Home / Corso di pittura on line gratis / Atramentum – Il segreto di Apelle, perchè “asfaltava” i dipinti?
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

Atramentum – Il segreto di Apelle, perchè “asfaltava” i dipinti?


La vernice finale e’ una sostanza resinosa o bituminosa che viene applicata quando un dipinto è asciutto e i colori, specie quelli ad olio, che richiedono maggiori tempi per l’asciugatura, sono esternamente essiccati e ciò per evitare che la vernice stessa, specie se stesa con il pennello, sia causa del trascinamento dei colori sottostanti. Le vernici venivano un tempo date a pennello, mentre oggi prevale lo spray. Nelle mostre venivano stese un giorno o due giorni prima dell’inaugurazione affinchè i colori restassero brillanti e la superficie fosse magicamente lucida. Da qui deriva il nome “vernissage” – traduzione: verniciatura – che oggi viene estensivamente dato all’inaugurazione mondana della mostra. Il “vernissage”, nell’Ottocento, non era un’inaugurazione formale, ma una pre-apertura operativa – finalizzata alla stesura delle vernici finali – alla quale erano invitati pochi prescelti. Per questo il sostantivo vernissage ha la connotazione di un evento esclusivo, per pochi. Le vernici finali possono essere trasparenti lucide, trasparenti opache o, come quelle dell’Ottocento, contenere sostanze bituminose, come l’atramentum, che abbassano il livello del colore, antichizzando l’opera. L’atramentum era utilizzato anche dagli antichi.

 

Oggi i tempi di attesa sono ridotti grazie all’uso degli spray che consentono interventi anche il giorno successivo alla stesura dell’opera ad olio, se lo stesso è stato mantenuto in una zona aerata e se il quadro viene poi mantenuta in posizione orizzontale, appoggiato a terra o su un tavolo. Una semplice regola empirica: se toccando il quadro, lascia colore sui polpastrelli, la finitura deve essere rinviata. La vernice finale è meno utilizzata nell’ambito della pittura novecentesca e contemporanea – per scelte di natura estetica,  che vogliono evidenziare la materia scabra, primitiva – e risulta invece apposta alla quasi totalità dei dipinti di cavalletto nella pittura antica, fino all’Ottocento o nella pittura di paesaggio eseguita con i criteri tradizionali. Lo scopo della vernice finale non è soltanto protettivo, come si può ritenere. La scelta di apporla o di non apporla attiene alle scelte estetiche ed espressive del pittore. Lo strato lucido e traslucido, la presenza di pigmenti coloranti nella vernice stessa, incidono sulla percezione dei colori e, soprattutto, dopo qualche mese, a colori e vernice perfettamente assestati e maturi, creano un’uniformità maggiore del film pittorico e una coesione cromatica di grande interesse, con una maggior vividezza delle tinte e un’uniformità della superficie. Per capire con facilità la sua azione, pensiamo ad un sasso asciutto e allo stesso sasso bagnato. Bagnandolo è possibile mettere in evidenza ogni suo disegno e ogni suo colore. La vernice finale non può essere invece utilizzata nei pastelli a gesso poichè ne muta profondamente la natura e il colore; per questo si usa un fissativo, come una lacca, spruzzato alla distanza e con moderazione. Nei pastelli, a fini protettivi e di evidenziazione dell’opera si usa l’incorniciatura a vetro.

Le vernici finali si usano dai tempi dei greci e dei romani. E quella sperimentazione segnò in positivo la qualità della pittura di Apelle. Ci sentiamo di sciogliere, dopo un’accurata sperimentazione, il mistero di ciò che Plinio il Vecchio chiama atramentum. Ascoltiamo due testimonianze di Plinio il Vecchio, relative all’uso della vernice finale; poi cerchiamo di capire di cosa si trattasse.

« Ad opera finita era solito dare ai suoi dipinti una velatura scura così sottile che, riflettendo, intensificava la lucentezza del colore mentre, allo stesso tempo, proteggeva il dipinto dalla polvere e dalla sporcizia e non era percettibile se non da vicino. Ma il suo scopo principale era di evitare che la brillantezza dei colori offendesse lo sguardo, dando la sensazione all’osservatore di guardare attraverso un velo di talco, cosicché aggiungeva un impercettibile tocco di severità ai colori particolarmente brillanti »
(Plinio, Naturalis historia, XXXV)

“Le sue invenzioni giovarono anche agli altri artisti; una sola cosa nessuno riuscì ad imitare, l’uso cioè di verniciare le opere ultimate con una mano di atramentum così leggera che, che esso stesso atramentum, costituendo una superficie riflettente, provocava un color bianco di luminosità e custodiva la pittura dalla polvere e dal sudiciume: lo si vedeva, se uno guardasse da vicino, ma anche allora, con grande accorgimento, serviva che lo splendor dei colori non offendesse la vista”. (Plinio il Vecchio,  Storia delle arti antiche, XXXV-97)

In effetti, nell’antica Roma si fece uso, probabilmente sviluppando l’intuizione che Plinio assegna ad Apelle, di un particolare atramentum. Accanto all’atramentum librarium o scriptorium – inchiostro, e all’atramentum sutorium- utilizzato dai calzolai per la tintura del cuoio- eisteva l’atramentum tectorium o pidorium, sul quale non è stata fatta completamente luce, nonostante fosse una vernice.


Dal comportamento dei colori del dipinto descritti da Plinio – evidenziazione dei bianchi, smorzatura dei colori più accesi – e dal colore della vernice e dalle sperimentazioni condotte da Stile Arte è molto probabile che si trattasse di pece diluita, di asfalto o di bitume ebraico, idrocarburi naturali che venivano utilizzati, tra l’altro, per impermeabilizzare le barche. La pece è un elemento altamente viscoso, una miscela composta ricavata da bitume o legni resinosi, composta da idrocarburi e ed elementi eterociclici, utilizzata dai tempi antichi per l’isolamento delle barche – calafataggio -. Da dove giungeva il bitume? Dal mar Morto, dove, dalla costa terrestre sgorgano sorgenti di bitume liquido o dall’alta valle del fiume Giordano, a una cinquantina di chilometri da Beirut. Apelle ,successivamente i pittori romani, utilizzavano bitume diluito e in piccole quantità. Il composto ero scuro. Esso creava una pellicola impermeabile e abbassava i toni dei colori più squillanti, rendendo il dipinto lievemente più cupo rispetto alla stesura primaria, ma molto uniforme, ottimo per la pittura realistica di cui Plinio era ammiratore. Poichè in antico potevano usufruire anche di vernici chiare, l’uso di quello che sarebbe stato poi definito bitume ebraico muoveva evidentemente da criteri estetici, volti a ridurre i toni troppo accesi dei dipinti. Le vernici finali attualmente offerte dal mercato, sono composte da resine -naturali o acriliche – diluite in essenza di trementina, alcool o essenza di petrolio

 

FREE. ECCO IL NOSTRO CORSO GRATUITO DI PITTURA ON LINE.  TUTTI I SEGRETI DEL MESTIERE, LE TECNICHE, LE IDEE PER IMPARARE, PERFEZIONARSI, APPRENDERE DAI GRANDI MAESTRI DELLA STORIA DELL’ARTE. UN VIAGGIO UNICO E SENZA ALCUN COSTO. CLICCA SUL LINK BLU, QUI SOTTO

www.stilearte.it/category/corso-di-pittura-on-line-gratis/

x

Ti potrebbe interessare

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico

a manzoni copertina

Marco Manzoni primo premio assoluto al Nocivelli 2016. L’intervista