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Borgognone, reporter di guerra. Tavolozza e polvere da sparo. Quadri e quotazioni

Jacques Courtois, nato in Francia, a Saint-Hippolyte, nel 1621 e morto a Roma nel 1676, giunse in Italia poco più che adolescente dopo avere ricevuto dal padre, pittore di icone, i primi rudimenti d’arte.

L’arrivo a Milano coincide con l’incontro con il conterraneo Barone di Vatteville, uomo d’armi, che gli accorda la sua protezione e lo conduce per un periodo di circa tre anni al seguito delle campagne dell’esercito francese, dove il giovane, avendo modo di osservare con i propri occhi e fissare indelebilmente nella memoria uno straordinario archivio di fotogrammi colorati, forniti peraltro di odori e suoni (la mischia furibonda, le pose dei caduti, l’impeto dei corpo a corpo, il contorcimento dei feriti, il terrore dei cavalli, l’ambiente dell’accampamento, i dettagli delle armi, i bagliori delle esplosioni), inizia a dedicarsi al soggetto dal quale, con stupefacente costanza, trarrà materia e alimento di tutta la sua ispirazione futura: la battaglia.

Ne deriva una produzione vastissima di tele da cui emerge una inesauribile energia, intrisa di intensità e tragicità, in piena rispondenza con quella sensibilità barocca che andava definendo lo spirito secentesco. L’adesione di Courtois a tale gusto fu senz’altro lenta e meditata, ma il suo progressivo interesse verso Roma, centro assoluto di irradiazione del Barocco, ne rappresenta un chiaro indizio.

Jacques Courtois, il Borgognone, Combattimento di cavalieri imperiali e turchi (part.)

Jacques Courtois, il Borgognone, Combattimento di cavalieri imperiali e turchi (part.)

Dopo aver soggiornato a Bologna, Firenze e Siena, nel 1640 egli giunse nell’Urbe, dove ben presto acquistò notorietà con lo pseudonimo di Borgognone delle Battaglie; decisamente secondarie risultano le poche opere di soggetto sacro, che affiancano la moltitudine di scene di guerra, grande eredità di questo pittore. Jacques Courtois fu abile ad accogliere lezioni diverse, ad apprendere i linguaggi più interessanti, traducendoli poi, sempre sorretto da una personale maniera e da una estrema precisione di mestiere, in varianti che non segnalano evidenti debiti, ma che anzi diventeranno il principale esempio per numerosi seguaci ed emulatori.

 

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