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Carlo Galliani detto Praso



Praso è il paese del Trentino in cui è nato, e Praso è anche il nome con cui firma i suoi dipinti Giancarlo Galliani, classe 1983, artista che riassume nella sua produzione tutta la freschezza di stile e di contenuti provenienti da un’ispirazione precoce, molto istintiva e per nulla fiaccata dalle rigidezze di una preparazione di tipo scolastico. Il suo approccio al supporto ha la stessa naturalezza dei gesti quotidiani che nessuno ci ha insegnato, ma che ci appartengono nel profondo, senza che ne siamo neppure consapevoli. Praso è semplicemente un autodidatta, che peraltro solo da pochi anni ha riconosciuto dentro di sé quell’inclinazione verso l’espressione pittorica che lo ha condotto ad interessarsi di arte, a frequentare mostre e musei, ad appassionarsi al lavoro dei grandi maestri, a scoprire una speciale predilezione verso coloro che hanno scelto di percorrere le vie dell’ informale e dell’astratto, e, infine, a dare libero sfogo al suo vigoroso impulso creativo.

Da qui il desiderio di non sottrarsi al confronto e la partecipazione a diverse rassegne collettive, dove costantemente le sue opere spiccano per l’originalità del segno e la forza comunicativa della composizione; da qui la voglia di proseguire un cammino sulla strada della crescita espressiva, al fine di soddisfare il bisogno di raccontare e raccontarsi, senza nessuna presunzione e supponenza, attraverso la pittura. Eccolo sperimentare le varie tecniche, inseguire, in una ricerca appassionata, tutte le possibili declinazioni di un linguaggio fatto in primo luogo di forte spontaneità del gesto, di segni rapidi e perentori che tracciano un mondo pervaso di un’accesa energia emotiva, di sottili evocazioni simboliche, di atmosfere cariche di verità. Un mondo poetico e insieme tremendamente reale che si sviluppa in una geografia stereotipata di case, scorci di paese, figure di animali, di oggetti quotidiani, ma anche in spunti iconografici che palesano prelievi da un bagaglio culturale composito. Le immagini che costituiscono i tasselli di ogni dipinto appaiono in verità appena riconoscibili per l’evidente tendenza di Praso alla manipolazione espressiva della forma fino al limite della sua riduzione all’informe, in ordine ad una spesso riuscita, seppure forse inconsapevole, ricerca di effetti di incremento emotivo nella narrazione di una realtà, che non è solo quella esteriore e visibile, ma anche quella appartenente al suo universo interiore, al suo vissuto, ai suoi sentimenti, alle sue paure, ai suoi slanci. L’apparato stilistico che sostiene tutta la sua produzione è dunque, senza ombra di dubbio, il risultato di un’espressività fortemente estemporanea, che non pare necessitare di lungaggini ideative e di soste meditative, e che non tradisce esitazioni o ripensamenti: l’equilibrio della costruzione, il gioco cromatico risolto in senso materico e volumetrico, sembrano i frutti spontanei di una predisposizione innata, magari ancora allo stato grezzo, ma favorevolissima premessa ad una positiva evoluzione.

 

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