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Capitolo II ♥♥ Vagina anima ♥♥ di Maurizio Bernardelli Curuz

Riassunto del primo capitolo
Un foglio anonimo, nel quale appare una croce formata da un rudimentale accostamento di cinque capolavori, tra Giotto e il Rinascimento, concatenati da un profondo vincolo di senso, viene inviato, alla fine d’ottobre del 2011 a cento cardinali, in tutto il mondo.

La busta reca, alla sommità sinistra, uno stemma privo scudo, ma recante il motto “Estote parati”, siate pronti.
Il foglio, tenuto riservato o distrutto da ogni prelato che non ha dato alcuna alcuna comunicazione di ricezione alla Santa Sede, viene immediatamente recuperato da Mazarine de Floréal, una giovane storica dell’arte che è stata fatta infiltrare, ad Avignone, in un gruppo di preghiera femminile, estremista, anarcoide e terribilmente moderno nell’approccio alla religione. L’incarico di intelligence, nella città francese, ex sede pontificia, era stato affidato, nel dicembre 2010, a Mazarine da don Marco Rupe, responsabile di un’agenzia giornalistica romana, che svolge, a un livello segreto, un’attività di informazione e di controinformazione, nel convulso tentativo di contribuire a creare un argine, durante uno dei più terribili attacchi nichilisti al Cristianesimo.

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Ma qual è il significato di ogni singolo quadro e quale concetto viene composto dal loro accostamento? A quali verità conduce? Un avvertimento mafioso nel momento di riforma dello Ior? L’azione di lobby americane che ritengono dannosa l’immagine di Cristo nell’ambito dello sviluppo della democrazia consumista e capitalista? Il messaggio di un mitomane che si inserisce nel momento in cui la Chiesa è colpita da attacchi, profezie infauste, pubbliche denunce?  Le indicazioni di un francescano volte a ritrovare la strada nascosta della gloria dopo il “commissariamento” dell’Ordine da parte di Benedetto XVI? Il richiamo a straordinari valori sconosciuti, da parte di un vecchio prete dissidente, giunto alla fine dei suoi giorni? E qual è il ruolo giocato dal gruppo di preghiera, femminile e anarcoide, fondato ad Avignone, il quale converte giovani arabe attraverso la forza travolgente di Cristo-rivoluzionario e che sostiene che solo la Donna salverà la Chiesa e il mondo?

LA TRAMA PIU’ APPROFONDITA E’ IN FONDO A QUESTA PAGINA

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Maurizio Bernardelli Curuz

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♥♥ Vagina anima ♥♥

2015

CAPITOLO II

Mazarine indica il piccolo stemma cieco della busta. E’ di un bel colore rosso sangue. L’intensità scaturisce da un ottimo inchiostro, piuttosto materico, comunque compatto, che somiglia alle vivide lacche vermiglie di Fra Galgario, ricavate dai fondi limacciosi delle tintorie settecentesche in cui avevano fatto bollire cocciniglie. E’ un effetto prezioso, che ricorda qualcosa di lontano nel tempo, anche se la busta è immacolata, di produzione recente e pertanto anche la stampa dello stemma deve essere avvenuta non più di qualche mese fa. L’operazione deve però aver richiesto, complessivamente, per essere costruita in ogni dettaglio, un certo impegno e l’attento studio di diversi particolari dotati di un’evidenza semantica. Qualcuno ha scansionato uno stemma cardinalizio, ha cancellato lo scudo, ha individuato questa tonalità preziosa, rosso lacca. Ha inserito il motto Estote parati, state pronti, alla base dello stemma. Un motto semplice, quasi banale, all’apparenza, ma che risuona come un avvertimento dal rintocco lugubre. L’autore ha poi raccolto e trascritto gli indirizzi dei cardinali. Si è quindi passati alla stampa delle buste, che sono state evidentemente create per questa operazione.

La preparazione deve essere stata svolta da più di una persona o comunque da qualcuno con specifiche competenze tecniche, sommate a conoscenze del mondo dei destinatari, che abbia fatto tutto da sé, per evitare di avere testimoni. In questo caso vedo più l’opera di un giovane, che contrasta con la Lettera della Croce, composta con le immagini ritagliate dei quadri. Ma non dobbiamo fermarci alle apparenze. L’originale è stato fotografato, poi stampato in un centinaio di copie. Le buste sono state spedite con francobolli ordinari. Questo significa – e del resto non poteva che essere così – che nessuno si è presentato allo sportello delle Poste con più di cento lettere, pagando l’affrancatura meccanica, nonostante non sia necessario, per questa operazione, declinare alcuna identità e nonostante la lettera non contenga alcun elemento di reato – a meno che sia configurato il procurato allarme, ma rispetto a cosa? -. Minacce? Non mi sembra che ci siano gli estremi.

– E’ come se vedessimo un uomo con berretto, barba e capelli, ma completamente privo della faccia. Non ha l’effetto surreale di una creatura di Magritte o di Buzzati, questo stemmino? – dice Mazarine.

Lo stemma, pur essendo dotato degli apparati di grado, manca dello scudo, cioè della parte identificativa, e della croce astile. Diciamo che la porzione inquietantemente vuota è incorniciata da un galero cinquecentesco di principe della Chiesa. Dai lembi del copricapo, scendono due cordoni che, formati due nodi d’amore, poco sotto la falda, si pongono poi in linea verticale, tratta a perpendicolo, nella stampa, dal peso di cinque file di nappe, collocate a destra e a sinistra del cappello stesso. Una nappa in cima, due nella seconda fila, tre nella terza; quattro nella quarta, fino alla quinta. Nella parte inferiore, un minuscolo cartiglio contiene, in caratteri bodoniani, l’impresa “Estote parati”, siate pronti.Penso che i destinatari, nello stesso istante in cui hanno avuto tra le mani la busta, abbiano potuto già immaginare di trovarsi di fronte a una lettera anonima, prima di vederne il contenuto. Ma non una lettera anonima tra le tante. Una missiva studiata, preparata, a partire dalla busta. 

– Hai già confrontato i gradi, nell’araldica vaticana? – chiedo a Mazarine.

– Sì, è il grado ordinario di cardinale, anche se manca della croce astile. La mancanza della croce astile potrebbe indicare un cardinale non insignito di dignità episcopale o forse la sua cancellazione è nata da una semplice esigenza grafica. Se avessero inserito l’immagine della croce nello stemma, non sarebbe apparso il vuoto inquietante della mancanza dello scudo. Comunque sia, procediamo. Le nappe formano la facciata di una piramide e indicano sia la struttura gerarchica della Chiesa che il passaggio dalla moltitudine all’Uno, cioè la salita verso Dio. E’ ciò che normalmente circonda lo scudo di un cardinale. La stampa della busta si attiene alle prescrizioni araldiche che furono dettate, nel 1969, dal cardinal Cicognani, che fece eliminare dagli stemmi la presenza di mitria o pastorale.

– Sotto il profilo stilistico c’è infatti un minimalismo che è tutto post-conciliare. La Chiesa mise ordine, semplificò, ridusse, anche nella comunicazione, la sontuosità del passato e limitò i segni del potere. ll galero appare anche in tanti dipinti del Cinquecento. E’ il cappello di San Girolamo, semplicissimo, ma molto elegante.

–  Gli incarichi particolari vengono indicati dai diversi colori del galero e delle nappe

– E il motto Estote parati non apparirà, naturalmente, negli stemmi di nessun cardinale vivente.

– No. Ho cercato di controllare con attenzione e spero che non mi sia sfuggito niente. La piccola frase, considerata a sé – non inserita, cioè, nel contesto dei passi evangelici dalla quale è ricavata – crea un effetto ansiogeno, un po’ apocalittico.  I cardinali hanno imprese più dolci. Devi sapere – e qui ti stupirai –  che invece l’impresa Estote parati è storicamente usata degli scout cattolici.

– Dai! Sarebbe una storia bellissima.

– Il cardinale Romeo, al quale, dall’ambiente palermitano, sarebbero giunte le voci che Benedetto XVI potrebbe morire entro un anno, è stato assistente regionale dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani nel Lazio. Il riferimento a Estote parati potrebbe voler suggerire qualcosa su Paolo Romeo. A mandare la lettera è stato forse qualcuno che, per motivi a noi sconosciuti, vuole creare problemi all’arcivescovo. Le voci su quella che a Palermo chiamano la Profezia di Romeo, cioè la previsione della morte di Benedetto XVI, entro il novembre 2012,  potrebbero aggiungersi agli effetti di questa lettera.

