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Cacciapuoti di Milano, il ‘900 in ceramiche d’autore


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cacciapuoti foto 2 già con dida

L’attività della famiglia Cacciapuoti rappresenta un tassello fondamentale della storia della produzione di ceramiche del nostro Paese. Ben quattro generazioni si sono passate il testimone, lasciando ai collezionisti e agli appassionati abbondanti testimonianze di una passione che ha nutrito di un’originale componente artistica la vasta realizzazione seriale delle varie fabbriche della dinastia napoletana, nell’arco di circa un secolo. Il 1927, a Milano, è l’anno di nascita della ditta “Mario Cacciapuoti e C.”. I soci fondatori dell’azienda che produce “terrecotte d’arte”, sono Mario Cacciapuoti, in qualità di “scultore”, direttore che crea i modelli, Rinaldo Righetto, “ritoccatore”, che rifinisce ed aggiunge le parti non comprese nello stampo, Angelo Artuso, “pittore” che dipinge e smalta i pezzi ed infine Angelo Bignami con il ruolo di “viaggiatore”, con incarichi di tipo commerciale e amministrativo. A partire dal 1930 la ditta inaugura una lunga serie di esposizioni alla Fiera Campionaria di Milano, che prosegue per circa quaranta cinque anni. Di tutto questo periodo esiste soltanto un pezzo firmato “Cacciapuoti”, databile con certezza, grazie al marchio, agli anni di attività della “Mario Cacciapuoti e C.”. Si tratta di un leone accucciato che ruggisce con la testa girata verso sinistra, un soggetto che, con chiari riferimenti alla romanità classica e all’impero coloniale, si inseriva alla perfezione nel gusto dell’epoca fasciata.

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La prematura scomparsa di Mario, avvenuta nel 1930, determina inevitabilmente sostanziali trasformazioni nell’assetto della ditta, con il recesso dalla società di Angelo Artuso e degli eredi di Mario, e l’entrata del fratello Guido Cacciapuoti e di Mario Solesin. A questo punto il nome della ditta diventa” Grés d’Arte Cacciapuoti”. Guido, nato a Napoli nel 1892, si era trasferito a Treviso, collaborando come scultore in diverse fabbriche locali. Si pensa che tra Mario e Guido si fossero inizialmente creati degli attriti, che li avevano portati a separare le rispettive attività imprenditoriali. Appare sintomatico, infatti, che l’ingresso di Guido nella società del fratello sia avvenuto solo alla scomparsa di questi. La formazione dei due deve molto agli insegnamenti del padre Cesare e degli zii Ettore e Guglielmo. Tuttavia, nel caso di Guido, le diverse influenze dei maestri, artisti della levatura di Trubetzkoy e di Bistolfi, spiegano la presenza nel suo repertorio di una grande varietà tematica e stilistica, da cui scaturisce una vastissima produzione: gli animali sono amorevolmente descritti nella loro natura, talvolta con un’espressione ironica quasi “umana”, oppure stilizzati fino alla caricatura.

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I soggetti sono poi diversificati anche dall’utilizzo di diversi impasti – grés, terracotta, terraglie – e “coperte” – vernici trasparenti o pigmenti a smalto -. In altri casi la produzione di Guido è in linea con il Decò, molto in voga nel periodo, specialmente a Milano. Accanto agli animali, il repertorio comprende una nutrita serie di figure femminili articolata in due filoni: da un lato raffinati profili Decò, dall’altro romantiche dame di gusto settecentesco e le cosiddette “fioraie”. Ci sono poi alcune statuette di bambini, e soggetti di fantasia, come le divinità silvestri accompagnate da animali. Più legate alla tradizione le immagini delle Madonne. Durante la guerra l’attività della “Grés d’Arte Cacciapuoti” rallenta inevitabilmente, e nel 1943 la fabbrica è costretta a chiudere, riprendendo tuttavia a pieno ritmo nel giro di poco tempo.


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Segue un periodo di grande espansione, durante il quale le vendite all’estero diventano massicce. La storia sociale della ditta continua invariata fino al 1953, quando Guido muore. Alla famiglia Cacciapuoti è stata dedicata un’interessante pubblicazione –“Le ceramiche Cacciapuoti”, curata da Luciano Arbace, Nico Stringa, Giulia Anversa e Fredinando Burannelli, edita da Olimpia, da cui sono state tratte alcune immagini.

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