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Boucheron – Con gioielli d’arte ha reso preziose le anime di due secoli. Storia, immagini e quotazioni


Status Symbol Boucheron. Gli investimenti economici e la redditività, le linee di moda, le linee storicizzate e le rispettive quotazioni di mercato, l’andamento del mercato dei “titoli” dei gioielli della Maison Boucheron

di Paola Gnutti

Una buona parte della storia della gioielleria moderna è legata al nome di Boucheron. Frédéric Boucheron aprì il suo primo punto vendita nel 1858, e per circa cento anni il suo marchio fu uno dei più prestigiosi in Francia, simbolo di classe, ricchezza e potere di nobili e borghesi; tutti venivano ricevuti secondo i rigidi dettami dell’etichetta, dove la nobiltà di sangue aveva ancora importanza, più di quella di portafoglio. Dal 1870 al 1880 Boucheron, incoraggiato dal successo parigino, aprì filiali a New York e a Mosca, dando al proprio stile una dimensione mondiale; da sempre questa ditta legò la sua fama all’uso di pietre straordinarie per dimensione e purezza; lo stesso fondatore fu un estimatore e sperimentatore eccellente di tutte le novità tecnologiche per quanto riguarda i tagli delle pietre e l’accostamento dei materiali. “Teorico” dell’Art Nouveau e dello “Stile naturale o floreale”, in voga nell’epoca, capì, tra i primi, che questo non avrebbe avuto lunga vita, e precedette molti suoi colleghi sulla via del rinnovamento, semplificando le montature fino a renderle invisibili. Amante dei materiali semplici (cristallo di rocca, legno, acciaio), li accostò frequentemente all’oro e alle pietre preziose più rare, realizzando monili originalissimi.

L’abilità di Frédéric fu riconosciuta da tutti e premiata nelle varie esposizioni internazionali. Le stesse qualità vengono riconosciute al figlio Louis che, fresco di laurea in ingegneria, applicò le sue conoscenze tecnologiche alla gioielleria. Inizialmente Louis fu uno dei massimi esponenti dell’Art Déco, fondendo insieme tracce di spirito cubista, cromatismo acceso, pietre straordinarie, con un eclettismo senza precedenti che lo portò, nel 1931, a creare gioielli d’ispirazione coloniale legati all’arte africana; i tagli quadrato, baguette, a prisma e a trapezio innovarono gli effetti di rifrazione della luce sulle pietre aumentando, così, il “particolarismo” di certe realizzazioni: collezionisti e musei  li acquistarono immediatamente.
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Gli anni Trenta videro Boucheron produrre accessori diversi per le emancipate donne di quel periodo: borse ricamate con perle e lustrini, bocchini lunghi anche settanta centimetri, spille tempestate di diamanti da agganciare anche ai revers delle giacche da smoking maschili, cinture – gioiello e bracciali – polsino per adornare le braccia nude, per non parlare degli orologi che vestivano i polsi con ricercatissime preziosità. Il taglio baguette dei diamanti permetteva di creare un effetto a cascata o a piccole onde;  i capelli corti e i colli finalmente nudi suggerirono a Louis il ritorno degli orecchini pendenti, a volte così lunghi da sfiorare le spalle: le dive di Hollywood spesero migliaia di dollari per poter sfoggiare le sue creazioni. Louis Boucheron veniva indicato come il “Gioielliere da Mille e una notte”: ed affettivamente tra i suoi clienti più affezionati c’erano i ricchi orientali. Un rapporto privilegiato fu quello che unì Louis allo Scià: nel 1931 il gioielliere fu incaricato di valutare i tesori dell’Iran e fu nominato custode ufficiale di quei beni.
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Il tesoro comprendeva i due diamanti rosa più grandi mai scoperti, centinaia di smeraldi, tutti di una caratura elevatissima, uno dei sette troni del Gran Moghuol ed un mappamondo decorato con più di cinquantaduemila pietre preziose. Passarono, però trent’anni prima che il tesoro fosse valutato e il museo, destinato a custodirlo terminato: la costruzione fu interamente progettata dallo stesso Boucheron, che rispolverò per l’occasione il suo titolo di studio. La gioielleria Boucheron, giunta alla quarta e quinta generazione, continua ancor oggi a mantenere la sua allure indipendente dalle mode e dagli stili, restando fedele all’impronta che Frédéric Boucheron aveva delineato a metà dell’Ottocento

 

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