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Botticelli e la musa


di Chiara Bertoldi

Chi si nasconde dietro quei visi ovali e affilati, volti perfetti dalla pelle luminosa, la fronte candida, gli occhi grandi, nasi che si assottigliano verso l’alto, bocche delicate? Chi prestò quel collo bianco, lunghissimo, le mani affusolate, le gambe lunghe e le caviglie sottili? Chi era stata fornita dalla natura di tale angelicata bellezza da divenire assoluto modello per Botticelli, ideale per le sue Veneri e Madonne, nonché per l’eterea Primavera? L’ipotesi finora più accreditata escludeva la presenza di una modella, di una donna in carne ed ossa che avesse “ceduto” le proprie fattezze a quelle figure femminili. Lo studioso Ivan Tognarini, nel recente libro Electa “L’identità e l’oblio. Simonetta, Semiramide e Sandro Botticelli” (96 pagine, 26 euro), si allontana però da tale linea di pensiero: in tutte queste eteree raffigurazioni, quasi delle Beatrici dantesche, egli ha riconosciuto Simonetta Cattaneo Vespucci, moglie di Marco Vespucci e amante di Giuliano de Medici.


Era, Simonetta, una donna di ineffabile bellezza, cantata da poeti. A lei dedicarono versi Bernardo Pulci e Francesco Nursio Timideo, mentre Lorenzo il Magnifico la omaggiò con quattro sonetti; è lei inoltre, senza alcun dubbio, la ninfa Simonetta nelle “Stanze” di Poliziano. Ma perché e in che modo si generò a Firenze il mito intorno alla bellezza di Simonetta? Certo non si trattava solo delle sue doti estetiche: la donna infatti, secondo diverse testimonianze, era lodata anche per le non comuni qualità intellettuali. Ad ogni modo, la fama di bellezza e perfezione si diffuse nel momento della morte di lei, allorquando, per un estremo omaggio (solitamente concesso solo a cavalieri e dottori), il funerale venne celebrato lasciando volto e corpo scoperti. Ed è proprio nell’ultimo ventennio del XV secolo, dopo la scomparsa di Simonetta, che i volti e i corpi dipinti da Botticelli presentarono tratti peculiarissimi, che li differenziano sia dai modelli antecedenti che da quelli successivi, e per i quali fonte assoluta d’ispirazione sarebbe proprio la Cattaneo Vespucci (e, in qualche sporadica occasione, anche sua nipote Semiramide Appiani, sposa di Pierfrancesco, un Medici).

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