– Per cui tu pensi che la lettera sia stata preparata in Sicilia e spedita da Brescia. E che la Profezia di Romeo completi in modo esplicito quanto la lettera ha annunciato, a livello della busta. C’è però tutto l’interno ancora da esplorare.

– Paolo Romeo è stato nominato cardinale un anno fa, proprio nel novembre del 2010. Dal 2006 è arcivescovo della diocesi palermitana perchè, da siciliano, sa bene come operare, fronteggiando la mafia. La mafia non sembra gradire molto la sua presenza.

Mazarine ora consulta internet.

– Ecco cosa dice la scheda biografica. Il cardinale Romeo guidò gli scout negli anni Settanta “in un momento in cui l’associazione conosce un rapido incremento dei suoi effettivi ed una più dinamica presenza sia nella vita ecclesiale sia in quella civile”. Ma la lettera della Croce non è assolutamente partita da lui.

– Dai divertiamoci un po’e ipotizziamo che possa esistere una cellula deviata di boy-scout, di Lupetti e Coccinelle, che si mette scrivere a cento cardinali, invitandoli a star pronti, come pronti sono loro, gli scout. Gli scout sono giovani, hanno competenze informatiche; i più grandi conoscono le gerarchie ecclesiali, sanno dove pescare gli indirizzi esatti dei cardinali, sono abituati a lavorare in gruppo. E se fossero stati davvero alcuni di loro a spedire le lettere, per spassarsela un po’ e, al tempo stesso, per consegnare ai vertici della Chiesa elettrice la Lettera della Croce che ritengono importante, perchè magari orienta una scelta, preparando il terreno a un nuovo pontefice?  Sto scherzando, certo.

– Io comunque segno anche questa ipotesi.

– Ma no, lascia perdere, per ora, Mazarine.  Lo dicevo per scherzare. Dimmi invece cosa sta avvenendo, esattamente, in queste settimane, in Vaticano. Qualcosa che possa permetterci di capire se la lettera e le dichiarazioni del cardinale Romeo siano scaturite come risposta a un’azione svolta dalla Chiesa contro un potere forte 

Lei apre un blocchetto d’appunti. Un moleskine nero.

– Il Moleskine è mitico

– Piace molto anche a me. Alcune volte ho la necessità di scrivere a mano. Sono gli appunti più pesanti, quelli sui quali voglio lavorare o che quasi incido sulla carta, per ricordare. Poi questo quaderno fa pensare agli scrittori e ai giornalisti in guerra, nei deserti, in viaggi interminabili. Ecco qui. Se vuoi ti faccio un riassunto del caos più assoluto degli ultimi mesi. Il Moleskine serve a quello.

– Aspetto che tu mi racconti tutto, ma nei prossimi giorni. Adesso dimmi cosa sta avvenendo in queste ore – le dico.

– Allora. Breve cappello, almeno. Per gli americani, dopo la caduta del Muro, la religione non ha più un senso, se non come punto d’estrema convergenza della nazione. Ma la religione non deve essere molesta. Non deve limitare gli affari, il cinismo, non deve indurre l’idea di peccato e soprattutto non deve costituire una limitazione alla triste euforia consumistica. Non deve entrare nella vita quotidiana. Per cui, dopo l’azione di Giovanni Paolo II e la fine dell’Urss, gli statunitensi tolgono ogni sostegno al Vaticano anche perchè alcune lobby, sempre più potenti,  tra cui quella dei gay, premono per avere campo libero e saldare i conti con Benedetto XVI e con il conservatorismo. Escono così documenti riservati, si istruiscono processi contro i preti pedofili.Il fine, da parte del cosiddetto pensiero progressista, è di affermare che l’amore tra persone dello stesso sesso diventa vizio orribile solo se varca la porta della pedofilia. Il Vaticano viene così messo in forte difficoltà sulla condanna morale dei matrimoni e delle adozioni gay. I gay vogliono dimostrare che una diversità fisiologica, come l’omosessualità, viene conculcata da una Chiesa lorda, macchiata del peccato abominevole della pedofilia. Tutto parte da quel punto. Poi si innestano il putiferio economico, il desiderio di carriera dei prelati, la guerra tra Ratzinger e il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Ora, in tutto questo casino, cerchiamo di vedere il fotogramma delle ultime ore. Sai chi è Gotti Tedeschi?

