Home / archeologia / Caligola, la trasgressione al potere
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

Caligola-Nemi copertina

Caligola, la trasgressione al potere

La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, dopo oltre un anno di lavori, vuole ricordare con una mostra la ricorrenza dei 2000 anni dalla nascita di Caio Cesare Germanico (12-41 d.C.), il terzo imperatore di Roma, passato alla storia con il soprannome di Caligola, che regnò dal 37 al 41 d.C., figura tra le più note e discusse della storia romana, ritratto con tinte fosche nell’antichità, oggetto di rielaborazione ed ispirazione artistica fino ai nostri giorni.

La statua di Caligola in trono

La statua di Caligola in trono

 

La storiografia antica ci ha consegnato un’immagine di lui esageratamente dispotica e al limite del grottesco, che ha molto influito anche su lavori letterari e poetici di età moderna e contemporanea, dal “Caligola” di Albert Camus all’interpretazione psicoanalitica di H. Sachs.


A causa della damnatio memoriae, di questo discusso imperatore ci sono pervenute poche immagini; in particolare statue e ritratti sono stati spesso rilavorati con le sembianze di qualche altro membro della famiglia, soprattutto di Claudio.
Potrebbe quindi essere una delle rare statue rappresentanti l’imperatore in trono quella, alta oltre due metri, che viene esposta, dopo un attento e accurato restauro, eseguito a due anni dal fortunato recupero da parte della Guardia di Finanza, Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico.

La mostra vuole gettare una nuova luce sul personaggio e raccontarne la storia sottolineandone le origini, alla base dei successivi sviluppi della sua vicenda, le caratteristiche, che lo distaccano fortemente dagli altri membri della sua dinastia, e l’influsso della sua figura nella cultura moderna e contemporanea: il tema dominante dell’ evento sarà “Caligola, la trasgressione al potere”.
La Mostra è in realtà il pretesto per un nuovo allestimento museale, in cui verranno esposti reperti marmorei (ritratti, sculture, elementi architettonici) provenienti dal Santuario di Diana Aricina, mai presentati al pubblico.
É stato rinnovato l’apparato didattico, dando maggior visibilità proprio alla figura di Caligola, prendendo in esame diversi aspetti del suo breve e tormentato periodo di regno.
Ai materiali che rimarranno nell’esposizione stabile del Museo anche dopo la mostra, si aggiungono nel corso della manifestazione statue e ritratti marmorei pertinenti non solo a Caligola ma anche ad alcuni membri della gens giulio-claudia, come lo zio adottivo Tiberio e il padre Germanico.
Una sezione numismatica espone per la prima volta alcune monete rinvenute a bordo delle due navi dell’imperatore, mentre vengono mostrati temporaneamente gemme e cammei riferibili a Caligola e alla famiglia giulio-claudia,  prestati dal Museo Scuderie Aldobrandini di Frascati e da un collezionista privato.Pannelli didattici bilingui (italiano e inglese) illustrano i temi trattati più ampiamente nel catalogo pubblicato per l’occasione, grazie ad un finanziamento della XI Comunità Montana del Lazio e del Sistema Museale Museumgrandtour, di cui il Museo delle Navi fa parte.

Per l’occasione è stato realizzato dal servizio audiovisivi della Soprintendenza un filmato sul recupero, il lavoro di assemblaggio e il restauro della statua marmorea, che viene proiettato insieme ad altri due filmati sul recupero delle navi.
E’  quindi un’occasione per presentare ad un vasto pubblico con spirito per quanto possibile imparziale uno degli imperatori romani meno noti e nello stesso tempo dare il giusto risalto ad un Museo, apprezzato per il valore architettonico e per essere stato il primo in Europa a venire costruito “per” e “sui” reperti esposti, le vai dell’imperatore Caligola.

Fino al 5 novembre, Nemi (Roma), Museo delle navi romane

SE GIUDICHI L’ARTICOLO INTERESSANTE, VAI ALL’INIZIO DELLA PAGINA E CLICCA “MI PIACE”.

x

Ti potrebbe interessare

piccinini

Nulla è “Ovvio” sotto questo sole. Giovanna Piccinini orienta il nostro guardo verso ciò che non vediamo più

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico