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Bunga-bunga. Cosa significa esattamente? E com’era disegnato tra Ottocento e Novecento?


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Acquerello di autore ignoto della prima metà del XIX secolo.Area culturale tedesca

 

L’espressione bunga bunga ha radici linguistiche, da noi, ottocentesche e deriva, nel periodo colonialista e dei grandi viaggi,da singolari espressioni esotiche che assunsero, trasposte nelle lingue occidentali, un’evidenza onomatopeica scherzosa, a volte sessuale e grottesca. Nell’Ottocento e nel Novecento si sedimentò, grazie a barzellette e a battute di spirito, un significante simile a festino sessuale, in cui pubblicamente si consumassero rapporti sessuali, con la sottomissione di alcuni appartenenti al gruppo stesso. L’onomatopea bunga bunga riporta a un linguaggio primordiale, che riflette la reiterazione della penetrazione.

 

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Acquerello di autore ignoto della prima metà del XIX secolo.Area culturale tedesca

 

L’espressione bunga bunga, tipica della cultura indigena dell’Indonesia, è attestata nel corso del XIX secolo, in particolare nella letteratura odeporica e nella manualistica botanica – esso si lega ai fiori e alle feste indigene legate agli stessi – e diviene poi, in ambito indonesiano, il nome dell’Australia e delle usanze aborigene della stessa nazione. In questi termini se ne parla diffusamente nel 1845 nei “Diari” di Edward John Eyre così come in alcune pubblicazioni di botanica del 1851-1852, in cui pure se ne evidenzia la valenza di festival indigeno. Il termine, divenuto simile a un suono africano, è stato poi ripreso nel 1910, nell’ambito di un celebre scherzo, il Dreadnought hoax. Alcuni amici inglesi, tra i quali Virginia Woolf, si erano travestiti da principi abissini e, come alti rappresentati del governo africano, avevano ottenuto il permesso di visitare la corazzata HMS Dreadnought, una delle più potenti navi da guerra dell’epoca. Ogni volta che il comandante mostrava loro una meraviglia della nave, gli ospiti mormoravano “bunga, bunga!”.

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Achille Jacques-Jean-Marie Devéria (1800-1857), Mosca cieca

L’episodio passò alla storia come “bufala del Dreadnought” (Dreadnought hoax) e il termine divenne un popolare tormentone di quel periodo. Bunga bunga significava bello bello, ma sempre un bello che poteva avere una connotazione sessuale. Nel Novecento il termine bunga bunga passò alle barzellette. In particolare, una di queste storielle, racconta del solito esploratore che finisce nelle mani dei selvaggi. Il capo della comunità, deve punire l’intruso. Così gli chiede se preferisca la morte o il bunga bunga. Non sapendo esattamente cosa sia il bunga bunga, ma ritenendo che, comunque sia qualcosa di meno definitivo e terribile della morte, il malcapitato accetta la seconda proposta e viene sodomizzato dal gruppo, poi bruciato vivo. Per diverso tempo bunga bunga è rimasto legato al concetto di sodomia praticata da un gruppo nel corso di festino. Successivamente la connotazione di sesso punitivo, si è persa e il bunga bunga ha assunto l’idea di una festino di gruppo, che non può essere assimilata all’orgia – che presenta ritualizzazioni dionisiache e non nasce, spesso, da contesti euforici e giocosi, ma presenta una sorta di dolorosa gravezza nella liberazione del desiderio erotico –  nella quale si raggiunge una grande eccitazione. Esso, per certi aspetti, per quanto moralmente imbarazzante, è l’evoluzione di giochi erotici adolescenziali di gruppo – alcuni caratterizzati da scherzi sessuali di matrice carnevalesca – , che però  non presuppongono lo stato di alterazione provocato dalle droghe, ma un’euforia diffusa, alimentata della cena, dal vino, da discorsi e spettacoli piccanti, dalla presenza di donne molto disinibite, che hanno il compito di “aprire i giochi”, varcando il confine del “lecito sociale”, come del resto, avveniva – e le immagini  qui sopra, disegnate e dipinte nei primi decenni dell’Ottocento, in area tedesca, sono molto eloquenti – anche nei secoli passati, come nell’Ottocento.

Come ben sappiamo, il termine reiterato bunga bunga è stato utilizzato nei processi a Silvio Berlusconi, relativamente ad alcuni ricevimenti particolari che egli avrebbe promosso e rilanciato da giornali e tv, per l’estrema volgarità basica dell’espressione, nell’azione mediatica nei confronti di Berlusconi.

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Izvrasaki, 130 circa

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Izvrasaki, 130 circa

Tom Sargent, 2003

Tom Sargent, 2003

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Tom Sargent, 2003

Tom Sargent, 2003

Tom Sargent, 2003

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