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Auguste Rodin – Così contemplava e disegnava i languori dell’autoerotismo femminile


auguste rodin-mano sopra un sesso-apertura

 

Rodin e l’ossessione della mano. Mano di donna che indugia sul proprio corpo. Che indugia “proprio lì”.

Tra i diecimila disegni erotici dell’artista francese, numerosissimi sono quelli dedicati al tema della masturbazione. Tema prediletto, nel viaggio inesorabile e avvolgente dentro i segreti dell’universo femminile che accompagna la lunga vita di Auguste.

Come osserva Stefania Mattioli (Stile 126), “il disegno è per Rodin il mezzo più congeniale per cogliere il gioco delle linee, delle curve, delle evoluzioni silenziose. Una vera e propria attrazione fatale per chi, come lui, legge con avidità Baudelaire e Flaubert, ed è stato folgorato dalle illustrazioni erotiche giapponesi mostrategli da Goncourt nel 1887. Corpi abbandonati a quell’indolenza sensuale che precede l’innata attitudine al vizio si offrono in tutta la loro possente autenticità, senza vergogna e senza falsità, incuranti dello sguardo dello spettatore.

 

auguste rodin-mano sopra un sesso di donna

 

Spesso sono donne svelate nel momento del piacere, le stesse che frequentano l’atelier di Rodin, quelle che l’artista veste per poi spogliare, quelle a cui chiede di non fingere. Femmine consenzienti che, delicatamente denudate dalla pudicizia, mostrano il loro sesso con fare animalesco”.

Aggiunge Alberto Boatto ne La messa a nudo del corpo, saggio per Auguste Rodin. Acquerelli e disegni erotici (Skira, a cura di Sandro Parmiggiani): “Le donne allungano le dita sul proprio sesso scoperto e sprofondante con provocazione, ed è su robusti polsi di operaie, oppure su esili ed eleganti polsi di signore, che fanno perno per accarezzarsi. Nei rari nomi con cui Rodin accompagna i suoi disegni, sembra affiorino ancora i residui di un sublime che esclusivamente in queste membra può con pertinenza accompagnarsi al sublime dei corpi. Ma non riporta mai l’unico nome mitico che legittimamente potrebbe appartenere a ognuna di queste donne: quello di Medusa. E’ la creatura mostruosa, capace di impietrire e di accecare, ma è anche la sola mortale nel terzetto sororale delle Gorgoni, e in questo destino perituro raggiunge anche lei la condizione commiserevole degli uomini.

La Medusa – prosegue il critico – è il mostro anguicrinito, e in Rodin l’equivalente del vello irto di serpenti è dato dal pube, ancor più che dalla capigliatura. La macchia bruna ad acquerello straripante attorno alla spaccatura del sesso, con cui l’artista segna, bolla, intride la vulva di ciascuna donna, accende il fulcro gravitazionale dell’intera composizione. La vulva si spinge ad occupare invariabilmente il primo piano. Come avviene nel quadro leggendario di Gustave Courbet, in quegli anni ancora inaccessibile al pubblico, dal titolo L’origine del mondo. Lì, del corpo della donna, appare solo, fra i solchi dell’inguine, l’altura boscosa del triangolo rovesciato di Venere.

auguste rodin-mano sopra un sesso2

Tuttavia la Medusa innominata da Rodin non pietrifica né rende ciechi come la sua mitica antenata, sebbene si mostri tremendamente viva dentro il raggio dello sguardo dell’artista (e del nostro). Il gioco viene condotto alla pari: tu non mi accechi (non mi castri) e io non ti decapito, come aveva fatto invece Teseo con l’aiuto divino di Atena. La paura della castrazione, il timore irrazionale dell’altro sesso appare addomesticato, se non vinto, dalla saggezza acquistata da Rodin attraverso prove che intuiamo debbano essere state molteplici. E’ una vittoria – conclude Boatto – che trasmette a pochissimi successori, a Modigliani ad esempio, ma non a Picasso e nemmeno all’olimpico Matisse”.

auguste rodin-donna nuda distesa verso sinistra-una gamba rialzata-una mano al sesso

Mostriamo, una sequenza di disegni esemplificativi dell’argomento. In alcuni di essi, l’artista ripropone i soggetti in quelle pose “acrobatiche”, da “intrepide atlete del sesso” che caratterizzano larga parte della sua produzione erotica, contraddistinta (lo sottolinea Parmiggiani) “dall’avanzare della scoperta delle infinite possibilità di movimento, di disarticolazione e di nuova costruzione del corpo, come se in lui ci fosse quel desiderio, che ossessionerà Antonin Artaud, di ‘fare danzare l’anatomia umana’, di ‘rifare l’architettura dell’uomo’, di puntare a una nuova ‘genesi dell’umano’”.

auguste rodin-donna distesa-una mano tra le gambe-vicino ad un uccello

In altri disegni, Rodin pare privilegiare l’essenzialità. I suoi diventano allora incontri ravvicinati, zoomate arditissime che gli consentono di raccontarci a rapidi colpi di matita la cronaca di tante inevitabili rese alla soavità di una carezza.

 

Quella mano proprio lì

 

Nella storia della pittura occidentale, la rappresentazione del nudo femminile (specie se sdraiato) avviene spesso secondo una postura convenzionale, che prevede che il soggetto tenga un braccio allungato sul ventre, coprendosi il pube con la mano.

Un “trucco” per nascondere una parte “proibita” del corpo: un sostitutivo, potremmo dire, della foglia di fico.

Dietro questa interpretazione ufficiale, è lecito tuttavia cogliere altre letture meno ortodosse e più… maliziose. Letture che, con il mutare dei tempi e dei costumi, finiscono per diventare preponderanti.

 

Masaccio, La cacciata dal Paradiso terrestre, particolare

Masaccio, La cacciata dal Paradiso terrestre, particolare

 

 

 

Giorgione, Venere di Dresda

Giorgione, Venere di Dresda

 

Tiziano, Venere diUrbino

Tiziano, Venere di Urbino

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