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Bella principessa. Leonardo? L’intervista a Pedretti

Ai lettori proponiamo un’intervista condotta per Stile arte da Costanzo Gatta nei tempi successivi all’attribuzione

di Costanzo Gatta

 

Emerge dal limbo un inedito Leonardo. Si tratta di un disegno finissimo su pergamena – un Profilo nuziale di giovane dama -, fino a ieri considerato di “Anonimo tedesco” e da oggi assegnato proprio a Leonardo, realizzato a Milano fra il 1485 e il 1490. Carlo Pedretti, massimo studioso dell’artista – che “l’opera costituisce, almeno per il momento, il ritrovamento più importante dopo il riconoscimento, all’inizio del Novecento, della Dama con l’ermellino come dipinto di Leonardo”.
Sulla clamorosa scoperta abbiamo intervistato Alessandro Vezzosi.

 

Che possibilità ci sono che il Profilo nuziale di giovane dama sia di Leonardo?

Allo stato attuale, è la logica conseguenza di una serie di constatazioni. Finora non sono emerse controindicazioni. Gli esami scientifici hanno fornito molte conferme, tuttavia non sono conclusi: continuano per meglio accertare le diverse tecniche presenti, oltre all’entità, ai tempi e alle modalità dei comprensibili restauri.

 

L’opinione degli studiosi davanti a questo inedito?

Naturalmente tendono a dividersi, fra quelli che credono nell’autografia di Leonardo, con entusiasmo nonostante le ragionevoli cautele, e quelli che la mettono in dubbio, o perché sembra una scoperta “troppo bella per essere vera” o perché inconsueta nel supporto e nella compiutezza. E’ necessario che passi del tempo e soprattutto che il disegno sia visto e conosciuto, dato che lo pubblichiamo per la prima volta.

 

A che periodo risale, secondo voi?

Per ragioni stilistiche e iconografiche, direi tra il 1485 e il 1490; in base agli esami al carbonio 14 la pergamena può risalire fino al 1440…

 

Da cosa avete dedotto che il disegno raffiguri il profilo di una ragazza da sposare?

Questa è un’ipotesi di studio. Ho immaginato che un ritratto così compiuto per manifestare bellezza, realizzato su un supporto facilmente trasportabile, fosse finalizzato ad una proposta di matrimonio a distanza, ad altissimo livello, tanto da meritare un’accurata raffigurazione ad opera del nuovo protagonista dell’arte in Milano: Leonardo, un “Apelle da Firenze” alla corte degli Sforza. Invece di una pergamena arrotolata, in tempi più recenti si sarebbe fatto uso di una fotografia, oggi di una webcam.

 

Dove si trova ora l’opera?

In Svizzera, in luogo protetto, per essere ancora sottoposta agli esami che abbiamo richiesto. La proprietà si definisce canadese.

 

E’ vero che a New York, ad un’asta di Christie’s, nel 1998, fu aggiudicata per poco più di ventimila dollari?

Sì, l’opera andò all’asta con una stima tra i 12mila e i 16mila dollari e fu venduta per 21.850.

 

E fu battuta come opera di “Anonimo tedesco”?

Incredibile, ma è così.

 

Da che cosa nasceva – a suo avviso – simile attribuzione?

Fu una svista inspiegabile.

 

Chi può ricordare questa giovane donna?

Il volto ricorda le dame della corte sforzesca, come Cecilia Gallerani (la “Dama con l’ermellino”), oppure Bianca Maria Sforza, nipote di Ludovico il Moro, ma con tratti più giovanili di come la vediamo nei dipinti della National Gallery e del Louvre dopo il matrimonio con l’imperatore Massimiliano I (che ne apprezzava la bellezza più del carattere). Anche l’acconciatura, con il coazzone, è caratteristica della Lombardia di quegli anni.

 

Dimensioni della pergamena?

Misura 332×239 millimetri.

 

Quale tecnica è stata usata?