– E’ il finanziere cattolico, vicino all’Opus Dei, al quale Benedetto XVI ha affidato la presidenza dello Ior, cioè di quella che, impropriamente, viene chiamata banca del Vaticano

– Perfetto. Gotti Tedeschi ha ricevuto l’incarico dal Papa di rendere assolutamente trasparente lo Ior, eliminando possibili conti paralleli, tenendo lontani ambienti economici collusi con la malavita e controllando l’attività di ogni destinatario di investimenti o prestiti. Questo per evitare, com’è purtroppo successo, che il Vaticano, senza saperlo, finanzi i cartelli della droga o ripulisca, più o meno inconsapevolmente, il denaro delle associazioni mafiose. In queste ore, cioè novembre 2011,  Gotti Tedeschi ha presentato – o presenterà – a una società europea che si occupa di verifiche bancarie l’insieme delle regole che ha cambiato. Lo Ior, da questo momento, viene pertanto vagliato da un ente esterno. Questo non piace assolutamente ad alcune persone, a partire dai mafiosi. Gotti Tedeschi, che non ha un carattere facile, è entrato in conflitto con il consiglio di amministrazione dello Ior, dal quale è ritenuto un corpo estraneo. Gotti Tedeschi vuol dire Benedetto XVI. Il banchiere interviene in modo vigoroso sullo Ior, e siccome la una delega fortissima del papa, si impone al Cda e, al tempo stesso, crea i presupposti affinché i nuovi provvedimenti di trasparenza blocchino gli investitori collusi. A questo punto scattano avvertimenti e minacce più o meno velate, che si aggiungono a lettere anonime sugli scandali dei preti pedofili e a una campagna stampa nettamente ostile alla Santa Sede. Ti ricordo due cosette interessanti sui cavi ad alta tensione che circondano storicamente lo Ior e che potrebbero spiegare le minacce anonime degli ultimi giorni. Giovanni Paolo I è morto per cause naturali – ma il suo corpo non è stato sottoposto ad autopsia, nonostante la fine improvvisa  – proprio mentre annunciava una sua azione radicale sullo Ior, che lui avversava dai tempi in cui il presidente di allora, Marcinkus, aveva sfilato ai vescovi e ai fedeli veneti il controllo di una banca territoriale. Ti faccio un altro esempio. La banda della Magliana aveva raggiunto un accordo con Cosa nostra, conquistando ogni diritto sul territorio romano. Alcune piste, nel rapimento di Emanuela Orlandi, portano alla banda romana che potrebbe essere intervenuta per conto della nuova cupola siciliana. Il rapimento di Emanuela, che era cittadina vaticana, è stato un terribile avvertimento.  In quegli anni c’era stato il golpe, all’interno dell’organizzazione mafiosa. La mafia post-bellica, meno cruenta e dotata di un certo codice d’onore – che le permetteva di colloquiare con lo Stato italiano e con il Vaticano – era stata annientata dai corleonesi. Era la violenza che arrivava dalla campagna e che era alimentata dal denaro dei rapimenti e del mercato degli stupefacenti. La cupola arcaica fu spiazzata e annientata. Gli attentati senza firma, avvenuti in Italia, erano diretti contro lo Stato, che aveva avuto rapporti diretti con la mafia nel Dopoguerra e che non poteva averne con la nuova organizzazione di Cosa nostra. A quel punto i corleonesi, che avevano perso soldi a causa del fallimento del banco Ambrosiano, non solo eliminarono Calvi, ma minacciarono i preti perchè volevano i soldi perduti e non accettavano di essere messi da parte perchè impresentabili.

– Molto interessante, Mazarine. 

– A questo aggiungi un altro fatto: l’attentato a Giovanni Paolo II. Secondo alcune fonti, il turco Agca avrebbe operato per la mafia corleonese e non per misteriose potenze, con il placet della Banda della Magliana. Il Papa non doveva essere ucciso, ma soltanto ferito. E così è stato. Un drammatico, teatrale, spettacolare avvertimento. Un tiratore come Agca non avrebbe certamente sbagliato a sparare, se l’obiettivo fosse stato quello di uccidere il papa.

– Sono cose avvincenti, ma delle quali non ci dobbiamo occupare

– Perchè non ci devono interessare?

-Perchè noi non siamo stati chiamati ad indagare, Mazarine, ma a capire se esistono dei veri elementi di comunicazione nella busta e nella lettera. Dobbiamo prendere i documenti e analizzarli come elementi di testo. Come fossimo traduttori. Al contesto e ai motivi per i quali la lettera è stata prodotta penseranno don Marco e gli altri.

