Quante volte durante la visione di un film ci siamo chiesti dove fosse l’orchestra che suonava in quel momento sottolineando un passaggio drammatico? Per farci contenti, il regista-attore Mel Brooks nel film Alta tensione la fa entrare in scena a bordo di un pullman. Parodiando il grande Hitchcock e sciogliendo al contempo una tensione, visualizza proprio gli esecutori della musica.
Spesso qualcosa interferisce anche con le foto in posa, soprattutto se di gruppo, e alcuni sguardi sfuggono alla centralità della posa medesima, quando non è un’intera espressione facciale a risultare difforme rispetto all’insieme. Distratti da un rumore improvviso o da una luce? Oppure qualcuno ha chiamato? Non lo sapremo mai.
Alle volte, anche in pittura si verifica una situazione simile, e nella scena - altrimenti omogenea dal punto di vista compositivo e narrativo - irrompe invisibile un elemento di incoerenza, un elemento esterno alla scena ma che qualcuno all’interno segnala e rivela grazie al proprio comportamento. Qualcosa è successo, ma che cosa? Difficile a dirsi, anche nella vita di tutti i giorni c’è chi guarda la Luna e chi il dito che la indica: ogni manifestazione è a se stante.
Facile, però, nel caso della bellissima Annunziata di Antonello da Messina, azzardare un’ipotesi convincente e verosimile: Maria è quasi certamente distolta dalla lettura dall’arrivo dell’angelo, prima ancora che dal suo stupefacente annuncio. E infatti, la sua mano accenna un segno di benvenuto, mentre gli occhi ci dicono con chiarezza dove si trova l’inatteso ospite. Antonello coglie l’attimo. E così, forse, Cecilia Gallerani, in posa per la Dama con l’ermellino di Leonardo, mentre il busto resta rivolto a sinistra, con la testa si volge a destra verso chi sopraggiunge nella stanza, e la direzione è la stessa della luce che le inonda il viso. Solidale nel gesto è il piccolo animale. Forse entrambi accolgono il Moro in persona, il supposto amante di lei. Può essere, ed è stato ipotizzato.
Ma a chi stanno dando retta i due bambini ai piedi della bara, con indosso lo stesso ruvido panno del santo in primo piano, nel Funerale di san Bernardino (Basilica dell'Ara Coeli a Roma) eseguito dal Pintoricchio? In altri termini, chi al di fuori del quadro attira la loro attenzione inducendoli a quel comportamento e a quella mimica di volti e gesti? E in particolare, che cosa chiede loro, dato che il riccioluto a sinistra sembrerebbe rispondere indicando il compagno?
Noi sappiamo che le figure effigiate in un’opera sono complici di una strategia discorsiva elaborata dall’artista con lo scopo, ovvio, di “rappresentare” qualcosa o qualcuno, ma un’opera non si limita a questo. L’altro scopo perseguito è indurre l’osservatore ad “agire” comunicandogli un’emozione (in un certo senso, incoraggiando il passaggio dal vedere al percepire, dall’essere al fare). All’aspetto che si vuole assertivo e dichiarativo in un’opera si associa, infatti, anche quello performativo: “Le immagini non ci comunicano solo un sapere, trasmettono doveri e poteri: ci fanno desiderare, indignare, rifiutare, agiscono su di noi e ci fanno agire” (Elisabetta Gigante). E per riuscirci, in alcuni casi si dilata intenzionalmente il mondo chiuso della rappresentazione pittorica, spalancando quello virtualmente infinito dello spazio che ospita l’osservatore, implicandolo e coinvolgendolo.
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