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Camillo Procaccini quotazioni gratis – Storia e analisi stilistica

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La prima mostra monografica dedicata a Camillo Procaccini, protagonista della pittura lombarda fra il XVI e il XVII secolo, fu organizzata alla Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst di Rancate (Svizzera). Le opere dell’artista di origine emiliana, furono collocate in dialogo con alcuni dipinti di Giovan Battista Crespi detto il Cerano, altra figura di spicco del Seicento lombardo. Con una quarantina di lavori, la mostra – coordinata da Mariangela Agliati Ruggia – si propose di ricostruire integralmente la complessa cultura pittorica di Procaccini, e si soffermò soprattutto sulla sua prima attività, non confinandola esclusivamente nell’ambito dell’arte sacra, com’è avvenuto fino ad ora. Stile intervistò nell’occasione Paolo Vanoli, curatore della rassegna insieme a Daniele Cassinelli, Francesco Frangi e Alessandro Morandotti.

http://www.stilearte.it/wp-admin/post.php?post=34201&action=edit#Quali sono state le scoperte attorno a Camillo Procaccini cui si è giunti negli ultimi anni?

Sicuramente la rivalutazione della produzione profana, meno conosciuta rispetto a quella sacra. Eloquente, in proposito, lo studio condotto da Alessandro Morandotti, Milano profana nell’età dei Borromeo (Electa, 2005), che getta luce su questa cultura libera, influenzata dal manierismo internazionale e legata alle corti europee. Siamo poi riusciti a stabilire con precisione l’anno di nascita di Procaccini: 1561. Diverse le ipotesi formulate a riguardo: alcuni studiosi pensavano ad una data più antica, ma la nostra supposizione si è rivelata corretta. Inoltre abbiamo rinvenuto parecchie opere giovanili prima ignote.

C’è qualche lavoro inedito o particolarmente interessante che ci vuol segnalare?

Tra i pezzi più pregiati si annoverano l’olio su rame con San Giorgio e il drago, il Sacrificio di Isacco, che ci è stato concesso dalla Pinacoteca di Varallo, il disegno dedicato a Sant’Antonio tentato dai diavoli, mai esposto in Italia, e splendide opere del Cerano come la Sacra Famiglia, proveniente dall’Ashmolean Museum di Oxford, nonché l’inedito Il riposo durante la fuga in Egitto.

Come siete giunti ad ottenere tali pezzi straordinari?

Attraverso un intenso lavoro di studio e di ricerca. Molto dobbiamo alle segnalazioni di alcuni esperti: l’apporto di Francesco Frangi, ad esempio, è stato indispensabile. Fondamentale poi il contributo di due importantissimi musei britannici: il British Museum di Londra e il già citato Ashmolean.

Come si è svolta la formazione di Procaccini? Quanto ha contato l’esempio del padre Ercole e a quali altri artisti ha attinto?

Camillo si forma studiando proprio con il padre, pittore affermato e attivo a Bologna. In seguito allarga i propri orizzonti e si accosta all’arte di Bartolomeo Passerotti e Pellegrino Tibaldi. Insostituibile per lui l’insegnamento di Barocci e Zuccari, così come quello del Correggio: Procaccini resterà colpito soprattutto dai suoi notturni.


In che cosa consiste la sua originalità?

Il merito di Camillo è di aver portato a Milano, dove è giunto nel 1587, un manierismo nuovo, più sciolto, naturale, vivace ed espressivo rispetto a quello macchinoso e artificioso, di un’eleganza algida, di autori come Luini e Peterzano, ancorati alla pittura del tardo Cinquecento. Nella città lombarda, inoltre, Procaccini introduce l’incisione ad acquaforte, tecnica poco conosciuta dagli artisti locali.

Per quale motivo, a suo avviso, non è mai stata dedicata una mostra monografica a Camillo Procaccini prima d’ora?

L’abbondanza delle opere ha certamente pregiudicato la sua fama: sull’onda del successo giovanile, già alla fine degli anni ’90, Camillo si assesta su un linguaggio edulcorato, accademico, senza più slanci, meno innovativo, meno focoso. L’obiettivo che ci prefiggiamo è quello di celebrare la produzione giovanile di questo straordinario artista, che rischia di essere dimenticata. Uno dei vanti della mostra è l’esposizione di alcuni lavori del Cerano, attraverso i quali diventa possibile comprendere il dialogo fra i due, esponenti di rilievo della pittura del Seicento lombardo.

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