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Belle Epoque – Come la pittura incise sulla moda degli abiti femminili


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Scriveva Baudelaire: “Quale poeta mai, nel ritrarre il piacere prodotto dall’apparizione di una bellezza, oserebbe disgiungere la donna dal suo abito?”. Nei dipinti che raccontano la Belle Époque il fascino femminile veste la moda.
Il clima gioioso e insieme inquieto che caratterizzò i decenni precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale e che, a partire dal 1919, venne indicato come Belle Époque – tutto percorso dai fremiti di una modernità che, nel proiettare sogni e aspettative, non poté non sottrarsi al sottile presagio dell’imminente dramma -, trova il suo più emblematico rispecchiamento nelle figure della donna protagoniste assolute dell’arte del tempo. Si mostrano nei dipinti dei vari De Nittis, Boldini, Corcos, che le hanno rese indimenticabili, le signore aristocratiche eleganti e alla moda che, nei loro abiti raffinati, con i loro preziosi gioielli, ornate di piume e cappellini vezzosi, esibiscono un’inedita civetteria sognante e nervosa, spesso pervasa di inquietudine, e affermano una nuova identità della donna nella società, emancipata dagli stereotipi di decenni di iconografia femminile.

FIDELFO SIMI, Bice o iridescenza di una perla, 1895, olio su tela, 60 x 168 cm, Firenze, Galleria d'arte Moderna di Palazzo Pitti

FIDELFO SIMI, Bice o iridescenza di una perla, 1895, olio su tela, 60 x 168 cm, Firenze, Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti


 
Fanno la prima comparsa intorno agli anni ottanta dell’Ottocento le femmes-coquettes, ovvero quelle fanciulle abbigliate alla moda, interpreti di leziosità neo-settecentesche, individuabili nelle moderne Parigine.

Mirabilmente immortalate da Giuseppe De Nittis in Gaby, da Vittorio Matteo Corcos in Signora con l’ombrellino, da Giovanni Boldini nel Ritratto della Marchesa Franzoni – per fare solo qualche esempio – sono loro al centro dell’interesse del pittore moderno, l’unico in grado di decifrare l’enigma di una grazia perfettamente coincidente con l’involucro e di esaltare quel connubio armonico tra la donna e il proprio vestito che Charles Boudelaire aveva indicato come fulcro dell’autentica elaborazione della modernità:” Quale poeta mai, nel ritrarre il piacere prodotto dall’apparizione di una bellezza, oserebbe disgiungere la donna dal suo abito?”.

A partire da questo momento, si susseguono le diverse tappe di un itinerario di evoluzione di una femminilità sempre più distante dai vincoli di un ruolo domestico e sempre più incline alla civetteria, con un interesse preponderante verso i dettagli dell’abbigliamento e gli accessori: la bellezza si affida alla preziosità e alla delicatezza di stoffe e modelli, perfettamente restituiti dal pennello dell’abile pittore. Attraverso i ritratti femminili, che costituiscono il corpus centrale della produzione artistica del tempo, è possibile così tracciare un puntuale resoconto dell’evoluzione dello stile e della moda, per cui particolarmente utile risulta quell’attenzione ai dettagli – che nell’abbigliamento rappresentano la qualità e fanno la differenza – propria dei maestri più sensibili.

LEONETTO CAPPIELLO, Grands Magasins des Cordeliers, 1904, litografia su carta, 160 x 120 cm, Treviso, Musei Civici

LEONETTO CAPPIELLO, Grands Magasins des Cordeliers, 1904, litografia su carta, 160 x 120 cm, Treviso, Musei Civici

Occorre sottolineare, d’altra parte, che se la dama della Belle Époque appare interprete di un’eleganza sempre più estenuata, affidata a ricercate nuance, lo si deve anche all’impegno di molti protagonisti della pittura moderna nel campo dell’editoria della moda illustrata: basti pensare a De Nittis, collaboratore di una rivista quale L’Art de Mode, il cui contributo ad un cliché femminile aggiornato e seducente coincise con la realizzazione di ritratti affidati all’armonico contrappunto tra l’abito e lo sfondo paesaggistico o l’arredo dell’interno.

Il gusto della pittura impressionista incise notevolmente, sia sotto il profilo cromatico che nell’uso di stoffe leggere, voluminose ma lievi apparentemente dotate della stessa sostanza di quelle nubi che i maestri della pittura en plein air sapevano cogliere in una straordinaria vaporosità eluminosità. Si giunse, in linea con l’arte, a scelte cromatiche portate, nella colorazione della stoffa, a materiali sempre più luminosi e chiari. La pittura tonale dei francesi – http://www.stilearte.it/pittura-tonale-definizione-e-analisi-del-concetto/ – e, in genere, la ricerca di una pittura di luce, in tutta Europa, nello stesso periodo, portarono le maison di moda ad adottare “tessuti da giorno” che mutavano colore – pur non essendo iridescenti – interloquendo tonalmente con l’ambiente circostante, operare nel tono su tono, in un perfetto armonico gioco di colore I colori chiari avevano anche la funzione di riverberare luce, affinchè le giovani donne potessero moltiplicare la radiosità della giovinezza, secondo un concetto di apparizione delle figura, circonfusa di luce. Negli abiti da sera si cercarono stoffe portate anch’esse molto impressioniste, improntate al cangiantismo. Velluti raffinati o sete con bagni preziosi capaci di attrarre su di sè lame di luci, guizzi inimitabili, capaci di segnalare in modo elegante la presenza della persona nelle sale in cui si tenevano le feste.

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