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Bernini e Costanza, un amore passionale, una statua e una vendetta terribile

Un amore difficile, travolgente. Una donna bellissima e incostante. Gian Lorenzo Bernini per due anni fu legato a Costanza Bonarelli, effigiata dal maestro in una nota scultura. Partendo dall’oggettività della storia – il legame, il tradimento di lei con il fratello dello scultore, la vendetta terribile di Gian Lorenzo – Lamberto Motta ha ricavato un racconto, La vita nel marmo, contenuto nel libro La foresta nell’anima (Collana “I Salici” – I libri di Narrativa, 14×20,5 – pp. 134 – Euro 11,50). Qui l’autore fa sintesi del proprio lavoro, soffermandosi sui motivi dell’interesse per Bernini e sugli snodi storici del lavoro narrativo.

 

di Lamberto Motta

Gian Lorenzo Bernini…. Tranquilli non vi voglio tediare raccontandovi la sua storia, perché ci sono tanti manuali di arte ben più documentati del sottoscritto. Vi voglio bensì parlare del ‘mio’ Bernini, di quello che mi ha dato, in termini di emozioni e di magia. Dopo essermi innamorato delle sue opere non sono più stato lo stesso, perché lo scultore barocco ha risvegliato in me qualcosa di sopito, che covava sotto la cenere. La passionalità. A 360 gradi, quella che ti accompagna in ogni azione, che dico, in ogni pensiero della vita.

G.L. BERNINI, Ratto di Proserpina,1612-22, marmo, h. 255 cm, Roma, Galleria Borghese

G.L. BERNINI, Ratto di Proserpina,1612-22, marmo, h. 255 cm, Roma, Galleria Borghese

Il ratto di Proserpina, ad esempio, è di una sensualità sconvolgente. Le mani avide del dio degli inferi che affondano nella tenera carne che riempie i fianchi della dolce figlia di Cerere e futura regina dell’Aldilà ha acceso in me una fantasia fatta di pura e travolgente passione. Protagonisti però non erano stavolta le due divinità, bensì lo stesso Bernini e una donna da lui realmente amata, Costanza Bonarelli, bellissima e torbida infedele. Gian Lorenzo ebbe la sfortuna di innamorarsi di un’autentica sirena ingannatrice, incapace di amare troppo a lungo la stessa persona. Un tempo si chiamava ninfomania, ma ora, giustamente crollati i pregiudizi maschilisti, si potrebbe parlare di libero atteggiamento verso l’amore. Probabilmente non fu il più grande amore di Bernini quello per Costanza, ma il più passionale e disperato sicuramente sì. In un racconto intitolato La vita nel marmo ho immaginato i due amanti accoppiarsi di soppiatto su di un tavolo da lavoro trascinati dalla forza della sensualità. La stessa che traspare da ogni opera o quasi del grande artista, campione indiscusso e superbo della Roma barocca.. La vita nel marmo deriva da una mia idea. Osservando l’immagine del busto raffigurante Costanza Bonarelli ho colto un profondo anelito di vita che travalica il tempo e la stessa materia inerme.

G.L. BERNINI, Ritratto di Costanza Bonarelli, 1636-38 ca.,marmo, h. 72 cm

G.L. BERNINI, Ritratto di Costanza Bonarelli, 1636-38 ca.,marmo, h. 72 cm

 

 

Bernini come demiurgo, come creatore o perlomeno plasmatore di una nuova vita, questo è ciò che rimane chiaramente in me della sua travolgente e multiforme figura di uomo ed artista L’amore per Costanza, moglie di Matteo Bonarelli, durò circa due anni, dal 1636 al 1638, poi lei lo tradì con il fratello Luigi. Travolto dalla gelosia, davanti a San Pietro Gian Lorenzo assalì il parente rompendogli due costole e l’avrebbe ucciso se i passanti non l’avessero salvato. La donna fu, invece, fatta sfregiare con un rasoio. Punizione terribile per chi teneva più di tutto alla propria vanità e alla propria bellezza irresistibile. Bernini si sarebbe consolato di lì a poco sposando il 15 maggio 1639 Caterina Tezio, che gli sarebbe rimasta fedele compagna per ben 34 anni, ma il ricordo di Costanza sarebbe sempre rimasto rinchiuso come un segreto inconfessabile in quel meraviglioso marmo ‘vivo’ custodito dall’artista come il più prezioso dei tesori.

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