– Sì, hai ragione

– Ti sei offesa?

– No.

– Sì, sei offesa. Io volevo soltanto dire che è sempre meglio evitare, nel momento della prima lettura, che il contesto prevalga troppo sul testo.

– Non è per questa cosa.

– Allora perché hai cambiato umore?

– Mi è spiaciuto che tu non mi abbia chiesto niente di mia mamma.

–  Non è disinteresse. Assolutamente no. L’ho fatto per una forma di delicatezza.

–  Perché ti imbarazza parlare di mia mamma?

Non riesco a trovare una risposta immediata. Lei inizia a digitare sul telefonino e io sui tasti del riscaldamento per abbassare lievemente la temperatura dell’auto. Poi mi sforzo e le rispondo.

– Non mi imbarazza, Mazarine. Sono passati venticinque anni, ma insomma, io. Io. io soffro ancora per quella cosa.

– E credi che mia mamma non abbia sofferto?

–  Te l’ha detto lei?

–  No, lo so io. Perchè vi siete lasciati?

– Eravamo giovani e stupidamente pieni d’orgoglio.

– Non credo che sia un buon motivo. Ho capito che adesso non hai voglia di parlare.

– Dai, che torniamo al nostro lavoro. Puoi fare tutte le ipotesi che vuoi. Io penso che il motto potrebbe diventare un elemento fuorviante, se cercassimo di collegarlo a una persona. Piuttosto ritengo che chi ha mandato la lettera possa aver inviato, attraverso la parte esterna della busta, un avvertimento che è completato dal messaggio iconico della lettera della Croce. State pronti. Pronti a cosa? Sotto il profilo logico tutta la questione sembrerebbe anche troppo semplice. Siccome la lettera viene inviata esclusivamente ai cento cardinali e l’impresa dello stemmino dice “state pronti”, si crea una relazione di significato tra il ruolo dei destinatari – che sono i titolari del voto in conclave o comunque che hanno un peso nel conclave stesso – e il motto. State pronti a un nuovo conclave. Ma il messaggio di facciata occupa soltanto una superficie esterna. L’interno è ora il cuore da studiare.

Lei tace e scrive un sms. Arriva una risposta. Legge e torna a scrivere. Poi mi guarda e sorride forzatamente

– Vuoi vedere? – mi chiede

– Chi è? –

Mazarine porta il suo telefonino all’altezza dei miei occhi. E’ un messaggio di sua madre, Claire. Ha scritto: “Dagli un bacio grande grande”.

– Claire è a Tahiti – dico a Mazarine

– E’ là da un anno, per lavoro.

– E non è mai tornata?

– No. E’ troppo lontana.

– Perche non sei andata tu, a trovarla?

– Prima di partire, abbiamo litigato. Nei mesi successivi sono stata troppo impegnata.  In aereo, da Parigi a Tahiti, sono quasi due giorni di viaggio. E il biglietto, se non trovi qualche buco all’ultimo minuto, costa, andata e ritorno, tra i quattromila e i novemila euro.

– Puoi risponderle a mio nome?

– Certamente. Cosa devo scrivere?

– Mille baci, e ancora cento. Poi altri mille, poi ancora cento.

Mazarine ride. E’ felice di poter offrire a Claire una mia risposta. E’ orgogliosa di aver catturato per sua mamma quella cosa da poco che è la mia imbarazzata citazione letteraria.

– E’ Catullo vero? – chiede Mazarine

– Sì, mi pare che sia il quinto carme –

– Le scrivevi queste parole, ai vostri tempi?

– No. Mi sono ricordato che a tua mamma non piaceva questa poesia. Così ho pensato che fosse bello mandarle un’infinità di baci e, al tempo stesso, ricordarle una vecchia discussione che abbiamo avuto, allora, su Catullo.

– Non credi che lei la possa prendere come una provocazione?

– No, Mazarine. Sono sicuro che questa frase le metterà allegria.

L’hai usata per creare complicità tra lei e te, lasciando fuori la sottoscritta.

Hai un rapporto di conflittualità con tua mamma se pensi a queste cose.

Assolutamente no. Anche se madre e figlia possono litigare molto spesso. Mi trovi molto diversa da lei?

