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Caillebotte, quando l’organo sessuale delle donne appare triste e desolato

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Collezionista degli impressionisti e loro mecenate – li aiutò sia come gruppo che singolarmente, in silenzio, come un dono autentico, assoluto – pittore in proprio, architetto, Gustave Caillebotte fu un ottimo fiancheggiatore dell’impressionismo, anche se ne assunse tardivamente il linguaggio tecnico – e in modo discontinuo – pur comprendendo la grandezza della pittura nuova. L’artista, proveniente da una famiglia dotata di grandi disponibilità economiche – aveva accumulato enormi sostanze grazie alla fornitura di tessuti all’esercito di Napoleone III -, ebbe la possibilità di imboccare una strada artistica da “dilettante a tempo pieno”, oltre che occuparsi di filatelia e di progettazione di barche, un’altra sua grande passione. Quando il padre morì, Gustave, ancora giovane,  ereditò una fortuna. Suo fratello, che era divenuto prete, si definiva, grazie alle sostanze di cui disponeva dopo l’eredità,  il curato più ricco di Parigi.

gustave-caillebotte autoritratto

Ora ci si può chiedere perchè questo straordinario artista, che costituisce un elemento di congiunzione tra la pittura con i soggetti contemporanei di Manet e l’impressionismo tout court – e che ha donato alla Francia la propria straordinaria collezione di pittori dell’impressionismo –  abbia avuto una fortuna limitata, presso il grande pubblico, esclusi alcuni dipinti, quali I posatori di parquet o il quadro con pioggia, passanti e ombrelli, nel centro di Parigi, ai quali possono essere aggiunti soggetti di canottaggio.
In Caillebot assistiamo a una sensualità raffrenata, che sarebbe piaciuta più agli americani – che lo collezionarono, in effetti, e che, attorno al 1970, ne lanciarono internazionalmente l’opera – che agli europei, così attratti dall’impero sensoriale dell’impressionismo tout court: Caillebotte aveva una difficoltà intrinseca nell’esprimere quella gioia derivante dalla luce e dai fenomeni atmosferici che apparteneva soprattutto alla linea Monet, Pissarro, Sisley, Renoir, Morisot.  C’è sempre una vena malinconica nei suoi dipinti. Caillebotte medita tristemente dalla finestra del suo palazzo di Parigi e, per questo prelude, a certe atmosfere di Hopper.  Non si immerge nel cuore del vitalismo panico.

Gustave Caillebotte, Giovane alla finestra, (1876)

Gustave Caillebotte, Giovane alla finestra, (1876)

E’ bloccato – forse dall’educazione, forse da un problema personale irrisolto, come quello della propria identità sessuale -. Non vogliamo fare del freudismo ad oltranza, ma l’osservazione del corpus dei dipinti dell’artista mostra inquietudini, dolore, senso di disagio. Vorremmo dire che già si affaccia, nella sua arte, un’idea di predizione della Nausea sartriana e dell’esistenzialismo. Tutto, ai suoi occhi, sembra accartocciarsi nel dolore. Assistiamo a qualcosa che potremmo definire, con un ossimoro o un’antinomia, tristezza della felicità.

Ciò che i suoi quadri rivelano, trova riscontro in alcune ipotesi biografiche. Fu forse oggetto di una formazione familiare molto vincolante; fu incapace di dare uno strappo rispetto alle comodità e agli obblighi della sua vita alto-borghese, timoroso di ascoltare la propria bi-sessualità od omosessualità? Caillebotte rappresenta la propria vita, in molti casi, osservando il mondo dalla finestra, come un bambino solo e triste, diventato improvvisamente adulto. Stanchezza e malattia possono serpeggiare anche nei quadri in cui Degas o Toulouse Lautrec esaminano figure femminili. Ma nei loro dipinti questo male di vivere è suscitato da una fatica, da una causa efficiente:  non è una condizione che travaglia la donna, come genere I personaggi femminili, invece, per Gustave, rappresentano la noia, la depressione e portano in sè un senso di morte.

Caillebotte femme

 

Nel Nudo sul divano (1873), l’occhio dello spettatore è distolto dalla figura nuda – che manca assolutamente di sensualità – attraverso un lenzuolo lucido, di seta, che diviene realmente il centro del quadro, poiché ha la funzione, con un ottimo gioco luministico, di trascinare su di sé immediatamente lo sguardo. Il nostro occhio si incaglia invece, successivamente,  sulla pelle della donna e sul peso della figura. Nel secondo nudo che qui pubblichiamo (1880), la modella, che ha lasciato gli stivaletti alla base del divano sul quale posa,  sembra essere vittima del suo essere femmina. Abbiamo visto, in Degas o in Toulouse Lautrec donne dalla quale traspare la solitudine della prostituzione o la fatica della danza; ma mai una modella è così trascinata nel vuoto dal grande nulla della carne. Il volto è affaticato; una profonda occhiaia segna quelli che un tempo – qualche mese prima, perché la modella è giovane –  potevano essere lineamenti ingannevolmente belli;  il brutto ventre prominente, risale gonfio dalla magrezza del corpo emaciato; la parte inferiore del bustino le ha scavato una linea tra la base della cassa toracica e la vita; la pelle, colpita dalla luce radente della finestra, cade flaccida, all’altezza del ginocchio sinistro; e un colorito malato si diffonde sulla pelle, specie nell’ombra; e l’alluce del piede è nero di lucido da scarpe. Piedi contratti dai nervi, non distesi come nelle Veneri classiche; e un gonfiore a livello dell’incavo della gamba destra.

caillebotte nuda sul divane 2

Il suo è un dolore interno; un dolore d’esistere. E mai, forse, la bellezza del pube femminile, che anni prima era stato cantato , in primo piano, nella sua morbida bellezza. da Courbet, come origine del mondo, roseo e vidido, pulsante, sarebbe stata trascinata così in basso, come in Caillebotte. Un modesto poggio dal quale si innalzano peli, in controluce: un boschetto devastato dalla siccità.

 

 

 

caillebotte nuda sul divane 2

 

 

 

Diverso, come possiamo notare, è l’atteggiamento di Caillebotte, nei confronti dei giovani maschi. Artigiani impegnati in ristrutturazioni, pieni di vigore; uomini nudi che si asciugano dopo essersi lavati, potenti canottieri. Le scarse informazioni sulla vita privata dell’artista sembrano, sotto questo profilo, essere colmate dall’inequivocabile linguaggio delle immagini.

gustave caillebotte nudo maschile

 

 

The Floor Scrapers *oil on canvas *102 x 146,5 cm *signed b.r.: GCaillebotte. / 1875.

Gustave Caillebotte Canottaggio sul Yerres, 1877

 

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