FILIPPINI, I SOGNI NASCOSTI NELLA CITTA' REALE
 
     
 

Claudio Filippini ricrea sulla tela (citiamo il saggio per il catalogo della mostra aperta fino al 20 luglio alla galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia) “luoghi e volti, angoli di strade e prospettive urbane, inondate di sole o bagnate di pioggia, invase di folla o deserte: quadri sospesi tra realtà e sogno, tra ciò che è noto e ciò che è inconscio.
Filippini traduce scorci esistenti, fermi immagine dello sguardo d’artista che deve ‘possedere’ il reale per rimodellarlo attraverso la perfetta azione di un dipingere a lungo esercitato.
Muovendosi dalla grande tradizione realista e prendendo le giuste distanze dagli eccessi dell’iperrealismo, egli pare forse ispirarsi maggiormente alla lezione fondamentale di Edward Hopper, per quei tagli di luce, quelle vedute notturne brulicanti di desideri inespressi, quelle città attraversate da passi silenziosi, quelle strade sorprese dall’alba. Come ha osservato Maurizio Bernardelli Curuz, Filippini è testimone figurativo del contemporaneo, dipingendo opere appartenenti ad un ‘landscape raffreddato, che rende conto delle nuove modalità di osservazione dell’uomo nella civiltà postindustriale’.
E’ l’essere umano, infatti, con le sue storie, i suoi segreti e i suoi sensi, a diventare chiave di lettura del lavoro di questo artista, che con precisione lenticolare trasforma il reale in racconto da costruire scena dopo scena, scatto pittorico dopo scatto pittorico...

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L’artista lombardo si conferma autorevole testimone figurativo dell’età contemporanea, attraverso dipinti
di lenticolare precisione e tuttavia sempre trascorsi da brividi misteriosi


 
     
 
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