– Se ti rispondessi che siete due gocce d’acqua, cioè se dicessi la verità, ti offenderei perchè penseresti di essere ritenuta una semplice replica, la copia di un quadro originale. Se ti rispondessi che sei molto diversa da lei, cioè se dicessi la verità in merito alla tua piena individualità, ti offenderei perchè, avendo io amato tua madre, potresti pensare che le differenze che posso notare tra lei e te sia dovuta al fatto che io rilevo in te alcune imperfezioni rispetto a quello che era il mio modello di donna.

– E quali sarebbero le mie imperfezioni?

– Non ne hai Mazarine. Sei bellissima, intelligente, piena di sensibilità. Hai un portamento molto elegante.Sei intensa.Penso che tu stia vivendo ancora il conflitto con il modello di tua mamma.

– Non è vero. Io voglio bene a mia madre, anche se litighiamo spesso. E lei per me non è assolutamente un modello. Il problema è proprio questo.

– Finiamo la parte della busta, secondo il tuo criterio? Oltre agli scout chi usa l’impresa “Estote parati”?

– Ho consultato sia la raccolta araldica vaticana che quella nobiliare italiana. Una famiglia romana lo aveva utilizzato nel proprio stemma.
– E che famiglia è?
– Non ricordo. E’ un cognome che non avevo mai sentito. Provo a cercare.

Mazarine inizia a digitare sulla tastiera. L’autostrada pare adesso tranquilla. Le distanze tra rade automobili rimangono invariate, davanti e dietro di noi. Si ha pertanto l’impressione, nell’assoluta pace, che tutti siano fermi e che siano l’asfalto e il paesaggio a muoversi.

 

– Trovato.

– Come si chiama la famiglia?

– Bettòlo. Ecco qui. Hanno il motto Estote parati. L’esponente maggiore fu l’ammiraglio Giovanni Bettòlo. Eroe a Lissa, poi ministro della Marina, nel 1903, nel governo del bresciano Zanardelli. In quell’anno  i socialisti lo attaccarono e chiesero l’apertura di un’inchiesta parlamentare per corruzione, ma Zanardelli si oppose. Bettòlo presentò le prove della propria innocenza, ma fu accusato ancora dai socialisti per affidato la fornitura delle navi alle acciaierie Terni, dopo aver aumentato lo stipendio al presidente della Commissione alla quale spettava la decisione sulla scelta del fornitore.

– Contatti con la Chiesa?

– Non risulta.

– Ok. Direi che Bettòlo è ancor più lontano dalla nostra materia, almeno secondo quanto sappiamo, degli scout. Segnati il nome. E mettilo in fondo alla lista.

-Vuoi che passiamo alla Lettera della Croce?

– Direi che dobbiamo fare un approfondimento, l’ultimo, sul motto. Abbiamo detto che Estote parati è ricavato dal Vangelo, ma adesso dobbiamo capire esattamente come sia collocata nel testo evangelico.

– Ho trovato due frasi nel Nuovo testamento, che utilizzano l’estote parati. A parlare è sempre Gesù. Aspetta, aspetta. Ecco qui. Vangelo secondo Matteo: “Et vos estote parati quia qua nescitis hora, Filius hominis venturus est”. Che significa: “Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”. Vangelo di Luca: “Et vos estote parati, quia qua hora non putatis, Filius hominis venit”. Che vuol dire:”Voi siate pronti, perché nell’ora che non supponete, il Figlio dell’uomo viene”.

– E’ un ammonimento, ma pieno di amore e di speranza. Lo tradurrei in modo più dolce: “E voi siate pronti perché, nonostante non conosciate l’ora e il giorno, il Figlio dell’uomo sta già arrivando nel vostro futuro”. Matteo è un apostolo, un testimone. In che luogo è Gesù, quando pronuncia questa frase?

– E’ sul monte degli Olivi, la sua fine è vicina.

– Allarga un attimo il campo narrativo. Prendi in considerazione le frasi immediatamente precedenti

– Bibbia Cei del 2008. Capitolo 24 del Vangelo secondo Matteo, dal versetto 42: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”. Traducono: “Tenetevi pronti, anzichè siate pronti”, accrescendo il senso attivo della vigilanza. Qui c’è scritto che è il discorso escatologico, chiamato “piccola apocalisse”..

– Con chi è Gesù in quel momento? 

