirono giù per una straducola secondaria, gesticolando con foga tutt’e due.
Lacrime di indignazione riempirono gli occhi di Lucy - un po’ perché miss Lavish l’aveva piantata in asso, un po’ perché si era portata dietro il suo Baedeker. Come avrebbe fatto a ritrovare la strada di casa? Come avrebbe fatto a visitare Santa Croce? La sua prima mattina era rovinata, e magari a Firenze non ci sarebbe più tornata. Pochi minuti prima era tutta eccitata, parlava come una donna di cultura, era quasi riuscita a persuadersi d’essere piena di originalità. Ora entrava nella chiesa depressa e umiliata, incapace perfino di ricordare se fosse stata costruita dai francescani o dai domenicani.
Era ovvio che doveva essere un edificio meraviglioso. Ma quanto assomigliava a un granaio! E com’era freddo! Naturalmente, c’erano degli affreschi di Giotto, e al cospetto dei loro valori tattili Lucy era in grado di provare le sensazioni giuste. Ma come avrebbe fatto a distinguerli dagli altri? Continuò a girare per la chiesa con aria sdegnosa, restia a mostrare entusiasmo per opere d’arte d’autore e data incerti. Non c’era nessuno che potesse almeno dirle quale, tra le tante pietre tombali che lastricavano navata e transetti, fosse quella davvero bella, quella decantata da mr Ruskin...
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