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Guido Cagnacci – Verità e splendore della donna

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Guido Cagnacci visse le inquietudini del Seicento barocco senza rinunciare alla dialettica tra anima e corpo, tra spiritualità e fisicità. Celebre per l’erotismo  dei suoi nudi femminili, fu insuperabile nel porre in scena grandi storie religiose

Celebre per la sensualità conturbante dei suoi nudi femminili, icone di un universo pittorico pervaso sì da un eloquente erotismo, ma pure da un incrollabile e lucido senso del vero, evocatore di sentimenti, passioni, drammi e violenze, Guido Cagnacci ha calcato la scena artistica del Seicento, interpretando un ruolo di primaria importanza.

Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1601, e morto a Vienna, alla corte di Leopoldo I d’Asburgo, nel 1663, poco delineato nel suo percorso biografico a causa dell’assoluta aridità delle fonti, emerge comunque per la personalità complessa, dal carattere litigioso e incline a rifuggire dagli schemi della rispettabilità, e pure agitato da profonda spiritualità. Di formazione caravaggesca, restò legato alla componente naturalistica, aggiornandosi in senso fortemente personale sulla lezione di Guido Reni, per aprirsi poi alla pittura veneta. E da questi elementi che discende un’intensa componente carnale, la concretezza delle sue immagini e il suo impareggiabile senso del colore che lo condussero ad uno stile capace di anticipare addirittura certi esiti ottocenteschi, specie alcune languide visioni di ambiente preraffaellita.

Procedendo con inconsueta autonomia tra i due poli del naturalismo drammatico caravaggesco e dell’idealismo reniano, Cagnacci seppe cogliere dal primo l’invito a ricercare una dimensione narrativa in cui il tema religioso viene calato nel quotidiano e a caricare di valenze emozionali e sensuali i soggetti di carattere profano, dall’altro la spinta ad un’elevazione del linguaggio, che si fece in  effetti sempre più colto, virtuosistico e raffinato. Con il trasferimento a Venezia, intorno al 1649, si assiste, nel suo lavoro, ad un ulteriore aggiornamento stilistico, determinato soprattutto dalla conoscenza della grande pittura lagunare del Cinquecento.

Guido Cagnacci, Il ratto d’Europa

Guido Cagnacci, Il ratto d’Europa

Nel clima molto libero della città, dove pare vivesse in incognito con il nuovo cognome di Canlassi e in compagnia di una giovane modella che per passare inosservata vestiva abiti maschili, egli intraprese l’intensa produzione di quei quadri “da stanza” in cui è prevalente il tema del nudo femminile che ne hanno consacrato la fama. In effetti, lo strenuo confronto con tali soggetti lo condusse a soluzioni di straordinaria naturalezza ed eleganza, che, se allora gli procurarono i favori di un’ampia committenza, ricca e disinibita, oggi continuano ad affascinare per la conturbante e sottile malizia che li percorre, per le carni delicate, le pose languide, le luci fredde e liquide che evocano atmosfere voyeuristiche. Ma la genialità di Cagnacci non è fatta solo di questo.

Il pittore raggiunse l’apice del suo percorso in quelle opere, come i cosiddetti “quadroni” forlivesi con la Gloria di san Mercuriale e di san Valeriano, in cui seppe creare scenografie di cieli tersi, impossibili eppure reali, per grandi storie religiose, dove lo spazio è dilatato in una dimensione mentale capace di contenere la strabordante fisicità delle figure.

NEL VIDEO UN VIAGGIO TRA I NUDI DI GUIDO  CAGNACCI

 

 

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