– Allora: il luogo, abbiamo detto, è il monte degli Ulivi. Matteo racconta che i discepoli si avvicinano, in disparte, a Gesù. Ma non specifica chi fossero i discepoli. Se tutti gli apostoli o una parte. Comunque sia Gesù pronuncia questa frase parlando ai discepoli. Mancano poche ore all’Ultima Cena. Dopo il Cenacolo torneranno alla base del monte degli Ulivi, nel giardino del Getsemani. E lui si ritirerà in preghiera, in un punto discosto, portando con sé Pietro, Giacomo e Giovanni.

– Cosa pensi, Mazarine, della frase relativa al ladro, leggendola alla luce del motto della busta?

– Molto interessante. Te la rileggo: “Se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa”. Secondo me, questa scena del furto è legata saldamente, nel pensiero del pianificatore della lettera anonima, all’estote parati. La casa scassinata, la necessità di stare svegli, l’impossibilità di poter prevedere le azioni dei malfattori. Fa pensare a quello che sta accadendo ora nella Chiesa.

– E’ un’ottima osservazione, la tua.  Noi abbiamo prestato attenzione soltanto all’estote parati. Ma un uomo di Chiesa avrebbe legato immediatamente l’esortazione alla frase precedente, quella del ladro. Non conosciamo chi ha elaborato e inviato il messaggio, ma sappiamo bene che i riceventi erano cardinali, che potevano recepirlo anche in modo ben più ampio di quanto possano fare due come noi.

– E se la busta fosse stata mandata da un uomo di Chiesa ad altri uomini di Chiesa, senza che la mafia c’entri nulla?

– Potrebbe essere. Un invito a vegliare nella lunga attesa, nelle tenebre; a vegliare contro l’azione del male che si insinua nella Chiesa, in attesa del ritorno della figura di Cristo, attraverso un nuovo Papa.

– Ci siamo dimenticati del timbro postale. Brescia. Più di cento lettere partono da Brescia. Ora se uno avesse voluto il massimo anonimato le avrebbe fatte partire da Milano o, meglio ancora, da Roma.

– E’ un’altra valutazione molto interessante, Mazarine. E se per il mittente fosse stata una scelta o una necessità farle partire da Brescia? Se fosse stata una scelta, egli avrebbe voluto ventilare ai cardinali, attraverso il timbro postale, la propria identità, con un indizio sfumato, che non costituisce una prova, ma che ha una certa evidenza, a livello di allusione. Se fosse stata una necessità significa che chi ha inviato le lettere, abita in quella città. Comunque sia anche Brescia potrebbe far parte del messaggio presente sulla busta. In questo caso avremmo di fronte un personaggio di un certo rilievo.Penso che don Marco, senza dirci nulla, abbia già fatto delle verifiche a Brescia.

– Bisogna stabilire se a Brescia abiti, operi o faccia riferimento un personaggio in grado di conoscere i movimenti in seno al Vaticano e, al tempo stesso, che possa aver avuto rapporti di conflittualità con la Santa Sede.

– Penso di aver capito – dice Mazarine – Telefono a don Marco e lo costringo a dirmelo. Don Marco non ci racconta sempre tutto. Secondo me i nomi che rispondono a queste caratteristiche sono almeno tre. Ma non sono collegati uno all’altro. Anzi si elidono. Un’ipotesi nega l’altra, ma le piste sono tutte molto interessanti.

 

 

 

 

di Maurizio Bernardelli Curuz

♥♥ Vagina anima ♥♥

 L’intreccio

Un foglio anonimo, nel quale appare una croce formata da un rudimentale accostamento di cinque capolavori, tra Giotto e il Rinascimento, concatenati da un profondo vincolo di senso, viene inviato, alla fine d’ottobre del 2011 a cento cardinali, in tutto il mondo.

La busta reca, alla sommità sinistra, uno stemma privo scudo, ma recante il motto “Estote parati”, siate pronti.
Il foglio, tenuto riservato o distrutto da ogni prelato che non ha dato alcuna alcuna comunicazione di ricezione alla Santa Sede, viene immediatamente recuperato da Mazarine de Floréal, una giovane storica dell’arte che è stata fatta infiltrare, ad Avignone, in un gruppo di preghiera femminile, estremista, anarcoide e terribilmente moderno nell’approccio alla religione. L’incarico di intelligence, nella città francese, ex sede pontificia, era stato affidato, nel dicembre 2010, a Mazarine da don Marco Rupe, responsabile di un’agenzia giornalistica romana, che svolge, a un livello segreto, un’attività di informazione e di controinformazione, nel convulso tentativo di contribuire a creare un argine, durante uno dei più terribili attacchi nichilisti al Cristianesimo.

