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Cani nell’arte: Pisanello li usa per raccontare sentimenti e scena. Meraviglioso

In Pisanello possiamo evidenziare l’attivazione di almeno due funzioni semanticamente attive svolte dai cani sulla scena.
Da un lato gli animali assolvono al compito di conferire un grado emotivo alla quinta scenica, dall’altro delineano l’ambiente sociale in cui si muove la narrazione pittorica.


Nella Visione di Sant’Eustachio (1438-1442 circa), i cani servono al maestro del gotico internazionale soprattutto per rappresentare una situazione conflittuale.
Il nobile cavaliere, recandosi a caccia nella foresta, circondato da una mobile e latrante muta di cani, si imbatte in un cervo sul cui palco di corna è cresciuto miracolosamente un Crocifisso.

Le intenzioni del cacciatore, inizialmente ostile nei confronti del grande ungulato, sono palesate da un cane che, ai piedi del cavallo, digrigna i denti al cospetto del cervo. Ma accanto a sé ha un altro elemento della muta che lo osserva con una dolcezza interrogativa, quasi che lo avvertisse che quella non è una preda, ma una presenza sovrannaturale. I cani rappresentano i pensieri di Eustachio. La sorpresa di trovarsi di fronte una preda splendida che vorrebbe catturare e la scoperta che il cervo porta la Croce di Cristo. La parte razionale dell’anima convince quella irrazionale a contenere la pulsione, in virtù di un disegno più alto. I sentimenti di Sant’Eustachio, affinchè siano resi nel loro divenire, quanto lo sviluppo narrativo, sono affidati a queste bestiole, preziose anche nella pittura. Pisanello usa anche, come elemento di contestualizzazione della scena, un altro animale; un grigio, elegantissimo levriero, ponendolo all’inseguimento di una lepre, in una sorta di ideogramma in grado di spiegare allo spettatore che l’incontro tra Eustachio e Cristo avviene nel corso di una battuta di caccia. (curuz)

Pisanello, Visione di Sant’Eustachio

Pisanello, Visione di Sant’Eustachio, particolare

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