E’ una raffinata combinazione di materiali (come grafite, sanguigna, gesso, inchiostro), riconducibili a quelli impiegati da Leonardo, ma su cui sono ancora in corso analisi per distinguere, anche cronologicamente, le zone interessate da interventi di restauro.

 

Come è conservata?

E’ stata applicata semplicemente su una tavoletta, e si sta discutendo su come eventualmente liberarla da questo supporto.

 

Quando è stata fatta l’ipotesi Leonardo, che secondo Pedretti potrebbe essere la più importante dopo il riconoscimento, agli inizi del ’900, della Dama con l’ermellino?

Solo pochi mesi or sono. I primi a pensare a Leonardo sono stati un collezionista (Peter Silverman) e Nicholas Turner, già curatore dei disegni nel Getty Museum di Los Angeles e nel British Museum, che ha sottolineato come l’andamento dei tratti paralleli, serrati e concisi, fosse riconducibile ad un grande artista mancino e non ad un imitatore. Mina Gregori ha attribuito l’opera a Leonardo rilevandone, oltre all’altissima qualità e all’impiego della mano sinistra, il carattere fiorentino e indicandone l’esecuzione negli anni dell’attività in Lombardia. Io, come leonardista, per la prima volta ho formulato un’analisi storico-critica e quindi ho pubblicato il lavoro nel volume Leonardo infinito.

 

Come si è arrivati a questa possibilità? Sulla base di quali ricerche?

Molto brevemente, si tratta di un procedimento per esclusione, per confronto e per evidenza. Quale altro artista poteva eseguire un’opera con tratto mancino, con simile qualità e finezza, nella Milano degli anni ’80? Chi poteva sintetizzare una così sublime linea di contorno del profilo, in termini purissimi e nelle proporzioni antropometriche e armoniose caratteristiche di Leonardo (si veda anche la sovrapposizione con il disegno di Windsor, ndr)? Quale artista poteva ideare un così importante ed emblematico “nodo vinciano” sulla spalla rafforzato dal nastro di “nodi” semplificati che ricorre tra i capelli e la cuffia?

Le ricerche sono sempre un intreccio, un confronto e una sommatoria dei dati più diversi: estetici e scientifici, iconologici e documentari… Notevole l’apporto delle tecnologie innovative, soprattutto nelle indagini svolte da “Lumière Technology” di Parigi, che recentemente ha lavorato pure sulla Gioconda e sulla Dama con l’ermellino.

Non si hanno fino ad oggi notizie certe sulla storia ed in particolare sulla provenienza dell’opera, prima del 1998. E’ una ricerca fondamentale ancora da approfondire.

 

Leonardo ha sperimentato talvolta la pergamena?

Ritengo ovviamente di sì, fin da quando in Firenze frequentava specialisti in miniature su pergamena come Vante e Gherardo e poi, a Milano, tra collaboratori come i de Predis e per il De Divina Proportione di Pacioli. Credo se ne potranno rintracciare, alla stessa stregua di sculture e gioielli, nonché di opere giovanili, compresi i disegni anteriori al 1478 (si conosce solo il foglio-capolavoro del 1473).

 

Qualcosa negli scritti di Leonardo ci può avvicinare al disegno in questione?

Nel Trattato della pittura, Leonardo accenna all’uso della pergamena, nel precetto per “bene imparar a mente” e “non errare più”: “…E se per lucidare una cosa tu non potessi aver vetro piano, togli una carta di capretto sottilissima e ben unta e poi secca…”.

 

Ora si parla di un valore oscillante attorno ai 127 milioni di euro. E’ cifra verosimile?

E’ ovvio che le opere di Leonardo abbiano un valore inestimabile. Quella dei valori monetari è però una questione fuorviante, perché concentra l’attenzione su fenomeni e curiosità extra-artistiche, spesso inquinanti. A me interessa parlare dei valori estetici: non vedo come si possa negare che questo Profilo sia di rara bellezza.

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