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Ma qual è il significato di ogni singolo quadro e quale concetto viene composto dal loro accostamento? A quali verità conduce? Un avvertimento mafioso nel momento di riforma dello Ior? L’azione di lobby americane che ritengono dannosa l’immagine di Cristo nell’ambito dello sviluppo della democrazia consumista e capitalista? Il messaggio di un mitomane che si inserisce nel momento in cui la Chiesa è colpita da attacchi, profezie infauste, pubbliche denunce?  Le indicazioni di un francescano volte a ritrovare la strada nascosta della gloria dopo il “commissariamento” dell’Ordine da parte di Benedetto XVI? Il richiamo a straordinari valori sconosciuti, da parte di un vecchio prete dissidente, giunto alla fine dei suoi giorni? E qual è il ruolo giocato dal gruppo di preghiera, femminile e anarcoide, fondato ad Avignone, il quale converte giovani arabe attraverso la forza travolgente di Cristo-rivoluzionario e che sostiene che solo la Donna salverà la Chiesa e il mondo?  

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Mazarine de Floréal chiede che l’ex compagno della propria madre, direttore artistico di un museo italiano, al centro di un devastante attacco dei mass media per le sue opere eretiche nella storia dell’arte e per la sua figura di anarchico-liberale e anticomunista, sia convinto da don Marco Rupe, del quale è carissimo amico, a lasciare l’incarico per occuparsi con lei nella decriptazione della misteriosa lettera.

 

Ma l’ex compagno della madre è anche suo padre? Mazarine ha chiesto il suo intervento anche perchè vuole conoscerlo e far luce sul mistero della sua nascita? E Mazarine come può fuggire da un progressivo, ineluttabile scivolamento verso quell’uomo sconosciuto che sente così profondamente e magneticamente vicino?

 

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In Italia, nei luoghi citati dai dipinti, i due studiosi, seguendo la razionalità assoluta dei riscontri filologici, trasportati dalla natura provvidenziale di quelle immagini-agenti e dopo incontri straordinari con un’umanità che conosce il mondo e che si vergogna del Bene, entrano in contatto con verità nascoste, fonti di gioia, conservate dalla Chiesa invisibile che assiste la Chiesa di San Pietro nei periodi flagellati dalla persecuzione. E’ così giunto il momento di rivelare ciò che viene conservato. Un thriller-verità, nel quale non scorre sangue, ma gioia . Il rapporto gioioso tra anima e corpo, l’uomo e la donna chiamati da un Dio, creatore e creativo, a rinnovare la Creazione sul segmento della quotidianità. E la felicità e l’orgoglio di essere occidentali, nati in un ambiente permeato dal cristianesimo, che ancora ci viene imputato come colpa dalle forze veramente oscure che impediscono la ribellione dell’amore.

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I capitoli di “Vagina anima” sono pubblicati on line, ogni sabato e domenica, dal quotidiano di cultura Stile arte. Oltre ai giorni del fine settimana, alcune puntate potranno essere edite, in aggiunta, nel corso della settimana stessa. Ogni capitolo è stato programmato, sul web, con una vita limitata, conteggiata a partire dal giorno di uscita. Dopo un determinato periodo, il capitolo si auto-cancella. Il primo capitolo viene presentato per più giorni di seguito a partire da oggi.
Domenica 28 giugno, la seconda puntata.  Le altre seguiranno settimanalmente: sabato e domenica. Nel frattempo, i capitoli precedenti saranno reperibili, sempre gratuitamente, nell’archivio di Stile Arte, per un periodo predeterminato, fino alla citata, progressiva auto-cancellazione. L’autore non sarà più reperibile dal giorno dell’uscita dell’ultimo capitolo.
Non avevo mai baciato Mazarine, se non nei sogni primordiali in cui non si chiamava ancora Mazarine, ma non avevo dubbi che baciasse nel modo grazioso e succulento delle vergini mentali, come se l’anima, la bocca e i fianchi fossero posti tutti sulla stessa linea angelica e io ne reggessi delicatamente le estremità e lei si facesse sollevare in eterno per accogliere le mie labbra in un nucleo di fragole e gelsomino accaldato.

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