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“Autopsia” su Monet distrutto svela le tecniche che diedero luce gioiosa al quadro

Il quadro sfondato. Claude Monet, Il bacino di Argentueil con una barca,1874, olio su tela

Il quadro sfondato. Claude Monet, Il bacino di Argentueil con una barca,1874, olio su tela

La devastazione di un quadro di Monet, legato al periodo di Argenteuil ha consentito ai restauratori di lavorare sull’opera, cogliendo primariamente una messe di dati molto interessanti sulla tecnica utilizzata dal pittore, ai tempi della nascita ufficiale dell’Impressionismo. La tela ora sottoposta a restauro e la prima esposizione impressionista risalgono, infatti, allo stesso anno. Al di là di ogni strumentazione diagnostica, l’occhio umano è in grado, di ricostruire le fasi del lavoro dell’artista , evidenziando, ad esempio la fondamentale azione svolta da una campitura sottesa al film pittorico, nell’ambito della resa argenteo-rosata dei dipinti realizzati da Monet durante il periodo di Argenteuil. La verifica è stata compiuta nel corso della ricomposizione del Bacino di Argenteuil con una barca a vela, quadro sfondato con un pugno da un visitatore della National Gallery of Ireland. Il colpo ha creato tre linee di cesura della tela. La ricostruzione, al di là della foderatura – costituita dall’incollatura di una nuova tela sul retro della vecchia – ha comportato un’opera di “microchirurgia” dei labbri della lacerazione.
I tre tagli, il più lungo dei quali era di 25 centimetri, hanno richiesto un anno e mezzo per il restauro. Il team ha incollato con successo ogni singolo filo e, grazie alle lenti e a un microscopio, hanno ricollocato, come in un puzzle, frammenti di film pittorico, che erano caduti a terra.


Non avevamo mai avuto modo di studiare i materiali e la tecnica di Monet in modo così dettagliato – ha detto Ele von Monschaw, Conservatore della sezione dei dipinti da cavalletto della Galleria Nazionale d’Irlanda e presidente dell’Associazione professionale conservatori e restauratori- Monet è intervenuto su una tela molto fine. Non ci sono tracce di underdrawing – cioè di disegni sottostanti –e, più sorprendentemente. Le uniche modifiche che riteniamo abbia potuto fare nel suo studio, sono la firma e alcuni tocchi alle foglie di arancio. Possiamo poi dire che la sua tela era stata preparata con una luminosa mano di luce grigio-rosa, per risparmiare tempo durante la stesura del quadro e, soprattutto per aumentare la luminosità del dipinto, che era il fine principale perseguito dal pittore”. E’ intervenuto poi con pennellate molto materiche, di terre, per ricostruire le masse, con minori accumuli nelle zone del cielo e dell’acqua, dove ha lasciato trasparire la preparazione chiara. Ciò che egli si può affermare è il fatto che, per rendere cangiante e luminoso il quadro, lo trattava come se stesse dipingendo una perla, utilizzando gli stessi colori che ne definiscono intimamente la luminescenza.

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