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Cambia la Giunta, Bernardelli Curuz fuori da Brescia Musei

di Maurizio Bernardelli Curuz

Lascerò l’incarico di direttore artistico di Brescia Musei nei primi giorni di agosto del 2014. Non è escluso, se il sindaco Del Bono e l’assessore Castelletti, lo ritenessero opportuno, che sia possibile proseguire il lavoro per la città, con un’altra mansione, legata alle curatele e ai contenuti. Si vedrà.

E comunque, quella di interrompere il rapporto di lavoro il prossimo anno, un’azione corretta del Consiglio di amministrazione della Fondazione che ha teso a far coincidere la chiusura di una gestione amministrativa – il Consiglio stesso sarà rinnovato nel 2014 – con l’azzeramento della direzione, che costituisce l’elemento di traduzione tecnica delle linee della Giunta e della Fondazione. Ci mettiamo quindi a disposizione della nuova amministrazione. Il mio contratto avrebbe avuto scadenza naturale nel 2015, in concomitanza con l’Expo, ma il mutamento dell’assetto della Loggia comporta una revisione anche in questo campo. Nella lettera di rescissione del contratto. il presidente Lechi, che si è sempre comportato con grandissima professionalità ed equità, fa riferimento al ‘cambiamento intervenuto nell’amministrazione della città che comporta di riflesso modifiche sul piano organizzativo”. “ Precisiamo – continua il presidente nella lettera – che tale decisione non ha alcun contenuto critico in ordine alla Sua attività, per questo le richiediamo di proseguire la Sua attività per tutto il periodo di preavviso (12 mesi)’. In questo periodo sto lavorando, in vista dell’Expo, a una mostra importante legata al ciclo di Padernello e Ceruti. Il titolo provvisorio è Pitocchetto, miseria e nobiltà. Mette in luce, tra l’altro, anche gli aspetti legati alla sussistenza e all’alimentazione, tema, quest’ultimo, centrale a livello dell’Expo. E’ dal 1935 che non è possibile vedere insieme i quadri del ciclo. Contemporaneamente abbiamo individuato un’ottima pista che spiegherebbe i reali motivi politico-economici della svolta di realismo sociale interpretata da Pitocchetto. Non so se questa mostra sarà realizzata. Comunque sia, l’esperienza in una Fondazione legata a un ente pubblico mi ha insegnato a elaborare progetti, fino all’aspetto esecutivo e poi ad abbandonarli per un cambio di rotta della politica o per mancanza di fondi.

Credo di aver messo, nonostante le difficoltà burocratiche – che spesso risultano insormontabili, negli enti pubblici – e la notevole stretta economica, tutta l’energia che mi è stata possibile e tutte le conoscenze maturate nel settore per proseguire su una linea di impegno culturale che, negli anni precedenti alla mia chiamata, era caratterizzata da elevatissimi stanziamenti economici. Per la Loggia e la Fondazione ho cercato quindi di gestire mille emergenze. Gli investimenti non erano più quelli dei tempi di Goldin. Ho tentato quindi di intervenire sempre per dare i massimi contenuti e forza di lettura a mostre che avessero costi inferiori. E nonostante i problemi di Artematica penso di aver, pur tra un milione di lacci, operato in modo innovativo specialmente sulla mostra di Matisse -studiando ed evidenziando il misterioso assetto degli archetipi – mostra definita dalle non tenere pagine del Financial Time come un evento che “permette di comprendere la struttura che sta dietro al genio di Matisse”. Ho quindi promosso e curato mostre dedicate ad artisti bresciani, ho monitorato, per il Comune, l’operazione che ha consentito, con il lavoro determinante dei Civici Musei, il riconoscimento dell’Unesco. Ho svolto un ruolo di raccordo con le accademie e con il territorio. Per quanto concerne la questione dei numeri dei biglietti e quanto è accaduto a livello di Artematica, voglio specificare che, essendo il mio ruolo esclusivamente legato ai contenuti, ai concept e allo sviluppo degli stessi nell’ambito espositivo, ero totalmente escluso da qualsiasi comunicazione relativa a costi, risorse economiche, gestione della biglietteria. Sono stato un addetto alla produzione, un uomo che ha lavorato in officina.

In questi anni abbiamo anche cercato, con un’importante opera di sinergia svolta all’interno della Fondazione, grazie ad un personale attivo e preparato, di rendere Brescia Musei, sotto il profilo professionale, totalmente autonoma nell’ambito della produzione delle mostre. Una crescita c’è stata, sotto questo profilo. E non credo che sia poco. Per quanto il Comune voglia disporre cambiamenti nella Fondazione, oggi abbiamo la certezza che potremmo produrre qualsiasi cosa, senza doverci appoggiare a gestioni esterne. Era questo che mi aveva chiesto la città. Credo di aver mantenuto la promessa.

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